30 aprile 2013

Pat McGrath: il genio del make up




McGrath è cresciuta a Northampton , in Inghilterra figlia di Jean McGrath, un’ immigrata giamaicana . McGrath racconta che e’ proprio grazie alla madre che ha sviluppato il suo amore per la moda e il make up, perche’ Jean adorava commentare i vestiti delle dive di Hollywood mentre guardavano film classici insieme. Pat McGrath non avuto nessuna formazione specifica nel campo nella moda o del trucco, ma ha completato solo un corso base di arte nel college di Northampton.
Della sua carriera, ha detto, "Adoro essere una make up artist, perche’ non e’ mai un lavoro banale o prevedibile ma ogni scatto e e ogni spettacolo è diverso ".


La svolta nella sua carriera ci fu durante un lavoro con Edward Enninful (allora fashion editor di iD magazine) nei primi anni 1990, quando fece un uso assolutamente innovativo del colore "risolvendo brillantemente la noia del mondo con il grunge" e ha contribuito a lanciare iD ad una posizione di rilievo internazionale.


A metà degli anni 1990, comincio’ a lavorare sia con minimalista Jil Sander che con surrealista John Galliano,
dove è diventata famosa per i suoi " petali di lattice attaccati alle facce, labbra di vinile, corpi intrisi di vernice in polvere e fisionomie stilizzate in modelli Kabuki. "


Da allora, Pat McGrath ha lavorato con numerosi fotografi di fama mondiale tra cui Steven Meisel (che ora raramente scatta senza di lei), Paolo Roversi , Helmut Newton , e Peter Lindbergh .


Oltre ad apparire in iD, le foto dei suoi lavori sono state pubblicate in prestigiose riviste di moda americane, inglesi e francesi come Vogue , W e Harper Bazaar . Partecipa immancabilmente a tutti I fashion show della moda (contando anche il couture ) e ha lavorato a stretto contatto con i piu’ famosi progettisti tra cui Prada , Miu Miu , Comme des Garçons , e Dolce e Gabbana . Inoltre, ha disegnato la linea cosmetica di Armani nel 1999 e nel 2004 è stato nominata global director creativo-design per la Procter & Gamble , dove,tra le altre marche di cosmetici, è in carica per Max Factor e Cover Girl.




A seguito dei costanti viaggi in posti e per situazioni sempre differenti, Pat si organizza prendendo e spedendo tra i trenta ed i cinquanta sacchi pieni di prodotti, strumenti e materiali che le occorrono per eseguire tutti i suoi lavori.
Come make up artist, è mondialmente riconosciuta per la sua invidiabile poliedricita ed ecletticità’. Infatti secondo Edward Enninful, il suo lavoro spazia da "l’alta moda al miniclub" . Pat e’conosciuta soprattutto per l’uso creativo e non convenzionale di prodotti e da vera artista realizza manualmente i suoi trucchi lavorando principalmente piu’ con le dita che con i pennelli.


In un'intervista rilasciata a Vogue durante la London Fashion Week (Settembre 2008) Pat McGrath ha spiegato il suo processo creativo, dicendo: "Io sono influenzata molto dai tessuti che vedo, dai colori che sono nelle collezioni, e dai volti delle ragazze che sfilano e che mi trovo davanti. E’ vero, cambiano sempre ma e’ proprio questa la chiave per rendere il make up diverso ogni volta ".







29 aprile 2013

Storia di un mito: Vogue



Chi non ha mai sfogliato le pagine di Vogue? La rivista di moda più prestigiosa al mondo.

Ma dietro quella che potrebbe sembrare una semplice rivista, c’è una storia.
La storia di Vogue è la storia delle donne. Le donne, infatti, sono le vere protagoniste di questa rivista, fondata a New York nel 1892 da Arthur Baldwin Turnure.
Vogue le ha accompagnate durante gli anni, è stato il testimone dei loro cambiamenti. Dalla rivista dedicata esclusivamente alla classe agiata, si passa alla versione degli anni '60, concepita per la donna regina della casa e della cucina, che sognava una vita migliore, all’edizione del decennio successivo, nel quale la donna rivendicava il proprio corpo ed i propri diritti.

