25 settembre 2013

Un salto negli anni Venti - Prima Parte

E finalmente la pace! Dopo la morte ed i lutti, un impellente bisogno di vivacità viene a scuotere gesti e abitudini. Il decennio sarà all’insegna dell’audacia, della ricerca di ebbrezza e dell’emancipazione femminile. C’è voglia di sensazioni forti, di velocità: trionfano la magia dell’aviazione, la musica jazz, la follia del charleston e i bolidi decappottabili. Andrè Breton pubblica il manifesto del surrealismo, facendo entrare nell’arte il sogno e l’inconscio. Lo spirito Déco influenza la moda e l’arredamento, gli oggetti ed i gioielli.
La Garconne, libro scandalo del 1922 di Victor Margueritte è l’emblema della nuova libertà, il simbolo di donna che adotta il taglio “alla maschietta”  e fuma in pubblico. La protagonista del romanzo che, delusa dagli uomini aspira all’indipendenza, vive da sola, senza preoccuparsi di convenzioni e buone maniere. L’opera non brilla certo per qualità letteraria, sarà un autentico best seller, vendendo più di un milione di copie nel giro di sette anni.
A incarnare questo tipo di donna, sullo schermo come nella vita, è l’attrice americana Louise Brooks. Con i capelli dal taglio carré e la frangia corta, che incarna un viso dalla grazia adolescenziale, Louise Brooks viene scoperta nel 1928 da Howard Hawks, diventando l’anno dopo una star internazionale con il film Lulù di Pabst: storia di una maliarda androgina alla quale non resiste nessuno dei due sessi. Dopo aver girato circa 25 film, il suo spirito anarchico e il rifiuto di piegarsi agli stereotipi hollywoodiani la allontaneranno dallo star system.

Il jazz, che impazza negli Stati Uniti, conquista anche l’Europa. Louis Amstrong incide il suo primo disco e nelle nuove sale da ballo ci si scatena al ritmo del charleston. Al music-hall, dal 1925, Joséphine Baker, “la Venere nera”, strega il pubblico con un erotismo esotico. Originaria del Sud degli Stati Uniti, snobbata dal pubblico newyorkese, è la prima diva di colore a sedurre Parigi con la sua Revue Négre, risvegliando un nuovo interesse per l’arte africana. Vestita con un gonnellino di banane, le labbra truccate di nero ed i capelli cortissimi lisciati con la brillantina su consiglio del parrucchiere Antoine, danza con una sensualità felina ed ambigua che in breve faranno di lei una grande vedette. Rompendo con i personaggi tradizionali del vaudeville “di colore”, Josèphine Baker, musa di fotografi e pittori, usa una cipria chiara e trucca gli occhi con una riga di khol. Quando è in viaggio, “riceve gli ammiratori circondata dai suoi due cani, Fifi e Bebe, in mezzo ad una quindicina di bauli che contenevano 196 paia di scarpe, 1367 tailleur, un assortimento di pellicce, innumerevoli abiti e 64 chili di una cipria prodotta appositamente per lei”, riferisce la sua biografa.
Dagli Stati Uniti dove, nel 1921, viene eletta la prima Miss America, arriva anche la moda dei concorsi di bellezza. Sei anni dopo, Roberte Cusey, Miss Francia 1927, fa scalpore sfoggiando lo splendido volto da statua greca senza trucco né gioielli. La moda delle miss si diffonde in un lampo, facendo balenare nella mente di tante ragazze il sogno di una possibile ascesa sociale. Nel 1930, le nozze da favola tra la reginetta di bellezza francese Yvette Labrousse e L’Aga Khan rafforzeranno il mito. I concorsi erano l’occasione giusta per entrare nel mondo della moda come mannequin. Ex ballerine ed attrici senza futuro si lanciano così in una vita avventurosa, vezzeggiate e libere, anche se i guadagni sono ancora modesti. Molte di loro sono aristocratiche russe cacciate dalla Rivoluzione. 
Josèphine Baker
Nell’atelier di Chanel, dove numerose modelle avevano natali illustri, contesse e baronesse decadute, si parla russo né più né meno che francese. L’influenza slava sarebbe anzi all’origine del trucco “a perla”, l’arte di sistemare gocce di cera liquida all’estremità di ciascuna ciglia dando l’illusione di una fila di perle. Corse, gare automobilistiche, crociere principesche, sfilate “in casa” e foto per la stampa: le prime indossatrici hanno il compito di rappresentare le varie maison ed animare le serate mondane, ma l’immagine libertina che ammanta la loro vita le rende ancora troppo lontane dalla donna comune per rappresentare un modello. Nel 1923, John Robert Powers fonda la prima agenzia di indossatrici: da fonte di scandalo, la modella comincia a diventare a poco a poco oggetto di invidia. Le parigine danno prova di grande fantasia nel riuscire a seguire la moda spendendo poco, tagliando e cucendosi da sole i vestiti con gusto ed eleganza. L’abito diventa più funzionale, con meno orpelli e quindi più facile da riprodurre. In Mode set Travaux, si trovano anche i cartamodelli per realizzare copricapi!

L’arte del far da sé, stimolata dopo la guerra della mancanza di risorse e da un nascente impulso al consumismo, prende uno slancio che toccherà il culmine all’indomani della seconda guerra mondiale. Le gonne si accorciano fino a sfiorare il ginocchio. L’abito morbido e a vita bassa, rende la figura androgina. Tanta libertà, però comporta un nuovo obbligo: sfoggiare una linea da stecchino! Guaine contenitive comprimono i fianchi, mentre armature “schiacciaseno”, create a Parigi dalla giovane Herminie Cadolle, si sforzano di piallare il petto. Dappertutto le signore chic martirizzano le loro curve a colpi di fasciature strette. Dieci anni più tardi, con i seni definitivamente ridotti a due spugne sgonfie, un buon numero di indossatrici e di cocotte rimpiangeranno amaramente di aver seguito i dettami della moda del momento…

Louise Brooks




Continua....



Tratto da "La bellezza - Immagini e stile"


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