30 settembre 2013

Un salto negli anni Trenta - Prima Parte

L’impetuoso vento di libertà che soffiava sugli anni ’20 si arresta di colpo. All’alba degli anni ’30 l’Europa conosce l’ascesa del fascismo.
Marlene Dietrich
L’America, pur attraversata dalla grande crisi del 1929, continua la corsa alla conquista della settima arte, appena rallentata dai drammatici eventi politici ed economici.
Per il pubblico che vive un periodo buio, le dive del cinema offrono la possibilità di evadere in un universo di sogno. Nel 1931, con l’avvento del sonoro, una voce seduce il mondo: è rauca, sensuale ed appartiene a Greta Garbo, seducente Anna Christie.
Con uno stile sobrio e una naturale eleganza, la Garbo, contrariamente alle sue colleghe, ignora rossetti vistosi e unghie laccate, truccandosi da sola con un talento da vera artista. Basta che si mostri con la tesa di un cappello abbassata su un occhio perché tutte, subito, facciano lo stesso! Se viene fotografata con un basco, spuntano baschi su milioni di teste. Misteriosa e discreta, la “Divina” riuscirà a stregare per sempre l’immaginazione dei suoi contemporanei.
Un’altra eroina venuta dal Nord, Marlene Dietrich, diviene tra le mani del marito Joseph von Stemberg l’archetipo della donna fatale: fronte spaziosa messa in risalto da sopracciglia depilate e ad arco, a incorniciare due occhi immensi dalle ciglia sapientemente incurvate, capelli ossigenati, il viso scavato ad arte facendosi estrarre i denti del giudizio per scolpire le guance, diete ad oltranza, pigro languore e voce profonda fanno della seducente cantante de L’Angelo Azzurro un’apparizione mozzafiato avvolta in sontuose pellicce. Le due star del Nord Europa daranno nuova linfa al mito della femme fatale anni ’20. 
Jean Harlow
Un’altra bellezza dalla forte personalità, Joan Crowford, “la donna più imitata del 1932”, deve a due trovate ingegnose l’aura da sex symbol: un  trucco che accentua il labbro superiore e spalline imbottite per camuffare fianchi troppo larghi, una moda che farà furore fino alla fine degli anni ’40.
Jean Harlow, “la bionda platinata” lanciata dall’omonimo film di Frank Capra, inaugura una nuova tendenza che avrà fine solo con Marilyn Monroe, trent’anni dopo. Dal 1930 al 1936 (morirà l’anno successivo di uremia), la bionda più amata di Hollywood, labbra rosso sangue e sopracciglia completamente depilate e ridisegnate, propone un nuovo tipo di seduttrice dalla bellezza sofisticata e provocante. Per imitare queste irraggiungibili bionde da favola, le donne sono disposte a sacrificare la bellezza dei loro capelli bruciandoli con drastiche decolorazioni e ad accettare il martirio della depilazione totale delle sopracciglia. Fortunatamente le riviste femminili sono prodighe di consigli su come trattare i capelli danneggiati, suggerendo inoltre tamponi di etere per attenuare il dolore della depilazione. Bisognerà aspettare il 1938 perché Hedy Lamarr lanci la controffensiva: modello perfetto di bruna torrida, capovolgerà la moda, convincendo numerose bionde a scurire i capelli.
In Europa non si parla ancore di star, ma alcune attrici emergenti, come Michèle Morgan e Arletty, diventano veri modelli da copiare per la maggioranza delle donne, ormai profondamente influenzate dal cinema. La moda segue lo stile delle star: si portano i tailleur di Katharine Hepburn e i pantaloni larghi di Carole Lombard. Tagli decisi e tessuti tinta unita valorizzano le figure longilinee: l’abito è semplice, lussuoso e molto femminile. Sotto i guanti in capretto coordinati alla scarpa con le stringhe o a quella da passeggio con i tacchi a rocchetto, si scoprono ormai unghie dallo smalto rosso vivo, “rifinite” da un’ombra argentea. Il caschetto liscio è scomparso, come del resto le frange. Nel 1932, il parrucchiere parigino Henry Goumy lancia la moda delle “teste piccole” con una pettinatura ondulata, ingentilita dalla brillantina.
Katharine Hepburn
Un certo manierismo che si ispira alla Grecia antica si fa strada nelle soirées di Parigi: vanno i capelli mossi, che scoprono il viso ed esaltano la nuca mettendo in risalto le scollature sulla schiena. Il parrucchiere Guillaume preferisce ispirarsi alla pittura italiana:la sua “pettinatura ad angelo” cinge di riccioli le teste lisce con effetto aureola. I capelli si sono allungati ed è il gran momento delle ciocche arrotolate: appiattite ai lati della fronte e modellate a cingere la nuca, saranno la pettinatura più popolare per una decina di anni. Decisamente controverso (e difficile da portare di giorno), il biondo platino lanciato da Jean Harlow scatena l’immaginazione dei produttori di tinture, con L’Oréal in testa. “gli uomini preferiscono le bionde….e le sposano anche, perché i sentimenti che si ispirano sono profondi e l’ammirazione che suscitano duratura” decreta la pubblicità creata nel 1932 per la nuance L’Oréal Blanc.

