24 ottobre 2013

Un salto negli anni Novanta - Prima Parte

Le modelle più famose negli anni '90
“Per meno di 60000 franchi non mi alzo neanche dal letto”. Con questa celebre frase Linda Evangelista, professione modella, dà il tono degli anni ’90: è il trionfo delle top model. Belle, ricche e famose, Cindy Crawford, Stèphanie Seymour, Tatjana Patitz e Naomi Campbell sono le dee dei primi anni ’90 che fanno perdere la testa a un’epoca in cui le star del cinema non fanno più sognare.
Con il film Top Models, il fotografo Peter Lindebergh immortala le nuove divine  con immagini dai toni seppia e il glamour hollywoodiano. I cambiamenti del look di Linda Evangelista che passa di colpo dal biondo platino al rosso, dai capelli corti da ragazzo alla chioma da sirena, disorientano le cronache mondane. Sui giornali le modelle conquistano non solo le pagine della moda ma anche quelle del gossip. Di loro si sa tutto.
Kate Moss
Ma è Kate Moss, nuovo fenomeno delle passerelle, dal fascino meno eclatante e più decadente a segnare una svolta epocale… una Lolita emaciata, dalle forme appena abbozzate ed il viso da bambina smarrita che scatena torbidi desideri. Con i suoi 44 chili su 1 metro e 70 sconvolge i canoni estetici. La bellezza sana della biondissima Claudia Schiffer è considerata quasi superata. Kate lo stecco è lo specchio di una società in trasformazione che ha paura: i giornali parlano di AIDS, disoccupazione e crisi imperversano. Kate Moss è la l’icona delle campagne pubblicitarie di Calvin Klein, dove ragazze e ragazzi ostentano una bellezza androgina e patita, quasi da tossicodipendenti. Trionfa il look da “drogato chic”, tendenza che fa scandalo. Alle spalle di Kate emerge una generazione di modelle magrissime, Stella Tennant, Joddie Kidd, Trish Goff. Divampa la polemica: le modelle meno magre si fanno fotografare con la maglietta “Fighting Anorexia”.
“Bellezza  fine secolo” tagliano corto i sociologi.
Le ragazze filiformi rispecchiano alla perfezione gli orientamenti del grunge che domina la scena musicale internazionale. Evitano il trucco sbavato e i capelli dall’aria trascurata di Courtney Love, ma tutte  hanno almeno un tatuaggio, nuovo emblema della femminilità. Le più spensierate si fanno incidere una farfalla o una coccinella su una spalla o dietro le reni; mentre le più radicali, come l’indossatrice Eve, si rasano a zero per mettere in risalto il drago che si sono fatte tatuare sul cranio. Arriverà presto la moda dei tatuaggi che si eliminano, dai disegni all’hennè sui piedi e sulle mani, di ricami sulla pelle e di bindi indiani che si applicano alle sopracciglia come fanno Madonna e Gwen Stefani, cantante dei No Doubt. Il maquillage è divertente ed etnico. Da Estée lauder ad Agnès b. tutti i grandi marchi propongono le decalcomanie. Si decora la pelle con arabeschi a motivi orientaleggianti. Il corpo diventa il nuovo terreno di espressione, fino a subire la pratica cruenta del piercing. Da Londra a Parigi, passando per le spiagge di Goa, dove impazzano i rave party, la generazione techno si fa perforare la lingua, il naso, l’ombelico o l’arcata sopraccigliare.
Gwen Stefani ed il suo bindi
E’ cominciata la globalizzazione. Grazie a Internet e al progresso della comunicazione, le nuove mode scavalcano barriere e differenze culturali. Tutti uguali? Gap non ha ancora lanciato lo slogan “tutti in pelle”, ma gli stilisti immaginano per la stagione 96-97 una donna con la stessa divisa. Stanchi degli eccessi edonistici degli anni 80 e della tristezza delle donne grissino, la moda  e la bellezza scelgono il minimalismo. La tendenza è all’insegna di un’estrema semplicità, ma almeno lo spirito è più sereno: gonne al ginocchio, colori neutri, cachemire pregiati, capelli lisci e trucco invisibile. La pelle sembra solo idratata, la bocca appena lucidata da un velo di gloss, la carnagione avorio, in tinta con l’abbigliamento: l’effetto di massima naturalezza del “trucco-no-trucco” richiede, in realtà, un accurato lavoro di maquillage. Clinique si afferma come leader mondiale nella vendita dei fondotinta, con 14 milioni di vasetti all’anno. Il best seller della casa americana è il Balanced Make Up che riequilibra le pelli miste. Tutto un programma! Nelle capitali della moda, Parigi, New York, Londra e Milano, le nuove protagoniste dello star system ostentano un distacco quasi da eroine hitchcockiane, stile rivisitato da Calvin Klein, Prada e Gucci. L’eterea Gwyneth Paltrow fa salire agli onori delle cronache l’abito bustier, che scopre le spalle gracili, la riga in mezzo e la stola da indiana. L’altra bionda del momento, Carolyn Bessette Kennedy, diventa l’icona dell’eleganza anni 90 con la pelle diafana, lo sguardo appena sottolineato da un velo di mascara, la bocca rosso opaco e i capelli biondi sapientemente mechati con gradazioni ad arte, il “dirty blonde”, secondo le definizioni delle riviste. Ci vuole tutta la classe dell’ultima signora Kennedy per fare del “biondo sporco” un sinonimo di raffinatezza.
Ormai niente è più fuori luogo della ricercatezza esibita. Solo la naturalezza ha diritto di cittadinanza. Anche se, nel backstage delle sfilate, truccatori come Dick page, Pat Mc Grath, Topolino, Fred Ferrugia, Stéphane Marais, Tom Pecheux, Linda Cantello, Kevyn Aucoin e parrucchieri come Orlando Pitta, Sam Mac Knight, Julien d’Ys, Odile Gilbert e Garren passano ore intere per ottenere l’effetto “viso pulito”.

Per capire i trucchi del mestiere, i giornali spediscono i loro inviati nelle cabine dei visagisti, i nuovi laboratori della bellezza. La moda va di moda. Make up artist e parrucchieri diventano autentiche star sulla scia dei vari stilisti. D’altronde a dieci anni di distanza dalla linea Mac, visagisti come Francois Nars o Bobbi Brown lanciano una loro linea di cosmetici, ultra professionali e venduti senza la confezione, garanzia di massima efficacia.



Continua....

Tratto da La Bellezza - Immagini e stili


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