4 ottobre 2013

Un salto negli anni Quaranta - Seconda Parte

Christian Dior
Anche il cappello si salva dall’austerità dei tempi, diventando così la valcola di sfogo per ogni stravaganza, sfruttando scarti alimentari inservibili: scampoli di tessuto, ovviamente, ma anche carta, tulle per il burro, trucioli di legno e pelli di coniglio.
Pauline Adam è la stella dei tempi difficili. Ultima grande modista prima che il copricapo passi definitivamente di moda, inventa il turbante che diventerà l’accessorio di elezione di Simone de Bouvoir e trionferà fino all’avvento dl cappellino negli anni Sessanta.
Sotto i cappelli le chiome si allungano. Non si va quasi più dal parrucchiere e ci si lava i capelli col sapone nero. Per asciugarli si sta davanti al forno aperto scuotendoli a testa in giù: l’effetto volume è assicurato! Per creare onde e ricci, si usano foglietti da arrotolare sulle ciocche al posto dei bigodini. Ma poche donne approfitteranno, prima della fine della guerra, di n’invenzione cruciale, che tuttavia risale al 1942: per fissare la permanente, i capelli non vengono più scaldati, ma imbevuti di una soluzione all’ammoniaca e poi avvolti intorno a beccucci collegati ad un apparecchio elettrico tramite fili.
Con Parigi isolata, si afferma New York. Gli effetti della guerra si fanno sentire anche oltreoceano, ma ad un livello minimo. Certo, le materie prime necessarie alla produzione di profumi e cosmetici cominciano a scarseggiare, la plastica e la carta hanno sostituito il metallo delle scatole di cipria e dei tubetti per i rossetti. Ma la carenza di certi materiali non condizionerà più di tanto lo sviluppo americano. Il governo  nel 1942 ha tolto i cosmetici dalla lisa delle derrate essenziali, ma tornerà rapidamente sulla propria decisione, vedendo gli effetti disastrosi prodotti sull’alacrità delle reclute femminili che partecipano allo sforzo bellico. 
Veronica Lake
Le vendite continuano ad aumentare. Un’altra battaglia, commerciale in questo caso, farà perdere a Parigi il ruolo di leader nell’industria della cosmesi e della profumeria e alla Germania la supremazia nel campo della chimica, come esperta mondiale nel settore di tinture per capelli.
Nel 1941, secondo il New York Times, negli Stati Uniti si spendono venti milioni di dollari in rossetti, cifra in costante aumento nel corso di tutta la guerra. Non c’era una sola infermiera nella Marina che svolgesse le sue mansioni senza rossetto, che diventa allora il cosmetico più usato.
Fabbrica dei sogni, lo star system hollywoodiano entra nel suo periodo d’oro. Si incoraggia l’attività cinematografica per dare morale alle truppe ed alla popolazione. Le star interpretano personaggi forti, affrontano i temi della guerra, del coraggio, dell’abnegazione sullo sfondo di storie romantiche e avventurose. In You’re in the Army Now, Jane Wyman darà al fidanzato arruolato uno dei più lunghi baci della storia del cinema. Alcune dive scelgono anch e di scendere in campo. Fermamente antinazista, Marlene Dietrich si reca a visitare i soldati al fronte ed organizza spettacoli per loro.
Coinvolto nell’operazione, Max Factor Junior studia una linea di prodotti per l’esercito, trasformando i fondotinta in pasta per mimetizzarsi destinata al contingente americano; Revlon realizza cofanetti per il primo soccorso; Helena Rubinstein riceve l’incoraggiamento del presedente Roosvelt: farsi belle fa parte dello sforzo bellico.
Rita Hayworth
Per l’intera durata del conflitto, le dive portano i capelli piuttosto lunghi, un modo di esprimere la propria femminilità in un momento in cui non c’erano molti altri mezzi. Le acconciature bombate ed a ciocche arrotolate di Bette Davis, lo chignon ricciuto di Betty Grable, le onde ramate di Rita Hayworth e, in Francia, i lunghi capelli biondi di Madeleine Sologne nel film Eternal Retour vengono subito riprese dall’epoca, ma è lo stile alla Veronica Lake che fa furore; l’onda sull’occhio sarà così imitata che la Commissione per le relazioni umane di guerra degli Stati Uniti si vedrà costretta a richiederle di cambiare pettinatura, prima di causare gravi incidenti tra le migliaia di giovani ammiratrici che lavorano ai macchinari delle fabbriche. “Una ragazza che porta i capelli sugli occhi è una stupida. Io lo faccio solo nei film “è la sua risposta piccata.
Per compensare le frustrazioni, negli anni di guerra è tutto un fiorire di pin-up. Il “prototipo” appare nel 1943, quando Howard Hughes disegna un reggiseno dalle coppe appuntite per Jane Russell.
Betty Grable, ammirata per le gambe “da un milione di dollari” è la più celebre del gruppo. Quanto a Lana Turner, che posa in pullover aderenti, darà un autentico colpo d’ala all’industria della maglieria.
Soprannominata “la dea dell’amore del XX secolo”, Rita Hayworth, già famosa durante la guerra, diventa un’autentica leggenda dopo le riprese di Gilda (1946); nello stesso anno lancia il primo bikini, inventato da Louis Réard (prende il nome da un atollo dove l’esercito americano sperimenta le bombe atomiche).
Lana Turner
Sul finire della guerra nasce negli Stati Uniti un nuovo tipo di vamp: nell’orbita del cinema noir, una seduttrice indomita ed irresistibile apre l’era del glamour, dando vita ad un modello femminile che continuerà a essere ripreso, rimanendo attuale per molto tempo.
Rita Hayworth in Gilda, ma anche Lauren Bacall ne il Porto dell’Angoscia, Gene Tierney in Laura e Lana Turner con Il postino suona sempre due volte sono tutte bellezze fatali che contribuiscono a creare un nuovo tipo di donna, sbarazzina o dall’aria severa. Le attrici preferiscono staccarsi dai canoni hollywoodiani, trovano spazio nel rinascente cinema europeo degli anni post bellici.
Dopo Arletty e Michèle Morgan, Maria Casarès; Micheline Presle, Simone Signoret e molte altre saranno le nuove eroine.
In Italia è il momento delle bellezze “terrene”: donne brune, carnali, “nature”, formose e dalle cosce piene, vestite con abiti semplici attillati e bagnati, come Anna Magnani e Silvana Mangano in Riso Amaro, incarneranno al meglio la grande stagione del neorealismo.
A Parigi Christian Dior inventa nel 1947 il New Look, segnando il ritorno nostalgico ad una femminilità più sobria.
Per metabolizzare le guerra, si ha voglia di dolcezza. La moda e la bellezza seguono subito la nuova strada: Helena Rubinstein lancia un fondotinta sofisticato che contiene fibre di seta; Isabelle Lancray inaugura un istituto di bellezza con lo slogan: “La bellezza è una gioia che si divide”; Georgel riproduce l’effetto sole sui capelli schiarendo qualche ciocca. E Marcel Rochas crea per la sua incantevole moglie un profumo che chiama Femme. 
Parallelamente alla “graziosa signora” dall’occhio bistrato, con scarpe a punta e cappellino, che sfoggia la sua nuova silhouette sulla riva destra della Senna, un gruppo di giovani artisti e intellettuali, che ha due muse ispiratrici, Simone de Beauvoir col suo turbante e Juliette Gréco sempre rigorosamente in nero, sceglie Saint-Germain- des- Près per esprimere le idee, lo spirito e lo stile della nuova generazione.



Tratto da La Bellezza - Immagine e stile


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