I progressi delle tinture chimiche consentono anche le stravaganze di una sera. Con una fiala di Coloral “per qualche ora si può ravvivare la propria tonalità” ottenendo riflessi dorati, blu o malva. Una nebulizzazione di “cristal” regala chiome che brillano d’oro, d’argento o la rendono semplicemente iridescente, per di più fissando l’acconciatura. Grazie agli apparecchi Eugène, Perma e Gallia la permanente fa continui progressi mentre l’ondulazione, più duratura e accessibile, seduce la clientela più modesta influenzata dalla stampa femminile.

Colette


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Tratto da La Bellezza - Immagine e stile


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26 settembre 2013

Un salto negli anni Venti - Seconda Parte

Antoine
Negli anni Venti, assomigliare un po’ a un uomo è considerata la massima espressione di libertà. Meno costosa dell’abito, la pettinatura è la prima a sconvolgere l’ordine costituito. “Il dado è tratto. Parrucchieri tagliate!”, titola nel 1924 la rivista Coiffure de Paris. Seguendo l’esempio di Antoine – che aveva lanciato il taglio alla maschietta e scoperto la nuca a Coco Chanel sin dal 1917 – tutte le chiome passano sotto le forbici, comprese quelle delle ragazzine che, per imitare Louise Brooks, adottano il suo carrè dalla frangia molto al di sopra delle linee delle sopracciglia, oggi divenuto un classico. Sulle riviste specializzate, i disegni delle acconciature mostrano capelli lisci tirati indietro  con la brillantina, su una nuca quasi rasata. L’anno seguente alcune modifiche addolciscono il taglio: Renè Rambaud fa scorrere sulla guancia un tirabaci o lascia spuntare, dai cappelli a cloche, ciocche di riccioli ottenuti con le prime messe in piega. Lèon Agostini ombreggia la fronte con una larga banda di capelli ondulati da fissare dietro l’orecchio come un arabesco. Ma la vera novità è la permanente – procedimento di arricciatura a caldo ideato dal parrucchiere londinese Karl Nestlè – che regala onde a qualsiasi tipo di capelli. La moda delle maschiette, destinata a durare a lungo, trasforma il mestiere del parrucchiere, dandogli uno slancio senza precedenti. Fra il 1920 ed il 1930, in Francia 25.000 saloni aprono i battenti facendo sviluppare l’industria collegata dei prodotti di trattamento. I fratelli Stroher, detentori dei brevetti per gli apparecchi da permanente e fondatori della Wella, cominciano a produrre cosmetici che prolungano la tenuta dei ricci e curano i capelli. Dal canto suo, Eugène, marchio concorrente specializzato in liquidi per permanenti, inaugura nelle grandi città i “club Eugène”, vincolati per contratto alla casa madre che, nel 1927, lancia la prima crema ristrutturante per capelli, Biorène, “il balsamo che regala chiome di seta come a sedici anni”. Si diffondono le colorazioni: L’Oréal lancia la prima tintura per coprire i capelli bianchi, ma è sempre l’abilità del parrucchiere  l’assoluta protagonista di nuove delicate alchimie.