Anche le copertine della rivista si sono evolute negli anni: copertine illustrate negli anni ’20; prime fotografie negli anni ’30; fascino ed eleganza negli anni ’40 e ’50; sensualità negli anni ’60 con attenzione su occhi e bocca della modella per poi passare alla figura intera; negli anni ’80 le modelle vengono sostituite con le stelle di Hollywood.
















































Vogue si è plasmato seguendo il processo di emancipazione femminile, rivolgendosi non solo  ad un pubblico di casalinghe, ma anche a donne che tornano a casa la sera dopo un’intensa giornata lavorativa.
Ogni mese, sfogliando le pagine di Vogue, possiamo trovare l’essenza della femminilità, in tutte le sue forme e sfaccettature, catturata, negli anni, dai migliori fotografi del mondo: Edward Steichen, Toni Frissel, Erwin Blumenfeld, Irving Penn, Richard Avedon, Helmut Newton, Annie Leibovitz, Mario Testino, Steven Klein, Bruce Weber e Herb Ritts.




Icona delle riviste di stile, influenza il nostro modo di vestire, vivere e socializzare. Non a caso Vogue è diffusa in tutto il mondo, oltre che gli Stati Uniti:  Australia, Brasile, Cina, Francia, Germania, Grecia, India, Italia, Giappone, Corea, Messico, Portogallo, Russia, Spagna, Svizzera, Taiwan e Regno Unito.

Anna Wintour
Regina indiscussa è la direttrice  dell’edizione americana, Anna Wintour: dal 1988, ogni mese centra l’obiettivo della rivista, ossia celebrare il bello ed il creativo. A lei ed alla sua redazione  si è ispirata la scrittrice Lauren Weisberger (che è stata assistente della Wintour per un breve periodo) per il suo romanzo “Il diavolo veste Prada”, dal quale è stato tratto il celebre film del 2006.
Il Diavolo Veste Prada (2006)

In Italia, la direttrice è Franca Sozzani: con il suo stile sofisticato, Vogue Italia è sempre attento alle nuove tendenze.

Franca Sozzani

Dal 2010, Vogue è online e, da pochissimo tempo,  è possibile scaricare  direttamente sullo smartphone la App ufficiale.
Moda, cultura, cibo, salute, bellezza e fitness; interviste e reportage; shopping. Tutto questo è Vogue, la Bibbia della moda (e non solo).


















































































































Testo di Valentina Spanò

26 aprile 2013

Come correggere gli occhi cadenti


Uno tra gli inestetismi più difficili da correggere con il make up e’ sicuramente quello delle palpebre cadenti, perchè la parte mobile viene coperta quasi del tutto da quella fissa e l’occhio ci appare piccolo, pesante e stanco.


La prima distinzione che dobbiamo fare e’ se si tratta di una conformazione naturale o se la palpebra e’ cadente solo per l’eta’ .
Nel primo caso , trovandoci davanti una pelle giovane e comunque tesa, otterremo ottimi risultati con l’ausilio solo del make up.
Una palpebra cadente appare irrimediabilmente gonfia. 
Per questo andranno scelti ombretti opachi e con delle gradazioni di nocciola che possano aiutare a far “rientrare” il gonfiore .Se si e’ molto giovani, si può optare anche per uno Smokey eyes, attuale e moderno che, con un’applicazione monocromatica mette in risalto lo sguardo camuffando il piccolo inestetismo.
Un’applicazione generosa di mascara aiuterà l’occhio a sembrare più disteso.

Se invece ci troviamo di fronte un viso maturo, alcuni piccoli escamotage potranno tornare molto utili.

