3 ottobre 2013

Un salto negli anni Quaranta - Prima Parte

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Sull’ Europa cala un’ombra minacciosa. In fuga dal nazismo, numerosi artisti si stabiliscono a New York, che diventa una specie di nuova capitale europea. Altri si rifugiano nel sud della Francia, libero ancora per poco, dove l’esilio nutre la vena di tanti scrittori e poeti. A Nizza Marcel Carnè e Jacques Prévert concepiscono uno dei loro capolavori più significativi, Les Visiteurs du soir, poetica allegoria dell’opposizione nazista sullo sfondo di una favola medievale.
A Parigi e Londra si riciclano i vecchi vestiti, gli abiti si accorciano, si creano spacchi nelle gonne per renderle adatte alla bicicletta, si stringono i cappotti. Il cuoio per le calzature scarseggia così solette, rialzi e tacchi vengono realizzati in legno compensato. Mancano le calze: le donne escono a gambe nude. Per far finta di averle, tingono le gambe con cicoria, thè o mallo di noce, disegnando con estrema cura la riga dietro con la matita marrone. In Francia si adopera persino l’Ambra Solare e oltreoceano il mitico prodotto inventato da Elizabeth Arden, il Fin 200, una lozione che dà l’impressione di una calza, non macchia gli abiti ed è resistente all’acqua.
L’acqua corrente non è più una rarità e le donne di condizione più agiata dispongono anche di una stanza da bagno. E’ il momento della rivoluzione dello shampoo: dal procedimento di raffinazione del petrolio l’industria cosmetica è riuscita ad estrarre sottoprodotti innocui per i capelli (i tensioattivi puliscono e fanno la schiuma,i Sali di ammonio quaternari servono a districare le chiome).
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In Francia la marca più usata è il Dop: il primo shampoo di largo consumo senza sapone viene lanciato da Eugéne Schuller che invita all’igiene ricorrendo alla comunicazione di massa. Il Dop sarà per trent’anni il prodotto preferito delle famiglie d’oltralpe. In Inghilterra saranno le linee da bagno di Yardley ad entrare in tutti i focolai domestici. I deodoranti in versione spray e eau de toilette sono usati soprattutto in America e bisognerà aspettare la fine della guerra perché diventino un’abitudine anche in Europa.
Le donne sono sempre più magre. La preoccupazione del periodo non è più di dimagrire, ma di non perdere altro peso. Le riviste femminili, capitanate da Votre Beauté, rigurgitano consigli sull’arte di preparare zuppe appetitose con scorzonera, rutabaga e, meglio ancora, ortica, carote selvatiche, enotera e cardo.
Cassa di risonanza della dottrina di Pètain, “lavoro, famiglia, patria”, Votre Beauté presenta interventi del tennista Jean Borota che propone il “programma nazionale di educazione fisica” per “formare, grazie ad un allenamento esteso a tutte, giovani sane, robuste e dal carattere temprato, donne forti ma aggraziate che diventeranno la gioia di un focolare fecondo”. 
La bellezza, sinonimo di salute, è innalzata a dovere nazionale.
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 “ Le preoccupazioni, le restrizioni e l’angoscia minacciano la vostra bellezza. Ora più che mai il vostro dovere è di mantenervi in forma, sane, gagliarde e pulite”, scrive nel settembre del ’42 il caporedattore del giornale.
In tutta Europa le donne si ingegnano per far fronte all’emergenza. Mancano il latte detergente e la crema da giorno? Burro, latte, margarina e qualunque tipo di sostanza grassa presente in cucina servirà allo scopo. Per eliminare l’eccesso di prodotto non si trova più cotone: andrà bene anche una velina o carta assorbente. Per rimediare alla scarsezza delle derrate, le riviste illustrate consigliano qualche stratagemma efficace e decisamente economico: spalmare il viso di lardo, prendere un coltello da pane o da frutta e passarlo sulla faccia come la lama di un rasoio.

In Inghilterra il grasso per gli stivali fa le veci del mascara, il carbone sostituisce l’ombretto, la cera da scarpe la tintura per sopracciglia e i petali di rosa, imbevuti di alcool, producono un blush liquido degno dell’epoca vittoriana. Solo la cipria non manca.








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Tratto da La Bellezza - Immagine e stile


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