Coco Chanel
“Ormai una donna di classe deve saper padroneggiare cipria e belletti”, sentenzia nel 1921 la rivista Vogue, che dà alcuni consigli per realizzare un trucco perfetto: dopo la stesura di una base, una spolverata di cipria scura  sulla parte superiore del viso dà risalto allo sguardo, mentre sul resto è meglio una nuvola di cipria chiara; il fard va sfumato sulle guance con un pennello di setole di cammello; infine spazzolare ciglia e sopracciglia. Il primo piegaciglia, il Kurlash, fa furore, malgrado il prezzo elevato e un utilizzo non agevole. Con l’andare del tempo il cinema influenzerà sempre di più trucco ed acconciature. George Westmore, dapprima parrucchiere degli studios americani e specialista di parrucche, diventa uno dei pionieri del make up cinematografico, imponendo la presenza continua di un truccatore durante le riprese. I suoi cinque figli proseguiranno il lavoro, curando il make up di numerose dive fino alla seconda guerra mondiale ed esercitando, quindi, un impatto considerevole sui criteri della bellezza hollywoodiana. Così, verso la metà del decennio, il trucco degli occhi diventa più audace per imitare le eroine del grande schermo. Per valorizzare le ciglia, si ricorre al mascara in pasta o in crema, che si applica con uno spazzolino e che esce anche in una versione resistente all’acqua. Si accentua l’angolo dell’occhio con una riga di matita che poi si sfuma con le dita. Si usa anche l’ombretto, dapprima intonato al colore degli occhi, poi a quello dei vestiti. La bocca, fino ad allora sottolineata con discrezione, si accende di tinte intense e squillanti. I progressi dell’industria chimica tedesca e l’invenzione dell’astuccio in metallo creato dall’americano Maurice Levy già sul finire la guerra, rendono il rossetto l’accessorio più popolare: piacciono le nuance brillanti e profumate alla ciliegia. 
Nel 1927 Paul Baudecroux inventa il primo rossetto indelebile, il Rouge Baiser che, tuttavia, dovrà aspettare quindici anni prima di sfondare, abbinato alle matite per labbra di Gruau. Dieci anni dopo, il rossetto Guitare copierà la formula con lo slogan: “I baci che tradiscono non esistono più. Rossetto Guitare è tenacia senza traccia.”

In Francia saranno Coco Chanel e Jean Patou a lanciare nel 1925 la moda della tintarella, seguita al volo da un’elite di privilegiati che trascorrono la villeggiatura tra Deauville e la Costa Azzurra. Indossando maglie di jersey e pantaloni dalla linea  morbida, la signora se ne va a zonzo, portando dentro la borsa il costume a bagno a righe di Mademoiselle Chanel e l’Huile de Chaldée di Patou, primo prodotto solare. Sul finire del decennio (1928) la tendenza estetica dominante preannuncia un ritorno alla naturalezza. Non a causa del puritanesimo, ma per il desiderio di apparire libere ed in buona salute, il trucco torna a farsi discreto. In compenso, la sera, tutto è permesso.



Ricci ottenuti con il vapore




Tratto da "La bellezza - Immagini e stile"


