20 giugno 2013

Le origini della cosmesi: popoli del passato e tribù, l’arte visiva e rappresentativa - terza parte

Cuauhtemoc, l'ultimo imperatore


Parlando dell’ America, popolazioni importanti come Maya, Aztechi ed Incas, erano decisamente diversi da quelli che abitavano l’Europa. Per prima cosa, molti commettono lo sbaglio di additare queste civiltà accusandole di essere solo assassine, aggressive, cruente, per il numero non indifferente di sacrifici umani. Queste tradizioni erano molto influenzate dalla religione, quindi subivano un attento studio sul come eseguire il rituale, quali individui selezionare, quali abiti utilizzare e quali figure dipingere sul corpo.

Prima di qualunque evento, essi si preparavano purificando il corpo lavandosi, utilizzando vere e proprie saune e bagni caldi. I Maya eseguivano un bagno di vapore per purificare lo spirito, gli Aztechi invece, facevano bagni in torrenti freddi, anche più volte al giorno, e usavano una stanza a cupola in cui veniva posizionato un grande camino, in cui veniva gettata dell’acqua che creava vapore, questo faceva si che il corpo si liberasse dell’energia negativa e si purificasse prima dei rituali.
Imperatori Incas
Gli Incas facevano bagni di vapore con acqua minerale bollente, il tutto si concludeva in bagni nelle loro sorgenti calde “private” dato che si espandevano nella zona in cui la loro popolazione viveva. Dopo la pulizia, tutti erano pronti per prepararsi con trucco e abiti, ma non era finita quì. I Maya avevano tradizioni particolari, infatti “preparavano” l’individuo fin dalla tenera età, con l’usanza di fasciare e bloccare con delle fasce di cuoio i crani di bambini privilegiati, per modellarli e dare loro una forma allungata. Tale pratica, fu rinvenuta anche in altri paesi del mondo, come anche in Egitto, basti vedere le statue della regina Nefertiti ed il suo sposo Amenophi IV (o Akenaton), poiché con questa pratica vi era la credenza di diventare più intelligenti, cosa assolutamente non confermabile scientificamente. Inoltre, appendevano una pallina al centro della  fronte, che penzolando aveva modo da incrociare lo sguardo, simbolo di distinzione sociale. Carattere meno permanente, ma altrettanto cruento, erano le ferite che i Maya si procuravano per gli auto-sacrifici rituali trafiggendosi la lingua o le dita per offrire il proprio sangue come nutrimento agli Dei.

Reali e uomini d’alto rango, ma spesso anche comuni popolani, si facevano incastonare gemme di giada verde ed ossidiana nera tra i denti, per rendere il loro sorriso più interessante, e dopo il matrimonio si tatuavano su viso e corpo. Per i tatuaggi si usavano tavolette di legno su cui venivano fissati acuminati denti di pesce. I canoni della bellezza Maya decretavano cranio allungato, naso largo e aquilino, occhi a mandorla, labbro inferiore cascante e mento un po' arretrato.
I sovrani Maya si facevano rimodellare il naso con stucco o deformare le narici per assomigliare a Chac, il Dio della pioggia dal lungo naso.

 
Il viso del re veniva inoltre sottoposto a scarnificazione, con profonde incisioni sulla cute. Per sopportare il dolore essi masticavano foglie di coca o bevevano cioccolata, che era l’equivalente della grappa ai giorni nostri. Fino al momento del matrimonio, i giovani si dipingevano interamente il corpo di nero, una volta sposati era di rigore il rosso, salvo nei periodi di digiuno, in cui si tornava a usare il nero. Il nero era anche il colore dei guerrieri, mentre il colore dei sacerdoti era il blu.

Giada verde e Ossidiana nera incastonata nei denti

Per dipingersi usavano sigilli di ceramica incisa che venivano immersi nel colore. Le donne si dipingevano anche il busto, con esclusione del seno. Le donne Azteche si tingevano i denti di rosso schiacciando dei piccoli insetti chiamati cocciniglie, per avere un sorriso più attraente, e molte di loro non usavano dipingersi il corpo; altre più attente alla moda, e le compagne dei guerrieri, si spalmavano terra o cera gialla sul viso, coloravano i propri piedi e disegnavano su collo e braccia disegni intricati. I guerrieri invece, per vantare i propri successi, bucavano il labbro inferiore ed infilavano piccoli paletti di legno, quelli più valorosi inserivano accessori a forma di animali o piante, e i meno abili conchiglie o semplici dischi lisci. Gli Incas avevano guadagnato  dagli spagnoli  il soprannome “Orejones”, ovvero grandi orecchie, che adornavano con dischi d’oro, argento o legno, che incastravano nei loro grandi lobi. Le donne Incas non si dipingevano, mentre come i Maya, guerrieri e sacerdoti usavano pitture su viso, braccia e gambe per indicare il proprio stato sociale e l’età. Alcune raffigurazioni importanti erano soprattutto animali, quali serpenti, giaguari e creature acquatiche, uccelli, tali creature erano raffigurati anche tramite maschere, copri capi, abiti cerimoniali e pitture sul corpo.

Sopra le scene del film “Apocalypto”, ricostruzione della civiltà Maya. In alto a sinistra donne che osservano un rituale, accuratamente truccate secondo le abitudini del tempo. Sotto, guerrieri, sovrani e sacerdoti, con i rispettivi colori che li rappresentavano.


Curiosità: Si dipingeva il corpo con una polvere chiamata “rossa di cinabro” anche nelle sepolture primarie (allo scomparire della carne, la polvere aderiva alle ossa) oppure si spargeva sulle ossa nella sepoltura secondaria. Tale pratica era usata soprattutto sui corpi degli sciamani, in cui nelle tombe spesso si lasciavano anche sculture di funghi, sicuramente alludendo a quelli allucinogeni, utilizzati sicuramente durante i riti di iniziazione, che comprendevano visioni mistiche.

Ricostruzione di un guerriero, in questo caso le pitture richiamano un animale feroce, probabilmente un giaguaro, raffigurando il suo manto dipinto ed il teschio come accessorio nel copri capo, adornato di piume e pietre.

Testo di Marina Freschi per la tesina di fine anno del Corso di Trucco Beauty&Correttivo

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