12 ottobre 2013

Un salto negli anni Sessanta - Seconda Parte

Jean Seberg
In Francia, lo straordinario successo della trasmissione su Europe 1, Salut les copains, lancia la nuova parola d'ordine, "largo ai giovani", amplificata dal ruolo sempre più attivo dei media. Un'intera generazione trae ispirazione dal pop, genere musicale figlio della cultura del rock, giunto dagli stati Uniti.
Sheila canta L'école est finie, Francoise Hardy tous les gargcons et les filles de mon age e Sylvie Vartan si fa la plus belle pour aller danser.
Si sfoglia con un piacere irriverente la nuova rivista inglese Honey, che dissacra un certo di moda di truccarsi, eccessivamente sobrio e convenzionale, non più tanto di moda, mentre si copiano suggerimenti che mettono in risalto gli occhi, ricorrendo anche a due o tre strati di ciglia finte.
Il fotografo di moda Guy Bourdin incolla intorno all'occhio delle modelle ali di mosca trasparenti, ripassate poi con l'eyeliner per creare nuove ombre. Jean Luc Godard scopre Jean Seberg con il film "fino all'ultimo respiro". Fresca, pulita, bionda, con i capelli cortissimi la giovane attrice si impone anche sulla scena della moda, come farà in America, alcuni mesi dopo Mia Farrow.
Profondamente diverso, anche se altrettanto libero e voluttuosamente sexy, è lo stile di Brigitte Bardot che , all'apice del successo, incarna un altra sfaccettatura dell'epoca. Le ragazze cercano di imitare i suoi capelli lunghi e scarmigliati da selvaggia o gli chignon "a carciofo" opera di Jean Berroyer", parrucchiere di Dessange. In una intervista su Elle, la Bardot rivela di usare lo shampoo a secco e rossetti color pastello. "Mi trucco in cinque minuti. Un paio di colpi di matita e via ...". In realtà, come gran parte delle ragazze di quegli anni, il punto più importante da valorizzare sono gli occhi. La Bardot usa una matita nera per disegnare una "banana" sopra l'occhio, sfumando poi l'ombretto con le dita. Altre ricorrono alle ciglia finte o accentuano quelle naturali con l'eyeliner. L'occhio deve essere grande e marcato! Da qui il successo, dal 1964, del Long Lash Waterproof Mascara lanciato da Helena Rubinstein.
Veruschka
Ma, chi spingerà ancora più lontano l'arte del makeup è l'altissima indossatrice tedesca Veruschka, , contessa di nascita. Fotografata da Rubartelli, David Bailey, Irving Penn o Richard Avedon e immortalata da Michelangelo  Antonioni nel film Blow up ( 1967).
con arte consumata e una notevole abilità a trasformarsi, Veruschka introduce nella moda un tocco teatrale che fa di ogni foto qualcosa di unico. La sua immagine si sdoppia sulle copertine di tutti i giornali e le sue metamorfosi affascinano, in particolare quando la modella opta per un tipo di bellezza "felino" definito "jungle look". Usando sempre il fondotinta per uniformare la pelle, dà un' importanza particolare alle sopracciglia, sulle quali fissa ciglia finte supplementari usando una colla stesa con lo spazzolino da denti. Profondamente creativa, Veruschka non si limiterà a questo, arrivando a vere e proprie ricerche sul trucco camouflage e il body painting, dipingendo interamente il corpo con una miscela di polvere dorata e paraffina.
Siamo di fronte a una delle svolte più significative nella società dei consumi, con l'arrivo massiccio di nuovi cosmetici sempre più mirati e specialistici, rinnovati di continuo sotto l'impulso del genio creatore di tre donne dotate di cervello e fiuto per gli affari, tre mostri sacri della bellezza, Helena Rubinstein, Elizabeth Arden ed Estée Lauder. Grazie a loro la cosmesi diventa una vera industria, partecipando con un ruolo crescente all'economia di mercato.
Brigitte Bardot
Le case cosmetiche cominciano ad affidarsi a giovani visagisti che diventeranno famosi negli anni '70. nel 1968 Christian Dior sceglie il talentuoso Serge Lutens per creare la propria immagine simbolo; Jacques Clemente, che sarà il truccatore di punta di Elizabeth Arden tra il 1978 e il 1982, è già molto richiesto da Peter Knapp, direttore artistico di elle. Tyen, visagista di Revlon, declina una tavolozza di colori per il maquillage di labbra e unghie che renderà il marchio leader mondiale nella vendita di rossetti e smalti.
Sono gli anni dei clichè modaioli che fanno la fortuna delle riviste patinate, dovei grandi fotografi hanno come unico scopo di sublimare la bellezza. In Francia si assiste ad una autentica frenesia consumistica. Le linee di make up diventano la punta di diamante delle varie case, imponendo nel corso degli anni due tipi di tendenza: da un lato, c'è una forte richiesta di prodotti che diano al viso l'illusione della più perfetta naturalezza e , dall'altro, impazzano i cosmetici impreziositi da pigmenti che producono un effetto estremamente sofisticato.
Già a partire dal 1965, la minigonna e gli abiti "Mondrian" di Yves Saint Laurent entrano in modo clamoroso nelle collezioni di alta moda,, mentre, nello stesso periodo, Johnny Hallyday debutta all'Olympia. Courrèges arricchisce le sue collezioni con un abbondante armamentario di accessori. "Utilizzo parrucche colorate in Dynel come se fosse make up, accentuando il loro carattere artificiale con forme geometriche e con un trucco degli occhi marcato fino all'eccesso".
Ormai la ditta Leclabart, che produce diecimila posticci all'anno, non è più sufficiente. Ben presto la produzione di parrucche si moltiplica ( anche diecimila al mese ) grazie all'avvento di una nuova fibra sintetica, il kanekalon. Nel 1966, il fotografo – cineasta americano William Klein firma una feroce ritratto del dietro le quinte della moda con il film Chi è Polly Maggoo ?, che rimane la più acuta ed esatta testimonianza dell'epoca. Gli anni '60 segnano prima di tutto una presa di coscienza dei giovani: insolenza, derisione, libertà sono parte del programma. La trasmissione televisiva Dim Dam Dom, prodotta da Daisy De Galard, mostra alla perfezione lo stato d'animo di fine decennio, che adotta la moda hippy e il trucco psichedelico, dai colori vivaci. I movimenti marginali degli anni '60 e '70 suggeriranno nuove immagini di bellezza, facendo nascere la moda etnica, la body art, la pop art e i "figli dei fiori". Poco alla volta, l'immagine della ragazza adolescente comincia  a passare di moda. Più impegnata, meno frivola, la generazione degli anni '70 è già in marcia.

Abito "Mondrian" di Yves Saint Laurent





Tratto da La Bellezza - Immagine e stile



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