9 ottobre 2013

Un salto negli anni Cinquanta - Seconda Parte

Audrey Hepburn
Sulla scena mondana si affermano nuove muse. Sotto l’obiettivo di grandi fotografi di moda come Richard Avedon, Irving Penn e William Klein, le mannequin rese sublimi da questi nuovi artisti si preparano a diventare vere star. Bettina, la quintessenza dell’eleganza parigina, le splendide sorelle Parker e Barbara Britton (modelle preferite di Revlon), Dovima (la prediletta di Avedon) e Lisa Fonssagrives sono le antesignane delle attuali top model. Dietro le quinte delle foto di moda non sempre c’è un truccatore o un parrucchiere. Sono le mannequin stesse a creare, il più delle volte, la loro immagine. Bettina ricorda così quegli anni: “Furono le altre modelle a insegnarmi come dovevo truccarmi, sempre a seconda dello stile dei vari abiti. Anche se alcuni stilisti preferivano essere stupiti: Jaques Fath,a d esempio, che amava ogni tipo di innovazione più di qualunque altra cosa, ci lasciava piena libertà”. Poiché in Avenue Matignon erano concentrati gli atelier dei maggiori stilisti, i laboratori delle modiste e varie redazioni di giornali, Guillaume, un ex allievo di René Rambaud, già alla fine della guerra presenta le sue acconciature su modelle da far sfilare in passerella. La formula, inedita, suscita grande clamore: un paio di anni dopo, Christian Dior penserà a lui per le sue prime collezioni. Collaboratore del grande sarto per sedici anni, Guillaume creerà tutte le acconciature per le sue sfilate. Primo hair stylist della storia, libera la fronte e semplifica le pettinature, portando ad un estremo grado di raffinatezza l’arte dello chignon “Rinascimento” o “Versailles”.
Grace Kelly
In quel periodo erano pochi i truccatori che partecipavano alle sedute di posa per realizzare i servizi fotografici delle grandi riviste. “Le modelle arrivavano con la loro trousse per il trucco e facevano tutto da sole. Erano delle vere professioniste. Ragazze come Sunny Harnett o Joan Patchett sapevano d’istinto che tipo di trucco scegliere e come realizzarlo”, racconta Eileen Ford che, nel 1946, apre la sua agenzia. In mancanza del parrucchiere, è spesso la giornalista di moda a dare consigli. Lo stile dell’epoca ama i capelli raccolti e la coda di cavallo della giovane Brigitte Bardot. Per chi ha i capelli corti, impazzano i “tirabaci”, riccioli piatti fissati sulle guance. Andare dal parrucchiere per fare il colore è diventato alla portata di tutte – stando alle cifre si passa da 500.000 a 2 milioni di tinte all’anno – e altrettanto diffusi sono il balsamo districante e la lacca. Torna alla ribalta la frangia, rilanciata dal look da monella di Audrey Hepburn. Charles Revson, presidente di replo, annuncia: “La nuova bellezza americana è provocante e seducente, dinamica e pudica. Per gli uomini, è la donna più sexy del mondo!”.
Le case di cosmetici riservano budget sempre più consistenti per la pubblicità dei loro prodotti. Per lanciare il suo nuovo profumo, Heaven Scent, Helena Rubinstein inonda la Quinta Strada di New York di palloncini azzurro cielo. Dal canto suo Revson, che l’implacabile Rubinstein ha soprannominato “uomo smalto” è padrone della scena per un decennio per quanto riguarda il maquillage di viso e unghie, che vanno rosso fuoco. Estée Lauder, che rosicchia la fetta di mercato dei prodotti per la cura della pelle con la linea “Youth Dew”, diventa milionaria grazie alla crema più cara del mondo, Re-Nutritiv.
Rifiutandosi di incontrare la nuova rivale, come avevano già fatto trenta anni prima, Elizabeth Arden ed Helena Rubistein, Revson si sarebbe lasciato sfuggire: “Io non incontr la concorrenza, la schiaccio”.
Marilyn Monroe