1) Correggere le sopracciglia : modellare le sopracciglia in maniera adeguata, al fine di alzare il più possibile lo sguardo, per non assecondare la tendenza che ha l’occhio di volgere verso il basso. Preferite dunque le sopracciglia ad “ali di gabbiano”, lasciando più spazio sotto l’arcata sopraccigliare, in modo da illuminare il più possibile la palpebra fissa.

2) applicare un siero liftante sulla palpebra prima di truccare l’occhio che vi aiuterà a rendere la pelle più tonica e levigata.

3) applicare una base (primer) per fissare gli ombretti ed evitare che il prodotto si depositi nelle pieghe con effetti antiestetici.


4) disegnare una linea molto sottile di eyeliner: in tal modo la palpebra mobile, piuttosto stretta in questi casi, non sarà completamente oscurata da un tratto di eyeliner particolarmente spesso.



5) Adesso partendo dai 3/4 della palpebra mobile, applichiamo una nuance più scura di ombretto e sfumiamolo verso l’esterno realizzando una linea obliqua. Il nostro obiettivo sarà infatti quello di alzare l’occhio e disegnando la classica “coda”.

trucco realizzato da Rosy Alai
L’effetto finale e’ quello di avere cosi la percezione di un occhio quasi disteso e liftato. Ma, per chi non ha molta dimestichezza con il make up, si può optare per la semplice linea sottile di eyeliner (come fanno anche le orientali )e una matita avorio da applicare all’interno della rima cigliare. Il trucco tende inevitabilmente a stratificare e quindi, a volte, può peggiorare l’effetto di pesantezza dell’occhio.
Una buona applicazione di mascara anche in questo caso sara’ complice nella correzione, e se si ha voglia, qualche mazzetto di ciglia finte da applicare verso la parte esterna dell’occhio contribuira’ a camuffare con semplicità e naturalezza questo piccolo inestetismo.

testo di Rosy Alai

24 aprile 2013

Trucco d'autore: Dancing Queen


"La bellezza senza dubbio non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza." - A. Camus -


VISO
Fondotinta:Face&body foundation C1
Cipria: Select sheer/loose NC20
Correttore: pro longwear concealer NW15
Blush: cream colour base HUSH

OCCHI
Ombretti: eye shadow Vanilla – Yogurt – Folie
Matita: pro longwear eyeliner Black ice
Mascara:Opulash optimum black
Sopracciglia: eyebrows lingering

LABBRA
Matita labbra: Cherry lip pencil
Rossetto: Ruby Woo Lipstick




















































Tutti i prodotti sono di MAC Cosmetics


Make Up: Rocco Ingria

Hair: Ori 'O'

Model: Roberta Trapani

Photographer: Tania Alineri

Art Director: Andrea Mennella
Visual: Davide di Lallo

23 aprile 2013

Storia di un mito: Dany Sanz e la sua Make Up For Ever


Make Up For Ever  è il marchio francese di make up professionale fondato dalla pittrice e scultrice Dany Sanz.
Dopo aver completato gli studi presso l’école Beaux-Arts, la Sanz, creando trucchi artistici per lo spettacolo, ha deciso di insegnare l’arte del trucco. Nel 1984 ha deciso di creare la marca Make Up For Ever perché nel mondo del trucco mancavano prodotti artistici colorati. Ha iniziato così ad inventare nuovi prodotti nella sua cantina, sperimentando nuove formule e prodotti da esportare in tutto il mondo, la cui tenuta nel tempo è dovuta alla loro alta concentrazione di pigmenti colorati.
Nel 1995 il marchio diventa accessibile a tutti con l’apertura al pubblico e nel 1999 entra a far parte del gruppo LVMH (multinazionale specializzata in beni di lusso).

