14 gennaio 2013

VIDEO KILLED THE RADIO STARS! - Gli indimenticabili anni Ottanta rivisitati da Jean Paul Gaultier


Eccessivi, carichi, colorati, pop per eccellenza. Gli anni Ottanta sono soprattutto gli anni della video generation, dello stile trasandato eppure costruito e attento ai dettagli e, soprattutto, delle tv celebrities che proprio allora stavano nascendo.

Sono infatti gli anni delle prime trasmissioni di MTV e della "televisione musicale", dei primi videoclip e delle video stars che uccideranno le radio stars. Per i ragazzi di quegli anni la moda è usa e getta, ispirata a facili miti televisivi, quelli di programmi di "musica da vedere", dei fastfood e dei giubbotti dall'apetto tipicamente americano.

Gli anni Ottanta furono i veri e propri protagonisti di una nuova fase del costume legata a stretto giro all'evoluzione della tv, sempre più punto di riferimento per nuovi (e trasgressivi) mood, non solo di look, ma anche di make up e acconciature. Dallo scintillante e patinato mondo dei media arrivano simboli, linguaggi e modelli mai visti prima a cui ispirarsi, spesso legati al concetto di kitsch (letteralmente "pacchiano", "di cattivo gusto") che diviene dunque la voce più adeguata per questa straordinaria esplodione di stili. La casacca nepalese si accosta a pantaloni larghi e corti, i pizzi e le crinoline si mischiano a capigliature punk (ed ecco nascere il Neoromantic), il gotico all'industriale (Gothic Industrial), il vintage ai tessuti sintetici (il Glam Punk – o rock - che molti cantanti indosseranno sulla scena e non solo). Il make up, cartina tornasole di ogni rivoluzione culturale in fatto di costume, si tinge di tonalità rosso scarlatto sulle labbra e di blu elettrico sulle palpebre ed i capelli si gonfiano di futuristiche acconciature a ciuffi, criniere svolazzanti, colorate o meglio ancora mechate.

Dietro tutto questo ci sono le video star, i cantanti che riempiono un nuovo immaginario fatto di musica e di immagini curatissime, solo in apparenza trasandate, e che dal 1981 (anno della prima trasmissione di MTV) popolano i sogni e i look di migliaia di ragazzine innamorate, dettando moda per tutti gli anni successivi e diventando vere e proprie icone, non solo di stile, e di nuova femminilità e mascolinità.

A loro si è ispirato Jean Paul Gaultier per la nuova collezione Primavera-Estate 2013, omaggiando con tutte le sue creazioni lo stile di tutte quelle icon popstar che hanno segnato gli anni Ottanta grazie alla loro immagine, la loro musica, la loro attitude: dal misterioso ed androgino david Bowie alla trasgressiva Madonna che professava di voler conquistare il mondo (riuscendoci, prealtro); dal colorato travestito Boy George, voce dei Culture Club, alla bellissima e sensuale Sade, venere nera british e non solo. I volti ed i look di quelle straortdinarie invenzioni mediatiche ritornano, rivisti e corretti per l'haute couture francese, tutti insieme in una sfilata che ha il sapore di grande celebrazione, a metà fra la nostalgia per la bellezza che fu e la voglia, oggi, di provare ancora una volta ad essere trasgressivi e liberi.

MADONNA


In questi anni Madonna incarna una delle sue mille personalità, quella della material girl orientata al marketing e a una celebrazione disincantata e provocatoria del culto per il dio denaro. Un'icona sintetica, capace di metabolizzare di tutto: celebrazioni del divertimento ed approccio disnibito alla vita, ripetuti accenni di neomisticismo, svariate concessioni al sesso più o meno estremo (Italians do it better o Boy toy sono slogan che torneranno spessp nella sua iconografia ribelle di questi anni), gustose incursioni nella cultura gay, citazione di miti e suggestioni del passato.


Da popstar sopraffina concepisce ogni sua nuova uscita discografica come un progetto unitario e coerente delle sonorità al ritornello e ai testi, cura che si estende all'immagine, alla resa del video ed alle nuove tendenze che poi tutti gli adolescenti copieranno nel look quotidiano ( "Immaginatevi me, sul palco, e davanti migliaia di ragazzine con addosso esattamente i miei stessi vestiti" ha dichiarato recentemente durante una conferenza stampa parlando dei primi anni di carriera). Schiava e ribelle, trasgressiva e conformista, materialistica e mistica, Madonna è l'esemplificazione della material girl assoluta, sempre di tendenza, sempre cool.

Eccessiva, con palpebre truccate in tonalità scure e cupe, bionda con una vistosa ricrescita, tra i suoi accessori troviamo ciondoli, mezziguanti, biancheria intima indossata su gonne e jeans cortissimi.
All'inizio della sua carriera nulla sembrava spaventarla ed incarna a pieno il mood anni Ottanta puntando (ma quanto consapevolmente non è dato saperlo) prinicipalmente alle sopracciglia pettinate verso l'alto, "selvagge" (che in seguito renderà più sottili) ed i capelli voluminosi e gonfi. Un elemento ricorrente, da quegli anni fino ad oggi, nel suo make up è la linea grafica tracciata dall'eyeliner nero, che spesso abbina con le labbra abbellite da diverse tonalità di rossetto rosso, sempre intenso ed acceso.