In Europa intanto fanno il loro discreto  ingresso due nuovi marchi. Nel 1950 Roc lancia la prima linea di cosmetici ipoallergenici; due anni dopo i dermatologi di Moltig-les-Bains creano Biotherm, una linea di creme a base di plancton termale e, nel 1954, Clarins apre un centro estetico di trattamenti a base di piante: primizie di una tendenza che si andrà accentuando negli anni a venire.
Il viso ideale di un pallore ottenuto grazie al trucco che sottolinea i lineamenti con tratti decisi e geometrici, esalta l’immagine dell’”angelo del focolare”, una donna oggetto levigata ed assolutamente impeccabile. Nel 1958, Time Magazine descrive così il rituale delle operazioni di bellezza: “Sono le 6.45 e il marito dorme ancora quando l’incantevole moglie di James Locke è già davanti allo specchio, nel loro appartamento di San Francisco, per dedicarsi a pettinare i capelli biondi, ancora coperti dalla cuffia di nylon per la notte. Tra una moltitudine di flaconi profumati, tubetti e stick, la signora Locke armeggia come un alchimista: dopo aver eliminato i residui della crema da notte, rinfresca la pelle con acqua ghiacciata e, per un breve istante, mostra il suo vero volto. Poi ha inizio la metamorfosi: innanzitutto, stende una base da trucco su tutto il viso, ottenendo così un mascherone pallido ed inespressivo; dopo una spolverata di cipria rosata, passa al make up degli occhi che valorizza con l’ombretto turchese, senza trascurare di mettere una goccia di profumo dietro le orecchie, sulle tempie, sui polsi ed all’interno dei gomiti. Con una matita scura, ridisegna l’arcata sopraccigliare ad ala di gabbiano, quindi applica il mascara. Venti minuti dopo è il momento del tocco finale: il rossetto arancione coordinato allo smalto, applicato su lunghissime unghie. Pronta per affrontare il mondo va in ufficio. Si calcola che le varie Signore Locke, specialmente se lavorano, abbiano speso, nel 1957, quattro miliardi di dollari per il loro “rituale di bellezza”.
Gina Lollobrigida
Contemporaneamente, lanciato dal cinema e da riviste di tendenza come il mensile Elle  di Hélène Gordon-Lazareff, si afferma uno stile diverso: è la moda delle ingenue, incarnata, nella versione più sofisticata, da attrici come Grace Kelly, Vivien Leigh e Audrey Hepburn e, in versione “ragazza della porta accanto”, da June Allyson e Debbie Reynolds. La loro arma vincente è un mix di freschezza e naturalezza. Sopracciglia appena delineate, labbra in tinte pastello, i capelli a incorniciare il volto, questo tipo di bellezza andrà di pari passo con l’antitetico universo delle star seducenti e passionali, rappresentato dalle varie Rita Hayworth, Ava Gardner e Gina Lollobrigida.

Due stereotipi contrapposti che si riuniranno in Marilyn Monroe. La più diva tra le dive, Marilyn è il simbolo erotico universale del decennio, provocante ed ingenua, capace di trasmettere una carica erotica rivoluzionaria e liberatoria. Il suo trucco accuratamente studiato, più naturale di quello delle vamp, ma più allusivo di quello delle ragazze acqua e sapone, è il risultato di tre ore di lavoro: fondotinta, cipria, ombretto, mascara, ciglia finte, eyeliner, rossetto rosa ricoperto di vaselina per dare alla bocca una polposità voluttuosa, tutto contribuisce a creare un’immagine ineguagliata. In Francia, nello stesso periodo, una giovane attrice scoperta da Roger Vadim con il film “E Dio creò la donna” (1956) diviene, a sua volta, il nuovo sex symbol del decennio, grazie alla stessa combinazione di ingenuità e sensualità: Brigitte Bardot, prototipo della donna bambina. Brigitte ha diciotto anni e non finge di averne trenta. Il volto della bellezza sta cambiando, sotto la spinta dell’inedito culto della giovinezza che comincia a diffondersi nei caffè di Saint Germain-des- Près e negli atelier del Greenwich Village.


Tratto da La Bellezza - Immagine e stile



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