Dany Sanz
Dany Sanz ha sempre sostenuto la sua visione creativa con un approccio istruttivo, per questo, nel 2002, ha fondato la Make Up For Ever Academy, aperta a professionisti in cerca di miglioramento ed a studenti in cerca di formazione. L’azione dell’accademia (e la sua diversità) è quella di consentire un’unica espansione artistica e culturale a livello mondiale. E’ un centro di formazione senza eguali, un posto dove si possono condividere le abilità e le competenze professionali.
L’accademia è stata creata prima nella sede centrale del marchio, cioè nella parte posteriore del negozio in Rue Boétie, per poi essere trasferita nel 9° arrondissement di Parigi. Gli studenti provengono da tutte le città e sono selezionati da una giuria di esperti.
La formazione avviene su più livelli: ciò permette ad ogni persona di entrare nel mondo del make up, con 15 moduli variabili, da 1 settimana a 9 mesi.
Operando per il settore della moda, del cinema e del teatro, la Make Up For Ever Academy garantisce formazione di alto livello.
Tra il 2005 ed il 2006 il marchio collabora con Sephora e nel 2010 compie 25 anni, inaugurando la prima Make Up School aperta al pubblico presso la sede degli Champs Élysées per poi approdare anche a Milano e Barcellona.
Oggi il marchio ha una gamma comprendente 1400 prodotti, tra cui alcuni molto famosi: 

 Le ciglia finte: sono composte da capelli naturali o nylon. Caratterizzate dalla leggerezza e dal comfort, permettono di sottolineare o aggiungere profondità allo sguardo. Ne esistono vari tipi, dalle più naturali per un uso quotidiano, alle più esagerate per sfilate e servizi fotografici.

Il mascara Smoky Lash: in grado di allungare, incurvare, volumizzare e separare le ciglia. Ultra pigmentato, assorbe la luce per ottenere un colore più intenso. E’ disponibile in diverse tonalità (nero, verde, viola, blu e marrone) e nella versione waterproof. Le caratteristiche principali sono la presenza di D-pantenolo e gomme lacca che conferiscono al prodotto l’effetto allungato e voluminoso e la cera d’api che fortifica e nutre le ciglia, lasciandole flessibili.

La linea HD: E’ stata creata nel 2008 pr garantire una carnagione impeccabile sotto l’obiettivo delle telecamere HD, la cui definizione è sei volte superiore a quella delle telecamere normali. I prodotti più famosi che compongono la gamma sono i fondi (25), i primer (7) e la cipria.



I fondi sono fluidi, formulati con granulometria ultra fine e senza oli. Soddisfano le esigenze delle immagini ad alta definizione, pur rimanendo invisibili nella vita reale. Hanno una coprenza medio-alta che maschera le imperfezioni e lasciano la pelle liscia e luminosa, in quanto arricchiti con agenti idratanti.

I primer idratano ed illuminano la pelle. Creano uno strato protettivo che permette di stendere i fondi più facilmente e di durare più a lungo. Disponibili in 7 tonalità (trasparente, verde, lilla, caramello, blu, albicocca, rosa) per correggere la tonalità della carnagione. (Noi ne avevamo già parlato QUI)



La cipria è una polvere finissima di colore universale (trasparente) che rende la pelle radiosa, opaca e va a fissare il make up.


Composta esclusivamente da polvere minerale di silice, può essere applicata anche da sola.
Questa cipria ha, però, alcune “vittime” tra le star di Hollywood: Nicole Kidman, Eva Longoria  e Uma Thurman sono state fotografate con uno strato troppo evidente di cipria sul volto.

Nicole Kidman
Eva Longoria
Uma Thurman

La conquista di un incarnato perfetto a prova di HD si conquista attraverso tre fasi.


1° fase: con Elixir HD, un siero illuminante ed idratante, si andranno ad idratare le zone secche del viso e con il primer giusto si preparerà la pelle per la fase successiva;
2° fase: si stenderà il fondotinta per uniformare l’incarnato e si utilizzerà un correttore HD per coprire eventuali imperfezioni;
3°fase: con l’applicazione del blush HD si otterrà un colorito naturale ed un viso scolpito. Infine con la cipria HD si andranno ad opacizzare le zone lucide  e si fisserà il make up.


