15 novembre 2013

Tamara De Lempicka: icona di stile e modernità - Prima Parte

La Dormiente 

Il Novecento è contrassegnato da avvenimenti di straordinaria portata storica: è il secolo dei due grandi conflitti mondiali, ma anche dell’emancipazione femminile, dell’ingresso della donna nel mondo del lavoro, delle grandi battaglie femministe. Tutti questi rivolgimenti di carattere politico, economico e sociale hanno profonde ripercussioni sull’universo femminile: cambia la condizione della donna e il suo ruolo all’interno della società, e conseguentemente cambia il suo modo di percepire, esibire, nascondere il proprio corpo. Con l’avvento del nuovo secolo cadono molti tabù e molti dei pudori che fino a quel momento avevano nascosto il corpo femminile, che si libera di tutte le costrizioni da cui era sempre stato intrappolato e inizia a scoprirsi. E’ l’era del trionfo del corpo. Nel corso del Novecento le arti figurative e plastiche, fino a quel momento principali depositarie della bellezza femminile, lasciano il posto prima al cinema e poi alla televisione nel dettare i canoni estetici più seguiti. E’ questo il secolo che ha visto i maggiori e più repentini cambiamenti in fatto di canoni di bellezza: è stato osservato che più o meno ogni 10-15 anni si è verificata una rivoluzione estetica, che ha portato all’affermazione di nuovi modelli di bellezza femminile, nuove mode e nuovi stili di vita.

Il trucco negli anni ‘20
Louise Brooks
Gli anni ’20 (1920-1929), sono gli anni del grande cinema muto; dell’inizio dell’emancipazione femminile; ma soprattutto, sono gli anni delle flappers. Il trucco in questo periodo è molto importante per due motivi ben precisi: Il cinema è muto, quindi l’interpretazione degli attori si basa sull’espressività del viso, che viene
accentuata col trucco che mette in evidenza occhi e labbra (questo vale anche per gli uomini).
Il trucco non viene più visto come una roba da donne poco perbene ma diventa un simbolo dell’emancipazione femminile.
La pelle deve essere impeccabile. Niente imperfezioni visibili, colorito chiaro, siamo ancora nel periodo in cui la carnagione abbronzata è ritenuta volgare. Per ottenere l’effetto “pelle di porcellana” usavano cipria, trasparente o beige chiaro, in quantità industriali.
L’espressione era molto importante, di conseguenza le sopracciglia erano le protagoniste.
La moda dell’epoca, le voleva molto sottili e alte, disegnate – possibilmente di un colore più scuro rispetto a quello naturale - con una forma molto arcuata (per dare un senso di “stupore”) o, al contrario, quasi senza forma (una riga orizzontale).
Per gli occhi invece, si preferiva uno smokey eyes (come lo chiamiamo noi oggi), molto intenso, per dare un senso di profondità allo sguardo. I toni erano quelli del nero e del marrone scuro ovviamente, tutto ciò era accompagnato da ciglia lunghe e nere.
Le labbra, molto marcate, con una notevole enfatizzazione della cosiddetta forma “a cuore”, la bocca delle flappers era molto sensuale anche nel colore, padroneggiavano i toni scuri, quasi neri, o rosso molto acceso.

