22 aprile 2013

Storia di un mito: Marlene Dietrich


Marie Magdalene "Marlene" Dietrich nacque a Schöneberg (oggi quartiere di Berlino) da Louis Erich Otto Dietrich (ufficiale militare prussiano) e da Elisabeth Josephine Felsing (figlia di un gioielliere), anche se dichiarò più volte di essere nata nel 1904.

Sin da piccolissima iniziò a studiare il francese, l'inglese, il violino e il pianoforte e si diplomò come cantante all'Accademia di Berlino.

Appena ventenne iniziò a calcare i palcoscenici dei teatri berlinesi e lavorò con il regista Max Reinhardt, ottenendo piccole parti in alcuni film muti. Sposò un aiuto regista e poco dopo nacque la sua unica figlia, Maria Elisabeth.

Nel 1929 interpretò il film che le diede la fama internazionale, “L'angelo azzurro”, primo film sonoro del cinema tedesco, tratto da un romanzo di Heinrich Mann, con la regia di Josef von Sternberg suo indiscusso Pigmalione, in cui canta la famosa canzone intitolata “Lola Lola”. Per la realizzazione di questo film partecipò personalmente al disegno dei suoi costumi (in seguito il suo sarto sarà Travis Banton), si mise a dieta ferrea, su suggerimento di Sternberg, per avere un aspetto più "drammatico"

Il giorno dopo la prima del film, la stampa berlinese la proclamò una star .
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Donna di intramontabile fascino e di indiscussa bellezza, ha avuto la capacità di caratterizzare il suo personaggio ed il suo look accettando anche i consigli più invasivi, come quello di farsi togliere i molari per scavare ulteriormente gli zigomi ed affinare i lineamenti del viso.
La sua immagine cinematografica, seguita e studiata nei minimi dettagli da Sternberg in particolare, ma con l’ausilio di costumisti e del suo fotografo esclusivo Rudolph Maté, ha contribuito a renderla immortale ed a codificarne il fascino infatti, pur inserendosi obbligatoriamente in uno stile estetico anni ‘20/’30 è riuscita, anche grazie ad una personalità sfaccettata e ad una volontà ferrea, a superare quei codici, a elaborarli e farli suoi, assimilandoli sino a rimandare allo spettatore quella personalità ed unicità ancora oggi riconosciuta e celebrata nel mondo.
Il suo trucco, impeccabile e raffinato, ci trasmette un’immagine dall’incarnato perfetto, pallido ed uniforme, solcato solo dalle profonde ombre sotto gli alti zigomi.
E’ un mix di contrasti in cui il gioco di chiaroscuri raggiunge la sua massima espressione e voluttà, poiché incorniciati da una morbida chioma di colore biondo chiaro.
Gli occhi profondi e languidi vengono resi ancora più ammalianti disegnando delle sopracciglia ad arco nette, sottili e perfette, che si aprono come ali di farfalla all’attaccatura del naso proseguendo sino alle tempie.
Il colore scelto per la palpebra mobile è molto scuro: parte vicino alla base interna delle sopracciglia sino ad alzarsi, raggiungendo anch’esso le tempie, in un raffinato gioco di sfumature che ne accentuano “l’allure fatale”.
Il languore dello sguardo è ulteriormente definito grazie alle ciglia finte e all’uso di una matita bianca all’interno dell’occhio, ad accentuare il contrasto con il colore dell’ombretto.
Le labbra sono delineate con una matita rosso scura ed un rossetto mat, di uguale colore, con un leggerissimo tocco di gloss, applicato solo al centro del labbro inferiore, per renderle ancor più voluttuose  e farle emergere, come gli occhi, dal chiarore del perfetto incarnato di porcellana.

Anche se questo tipo di make-up ci può ricondurre alle immagini di altre dive dell’epoca, in Marlene Dietrich trova la sua massima espressione, dando vita a tutti gli effetti ad un sogno, ad un’idea di bellezza onirica, eppur tangibile, che prende forma e vita in un volto ormai parte integrante del nostro inconscio.
A conferma dell’influenza che ha avuto nei decenni successivi il suo mito, ma soprattutto a conferma di quanto il suo look abbia valicato i confini del tempo e sia tutt’oggi esempio indiscusso di bellezza e femminilità, troviamo svariati omaggi.
Dalle pubblicità di maquillage, che ripropongono seppur aggiornandolo il suo make-up

REVLON (fall 2011)




SHANGHAI EXPRESS (USA, 1932) by Josef von Sternberg






DIOR Golden Jungle Collection (autumn 2012)





 
 ai servizi fotografici in cui fotografi di rilevanza mondiale quali Michael Thompson, Steven Meisel, Mert and Marcus e Giuliano Bekor, tanto per citarne alcuni, reinterpretano il suo look iconico omaggiandone le pose più famose e le eleganti “mises” che più hanno fatto la storia del suo mito sulle riviste più celebri.

“ALLURE FATALE”
by Michael Thompson for VOGUE Paris
(december 1994)
Model Karen Mulder




Non svengo mai perché non sono sicura di cadere con grazia, e non annuso i sali perché mi gonfiano gli occhi “Testimone d’Accusa” di B. Wilder (USA 1957)


“DIOR HOMME”
 by Mert and Marcus for VANITY FAIR
(september 2006)
Model Kate Moss





Non sempre una donna è padrona di se stessa “L’Ammaliatrice” di R. Clair (USA 1941)

“STARDUST”
by Steven Meisel for VOGUE Italia
(september 2008)
Model Viktoriya Sasonkina
    


              



Sapevo sarebbe tornato, da me tornano tutti “L’Angelo Azzurro” di J. Von Sternberg (USA 1930)

“GLAMOUR AND EXOTIC”
by Giuliano Bekor for VOGUE Paris
(october 2009)
Model Ira Bezrukova

               



           


Meglio che te ne vada ora: incominci a piacermi “Marocco” di J. Von Sternberg (USA 1930)


A mio avviso, la prova definitiva dell’importanza estetica del suo mito, rimasto intatto nonostante il passare del tempo e l’avvicendarsi sempre più rutilante delle mode e degli stili femminili, la troviamo nell’omaggio dedicatole dalla famosa industria di giocattoli MATTEL, che, per celebrare ed incastonare nella nostra memoria il suo status iconico intramontabile, creò una fashion doll ad esatta riproduzione della famosa attrice tedesca, non a caso ribattezzata dalla Paramount Picture “La donna che anche le donne possono amare”.



E’ un privilegio femminile essere insensate “Angelo” di E. Lubitsch (USA 1937)





Testo di Chiara Innocenti per la tesina di fine anno del Corso di Trucco Beauty&Correttivo










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