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25 settembre 2013

Un salto negli anni Venti - Prima Parte

E finalmente la pace! Dopo la morte ed i lutti, un impellente bisogno di vivacità viene a scuotere gesti e abitudini. Il decennio sarà all’insegna dell’audacia, della ricerca di ebbrezza e dell’emancipazione femminile. C’è voglia di sensazioni forti, di velocità: trionfano la magia dell’aviazione, la musica jazz, la follia del charleston e i bolidi decappottabili. Andrè Breton pubblica il manifesto del surrealismo, facendo entrare nell’arte il sogno e l’inconscio. Lo spirito Déco influenza la moda e l’arredamento, gli oggetti ed i gioielli.
La Garconne, libro scandalo del 1922 di Victor Margueritte è l’emblema della nuova libertà, il simbolo di donna che adotta il taglio “alla maschietta”  e fuma in pubblico. La protagonista del romanzo che, delusa dagli uomini aspira all’indipendenza, vive da sola, senza preoccuparsi di convenzioni e buone maniere. L’opera non brilla certo per qualità letteraria, sarà un autentico best seller, vendendo più di un milione di copie nel giro di sette anni.
A incarnare questo tipo di donna, sullo schermo come nella vita, è l’attrice americana Louise Brooks. Con i capelli dal taglio carré e la frangia corta, che incarna un viso dalla grazia adolescenziale, Louise Brooks viene scoperta nel 1928 da Howard Hawks, diventando l’anno dopo una star internazionale con il film Lulù di Pabst: storia di una maliarda androgina alla quale non resiste nessuno dei due sessi. Dopo aver girato circa 25 film, il suo spirito anarchico e il rifiuto di piegarsi agli stereotipi hollywoodiani la allontaneranno dallo star system.

Il jazz, che impazza negli Stati Uniti, conquista anche l’Europa. Louis Amstrong incide il suo primo disco e nelle nuove sale da ballo ci si scatena al ritmo del charleston. Al music-hall, dal 1925, Joséphine Baker, “la Venere nera”, strega il pubblico con un erotismo esotico. Originaria del Sud degli Stati Uniti, snobbata dal pubblico newyorkese, è la prima diva di colore a sedurre Parigi con la sua Revue Négre, risvegliando un nuovo interesse per l’arte africana. Vestita con un gonnellino di banane, le labbra truccate di nero ed i capelli cortissimi lisciati con la brillantina su consiglio del parrucchiere Antoine, danza con una sensualità felina ed ambigua che in breve faranno di lei una grande vedette. Rompendo con i personaggi tradizionali del vaudeville “di colore”, Josèphine Baker, musa di fotografi e pittori, usa una cipria chiara e trucca gli occhi con una riga di khol. Quando è in viaggio, “riceve gli ammiratori circondata dai suoi due cani, Fifi e Bebe, in mezzo ad una quindicina di bauli che contenevano 196 paia di scarpe, 1367 tailleur, un assortimento di pellicce, innumerevoli abiti e 64 chili di una cipria prodotta appositamente per lei”, riferisce la sua biografa.
Dagli Stati Uniti dove, nel 1921, viene eletta la prima Miss America, arriva anche la moda dei concorsi di bellezza. Sei anni dopo, Roberte Cusey, Miss Francia 1927, fa scalpore sfoggiando lo splendido volto da statua greca senza trucco né gioielli. La moda delle miss si diffonde in un lampo, facendo balenare nella mente di tante ragazze il sogno di una possibile ascesa sociale. Nel 1930, le nozze da favola tra la reginetta di bellezza francese Yvette Labrousse e L’Aga Khan rafforzeranno il mito. I concorsi erano l’occasione giusta per entrare nel mondo della moda come mannequin. Ex ballerine ed attrici senza futuro si lanciano così in una vita avventurosa, vezzeggiate e libere, anche se i guadagni sono ancora modesti. Molte di loro sono aristocratiche russe cacciate dalla Rivoluzione. 
Josèphine Baker
Nell’atelier di Chanel, dove numerose modelle avevano natali illustri, contesse e baronesse decadute, si parla russo né più né meno che francese. L’influenza slava sarebbe anzi all’origine del trucco “a perla”, l’arte di sistemare gocce di cera liquida all’estremità di ciascuna ciglia dando l’illusione di una fila di perle. Corse, gare automobilistiche, crociere principesche, sfilate “in casa” e foto per la stampa: le prime indossatrici hanno il compito di rappresentare le varie maison ed animare le serate mondane, ma l’immagine libertina che ammanta la loro vita le rende ancora troppo lontane dalla donna comune per rappresentare un modello. Nel 1923, John Robert Powers fonda la prima agenzia di indossatrici: da fonte di scandalo, la modella comincia a diventare a poco a poco oggetto di invidia. Le parigine danno prova di grande fantasia nel riuscire a seguire la moda spendendo poco, tagliando e cucendosi da sole i vestiti con gusto ed eleganza. L’abito diventa più funzionale, con meno orpelli e quindi più facile da riprodurre. In Mode set Travaux, si trovano anche i cartamodelli per realizzare copricapi!