 I pennelli: sono stati il secondo step (dopo il body painting) di un’ascesa senza precedenti che oggi ha dato alla Make Up For Ever l’opportunità di essere il punto di riferimento dei professionisti di tutto il mondo.
Dopo 5 anni di ricerche, la Make Up For Ever è riuscita a creare pennelli che, pur essendo sintetici, hanno la stessa porosità e lo stesso rendimento dei pennelli con setole naturali.
La realizzazione è stata affidata a Raphael, maestro artigiano specializzato in pennelli: insieme alla sua equipe assemblano ogni singolo strumento a mano. Le setole, 100% sintetiche e cruelty free, vengono legate e livellate senza eseguire alcun taglio per garantire la morbidezza.
Per riuscire a lavorare tutte le texture che l’universo del trucco offre, le setole si dividono in lisce, ondulate ed un mix delle due; il manico è in legno di faggio, resistente e leggero, con un design studiato appositamente per i professionisti (l’estremità di ogni pennello è diagonale, per permettere di utilizzarlo anche come spatola).

“Make Up For Ever è la storia della mia vita, quando l’ho creata non l’ho fatto per me, ma per i truccatori di tutto il mondo” (Dany Sanz)







Testo di Federica Canale per la tesina di fine anno del corso di Trucco Beauty&Correttivo


22 aprile 2013

Storia di un mito: Marlene Dietrich


Marie Magdalene "Marlene" Dietrich nacque a Schöneberg (oggi quartiere di Berlino) da Louis Erich Otto Dietrich (ufficiale militare prussiano) e da Elisabeth Josephine Felsing (figlia di un gioielliere), anche se dichiarò più volte di essere nata nel 1904.

Sin da piccolissima iniziò a studiare il francese, l'inglese, il violino e il pianoforte e si diplomò come cantante all'Accademia di Berlino.

Appena ventenne iniziò a calcare i palcoscenici dei teatri berlinesi e lavorò con il regista Max Reinhardt, ottenendo piccole parti in alcuni film muti. Sposò un aiuto regista e poco dopo nacque la sua unica figlia, Maria Elisabeth.

Nel 1929 interpretò il film che le diede la fama internazionale, “L'angelo azzurro”, primo film sonoro del cinema tedesco, tratto da un romanzo di Heinrich Mann, con la regia di Josef von Sternberg suo indiscusso Pigmalione, in cui canta la famosa canzone intitolata “Lola Lola”. Per la realizzazione di questo film partecipò personalmente al disegno dei suoi costumi (in seguito il suo sarto sarà Travis Banton), si mise a dieta ferrea, su suggerimento di Sternberg, per avere un aspetto più "drammatico"

Il giorno dopo la prima del film, la stampa berlinese la proclamò una star .
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Donna di intramontabile fascino e di indiscussa bellezza, ha avuto la capacità di caratterizzare il suo personaggio ed il suo look accettando anche i consigli più invasivi, come quello di farsi togliere i molari per scavare ulteriormente gli zigomi ed affinare i lineamenti del viso.
La sua immagine cinematografica, seguita e studiata nei minimi dettagli da Sternberg in particolare, ma con l’ausilio di costumisti e del suo fotografo esclusivo Rudolph Maté, ha contribuito a renderla immortale ed a codificarne il fascino infatti, pur inserendosi obbligatoriamente in uno stile estetico anni ‘20/’30 è riuscita, anche grazie ad una personalità sfaccettata e ad una volontà ferrea, a superare quei codici, a elaborarli e farli suoi, assimilandoli sino a rimandare allo spettatore quella personalità ed unicità ancora oggi riconosciuta e celebrata nel mondo.
Il suo trucco, impeccabile e raffinato, ci trasmette un’immagine dall’incarnato perfetto, pallido ed uniforme, solcato solo dalle profonde ombre sotto gli alti zigomi.
E’ un mix di contrasti in cui il gioco di chiaroscuri raggiunge la sua massima espressione e voluttà, poiché incorniciati da una morbida chioma di colore biondo chiaro.
Gli occhi profondi e languidi vengono resi ancora più ammalianti disegnando delle sopracciglia ad arco nette, sottili e perfette, che si aprono come ali di farfalla all’attaccatura del naso proseguendo sino alle tempie.
Il colore scelto per la palpebra mobile è molto scuro: parte vicino alla base interna delle sopracciglia sino ad alzarsi, raggiungendo anch’esso le tempie, in un raffinato gioco di sfumature che ne accentuano “l’allure fatale”.
Il languore dello sguardo è ulteriormente definito grazie alle ciglia finte e all’uso di una matita bianca all’interno dell’occhio, ad accentuare il contrasto con il colore dell’ombretto.
Le labbra sono delineate con una matita rosso scura ed un rossetto mat, di uguale colore, con un leggerissimo tocco di gloss, applicato solo al centro del labbro inferiore, per renderle ancor più voluttuose  e farle emergere, come gli occhi, dal chiarore del perfetto incarnato di porcellana.