BOY GEORGE
"Essere Boy George è facile. Una volta che ho trovato il mood giusto, indossato il cappello, i miei simpatici stracci ed il mio make up non ho paura. Essere solo George, e non Boy George, è sempre stata la più grande battaglia per me" dice di se stesso il leadre dei Culture Club, una delle voci più famose di tutti i tempi.



Apparentemente forte, ma estremamente fragile, famoso per il suo look molto più che androgino, quasi teatrale, concepito come una maschera: è lui a rappresentare al meglio l'aspetto più emotivo e creativo dello stile anni pop. Ha sempre indossato un trucco costruito con ombreggiature essenziali: piene e alate, alate come le ombreggiature sugli occhi che, per eccesso, arrivano quasi alle tempie in accordo con spalline e ai capelli cotonati in voga in quel periodo; e un uso privilegiato, di colori accesi come fucsia, giallo, rosso, arancione, blu anche nella versione fluo. Elemento fontamentale che ha spesso stravolto sono le sopracciglia, a volte completamente annullate (con la depilazione o con la copertura) per poi ridisegnarle, come faranno in seguito le drag queen.

DAVID BOWIE
Ovvero uno, nessuno e centomila. L'eclettismo è il suo marchio di fabbrica ed è ancora oggi fonte di ispirazione per molti. Quarant'anni di carriera all'insegna della metamorfosi, da sempre il suo credo. Un genio mutante, conosciuto anche con i soprannomi di Duca Bianco o "Rock'n Roll con il rossetto", come lo chiamava il suo amico John Lennon. Bowie è stato anche uno dei primissimi musicisti a contaminare il rock con il teatro, le music-hall, il mimo, la danza con il cinema, il fumetto, le arti visive.



E, in ambito musicale, la sua impronta è stata fondamentale nell'evoluzione dei generi più disparati: da lui prendono nuova linfa vitale il glam-rock, il punk, la new wave fino ad arrivare al synth-pop ed al dark-gothic. Bowie è tra i più amati, ma anche tra i più odiati miti della musica popolare contemporanea. Difficile da metabolizzare il suo atteggiamento da primadonna altezzosa, ma soprattutto la sua eterodossia rispetto ai sacri dettami del rock: l'uso spregiudicato dell'immagine, la sua ostentata artificiosità, il suo voler essere artista d'avanguardia vendendosi al pubblico come una starlette di Broadway.

La filosifia dei cambiamenti d'immagine repentini, ideale per tenere alta l'attenzione su di sè, rivelatasi molto più di una semplice intuizione, lo guiderà negli anni a venire, fino a trasformarlo in un intelligente businessman. E' il simbolo del trasformismo: dai capelli a caschetto anni '60 (come i Beatles) al make up da alieno del film Labyrinth, dai capelli color carota acceso agli occhi così truccati, con un make up prettamente femminile, così tanto da farlo sembrare androgino, sottolineando lo sgaurdo inconfondibile dei suoi occhi dal colore diverso. Occhi che riassumono, ancora una volta, la bellezza di quest'epoca, fatta di contrasti, stranezze, imperfezioni che non torneranno più, ma che saranno capaci di influenzare tutta la cultura a venire, fino ai giorni nostri.

SADE
Il Time degli anni Ottanta le assegno il titolo di Queen of cool. E' l'artista africana (ma d'adozione inglese) più conosciuta al mondo in ambito pop e la sua carriera inizia proprio negli anni Ottanta con una raffinata mistura di rhytm'n'blues, jazz e, ovviamente, pop. Sade, dalla voce profonda, sensuale, incanta con melodie sofisticate e con brani attraverso cui si respira sì il soul della Motown ( la casa discografica statunitense che ha in assoluto contribuito di più alla diffusione della musica soul nel mondo) ma anche il pop più tradizionale e bianco, in cui il jazz è la base su cui giocare con accattivanti ritmi di samba, come in Smooth Operator, uno dei brani più famosi degli anni Ottanta, dall'indimenticabile assolo di sassofono.



E nonostante quegli anni fossero eccessivi, Sade si presentava sul palco sempre curatissima, glamour, sofisticata: i capelli tirati indietro e raccolti in una treccia o coda di cavallo, il trucco degli occhi fatto solo di eyeliner e rossetto dai toni scuri (proprio in quegli anni si cominciano a vedere tinte insolite come il marrone o il cioccolato) a enfatizzare la sua bocca carnosa, gli enormi orecchini a cerchio, che diventarono un must e un imperativo per ogni ragazza. Il suo look era ammirato, adorato, copiato ed in questa sfilata omaggiato da elegantissimi abiti da sera, neri e trasparenti. Come se, velando il corpo di un sottile diaframma scuro, si potesse godere finalmente di quel viso bellissimo, in cui è il make up a essere esaltato e non viceversa.



Testo di Rocco Ingria
Foto di Andrea Baldrighi
tratto da "Trucco & Bellezza" n.23 Gennaio/Febbraio 2013
Per acquistare questo numero, clicca qui: http://www.ebellezza.it/trucco-bellezza-23-gen-feb-2013.html








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