L’arte del far da sé, stimolata dopo la guerra della mancanza di risorse e da un nascente impulso al consumismo, prende uno slancio che toccherà il culmine all’indomani della seconda guerra mondiale. Le gonne si accorciano fino a sfiorare il ginocchio. L’abito morbido e a vita bassa, rende la figura androgina. Tanta libertà, però comporta un nuovo obbligo: sfoggiare una linea da stecchino! Guaine contenitive comprimono i fianchi, mentre armature “schiacciaseno”, create a Parigi dalla giovane Herminie Cadolle, si sforzano di piallare il petto. Dappertutto le signore chic martirizzano le loro curve a colpi di fasciature strette. Dieci anni più tardi, con i seni definitivamente ridotti a due spugne sgonfie, un buon numero di indossatrici e di cocotte rimpiangeranno amaramente di aver seguito i dettami della moda del momento…

Louise Brooks




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Tratto da "La bellezza - Immagini e stile"


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16 settembre 2013

Rouge Dior: 60 anni e non sentirli



Ha 60 anni il rossetto più famoso di Dior.

Dior Rouge Vintage

Dior Rouge Vintage



Monica Bellucci

Natalie Portman, testimonial Rouge Dior n.999

Monica Bellucci






"L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai" (Audrey Hepburn)





E se volete conoscere la storia del rossetto... cliccate QUI

Marlene Dietrich, testimonial Rouge Dior n.99



Grace Kelly, testimonial Rouge Dior n.28


Josephine Baker, testimonial Rouge Dior n.36


"Rouge is the color of Dior
 Rouge is the color of Power
 Rouge is the color of Revolution
 Rouge is the color of Passion
 Rouge is the color of Life"







http://www.scuoladitrucco.net/





13 settembre 2013

Beauty look al Toronto International Film Festival



Meno conosciuto rispetto ad altri festival del Cinema, ma non meno importante.
Al Toronto International Film Festival partecipano anche ben 7 film italiani (per il programma clicca QUI).
Il make up delle star come al solito è molto soft: nude look sempre e comunque.

Kate Winslet & Josh Brolin

Jennifer Beals

Susan Sarandon

Zoe Kazan

Laura Ramsey

Scarlett Johansson

Dakota Fanning

Imogean Poots

Tavi Gevinson

Nicole Kidman

Keira Knightley


Foto: Getty, Reuters, AP


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11 settembre 2013

New York Fashion Week: le tendenze PE 2014



Per la prossima primavera (la moda è sempre più avanti rispetto al calendario!), direttamente da New York. 
Vince il nude look, con tocchi pastello e fluo. 

Adam Selman

Delpozo

Costello Tagliapietra


Custo Barcelona

Carolina Herrera

Desigual

Zac Posen

Rita Ora per DKNY

Venexiana


Emerson

Tommy Hilfiger

Y-3


Victoria Beckham


Foto: Getty


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10 settembre 2013

Gli orrori del botox

State pensando di ricorrere al botox?
Prima date un'occhiata a queste foto...
Rupert Everett

Mickey Rourke


Hillary Clinton 

Noemi Letizia



Kylie Minogue

Lindsay Lohan

Mariah Carey

Madonna

Valeria Marini

Donatella Versace

Courtney Love


Courteney Cox

Nicole Kidman

Amanda Seyfried

Fergie

Carla Bruni


Meg Ryan

Sylvester Stallone 

Siete ancora convinte?
Complimenti! Avrete delle splendide guance da criceto! 


Ma evitate di ridurre così vostra figlia, per favore...

Bimba di 8 anni sottoposta a botox per volere della madre....



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