Anche se questo tipo di make-up ci può ricondurre alle immagini di altre dive dell’epoca, in Marlene Dietrich trova la sua massima espressione, dando vita a tutti gli effetti ad un sogno, ad un’idea di bellezza onirica, eppur tangibile, che prende forma e vita in un volto ormai parte integrante del nostro inconscio.
A conferma dell’influenza che ha avuto nei decenni successivi il suo mito, ma soprattutto a conferma di quanto il suo look abbia valicato i confini del tempo e sia tutt’oggi esempio indiscusso di bellezza e femminilità, troviamo svariati omaggi.
Dalle pubblicità di maquillage, che ripropongono seppur aggiornandolo il suo make-up

REVLON (fall 2011)




SHANGHAI EXPRESS (USA, 1932) by Josef von Sternberg






DIOR Golden Jungle Collection (autumn 2012)





 
 ai servizi fotografici in cui fotografi di rilevanza mondiale quali Michael Thompson, Steven Meisel, Mert and Marcus e Giuliano Bekor, tanto per citarne alcuni, reinterpretano il suo look iconico omaggiandone le pose più famose e le eleganti “mises” che più hanno fatto la storia del suo mito sulle riviste più celebri.

“ALLURE FATALE”
by Michael Thompson for VOGUE Paris
(december 1994)
Model Karen Mulder




Non svengo mai perché non sono sicura di cadere con grazia, e non annuso i sali perché mi gonfiano gli occhi “Testimone d’Accusa” di B. Wilder (USA 1957)


“DIOR HOMME”
 by Mert and Marcus for VANITY FAIR
(september 2006)
Model Kate Moss





Non sempre una donna è padrona di se stessa “L’Ammaliatrice” di R. Clair (USA 1941)

“STARDUST”
by Steven Meisel for VOGUE Italia
(september 2008)
Model Viktoriya Sasonkina
    


              



Sapevo sarebbe tornato, da me tornano tutti “L’Angelo Azzurro” di J. Von Sternberg (USA 1930)

“GLAMOUR AND EXOTIC”
by Giuliano Bekor for VOGUE Paris
(october 2009)
Model Ira Bezrukova

               



           


Meglio che te ne vada ora: incominci a piacermi “Marocco” di J. Von Sternberg (USA 1930)


A mio avviso, la prova definitiva dell’importanza estetica del suo mito, rimasto intatto nonostante il passare del tempo e l’avvicendarsi sempre più rutilante delle mode e degli stili femminili, la troviamo nell’omaggio dedicatole dalla famosa industria di giocattoli MATTEL, che, per celebrare ed incastonare nella nostra memoria il suo status iconico intramontabile, creò una fashion doll ad esatta riproduzione della famosa attrice tedesca, non a caso ribattezzata dalla Paramount Picture “La donna che anche le donne possono amare”.



E’ un privilegio femminile essere insensate “Angelo” di E. Lubitsch (USA 1937)





Testo di Chiara Innocenti per la tesina di fine anno del Corso di Trucco Beauty&Correttivo