Il trucco negli anni ‘30
Greta Garbo
In una società duramente provata dalle ripercussioni della crisi della Borsa americana del 1929, la “maschietta” degli anni Venti, con i capelli corti e gli abiti prèt-à-porter prodotti in taglia unica, viene considerata superata; torna l’ideale della donna sensuale, femminile ed elegante. Le donne sentono l’esigenza di rimettere in evidenza le loro forme.
Torna in auge la donna procace, mediterranea, “femmina”, incarnata dalle grandi dive di Hollywood, dalla sexy bombshell Jean Harlow alla “divina” Greta Garbo.
Altra icona dell’epoca è Marlene Dietrich, che incarna il ruolo della femme fatale, bellissima e sensuale, nonostante vesta spesso da uomo e non rinunci alla sigaretta in bocca. 
Negli anni Trenta è di moda un incarnato bianco pallido; il viso è ad effetto “scavato” e gli zigomi ben evidenziati. L’ unico accenno di colore era concesso alle guance che venivano valorizzate con un fard rosa. Le ciprie avevano colori tendenti al violetto, per conferire all'incarnato un colore freddo e nordico. Le palpebre venivano valorizzate con lo smokey eye, che vede la sua nascita proprio in questo decennio. L'ombretto veniva applicato sia sulle palpebra mobile che su quella inferiore, creando un effetto sfumato.
Marlene Dietrich
I colori utilizzati spaziavano dal blu, al viola, verde, marrone e rosa orchidea.
Grande importanza veniva data alle ciglia superiori che dovevano essere arcuate e valorizzate al massimo con il mascara.
Le sopracciglia dovevano essere sottilissime e delineate con una matita kajal. Alcune donne depilavano completamente le sopracciglia e le ridisegnavano altissime. Il trucco delle labbra è forse l'unico make up che non è stato riproposto negli anni. Il contorno del labbro superiore veniva fatto a forma di ali di rondine, con un effetto molto tondeggiante e decisamente poco naturale. Lo smalto veniva applicato solo su metà unghia, lasciando esposta la mezza luna bianca. I colori utilizzati per laccare le unghie erano il viola il rosso, lilla, verde smeraldo, grigio perla, rosa pallido, blu e persino il nero.
I capelli sono rigorosamente tinti, prevalentemente biondo platino.




L’Art Déco
L’Art Déco è un forma d'arte trasversale, che deriva dall'Art Nouveau e che coinvolge, oltre la pittura, molte arti minori e l'artigianato, con lo scopo di opporsi alla pianificazione indotta dalla industrializzazione che ormai aveva invaso tutti gli aspetti della vita.
Il termine Art Déco deriva dalla dizione Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes (Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne), tenuta a Parigi nel 1925 dove trionfa la raffinatezza e la decorazione francese applicate a varie categorie di artigianato artistico, dall'ebanisteria, agli accessori di moda, al ferro battuto, al vetro colorato, alla gioielleria ed alle decorazioni. 
Questa corrente artistica nata a Parigi intorno al 1910 ad opera di Paul Poiret, stilista dai molteplici interessi, rivolti alla completa riforma estetica dell'ambiente moderno, viene raccolta dagli altri paesi europei ribattezzandola in vari modi.
Gli Stati Uniti aderiscono più lentamente all'Art Déco, raccogliendone in un certo senso il testimone verso gli anni '30. Il termine Art Déco viene usato solo verso gli anni '60, quando quel gusto fu rivalutato e rimesso nei circuiti dell'antiquariato.
L'Art Nouveau" francese, nata nel 1890, in Italia si era chiamata "Liberty, o stile floreale", in Germania "Jugenstil", in Austria "Secession", in Gran Bretagna "Modern style" e "Modernismo" in Spagna.
Il nuovo stile, abbandona le sinuosità e le formule lineari naturalistiche, prediligendo le forme geometriche e vagheggiando le forme essenziali ed eleganti.
L'Art Déco è caratterizzata dall'uso di materiali quali: lacca, legno intarsiato, pelle di squalo o di zebra, acciaio inossidabile, alluminio, vetro colorato, quando si rivolge all'arredamento.
Questo stile, nato per contrastare l'appiattimento dell'industrializzazione, si appropria proprio degli oggetti che si erano maggiormente diffusi con l'industria moderna. Le forme caratteristiche dell'Art Déco, sono motivi e sagome di animali, il fogliame tropicale, le ziggurat, i cristalli, i motivi solari e i getti d'acqua.
Le figure femminili assumono forme allungate, agili ed atletiche, con abiti lisci o plissettati, ma poco vaporosi.
I motivi, ripetuti in tutti i materiali, vengono tratti dalle arti "primitive", come quella africana, antiche come l'egiziana o l'azteca, classiche come la scultura e i vasi Ellenici del periodo geometrico e arcaico.
Lo spettacolo trova negli scenari e nei costumi scenici di Léon Bakst per i Balletti Russi di Diaghilev, la massima espressione dei motivi dell'Art Déco. Le forme cristalline e sfaccettate dell'Art Déco sfociano nel cubismo e nel futurismo tecnologia da "macchina del tempo" come la radio e i grattacieli.
Tutto ciò che riguarda il jazz, o l'era Jazz si rifà alle forme geometriche, industria della moda, la preferenza per lo zigzag o gli scacchi, le curve vaste, diverse da quelle sinuose dell'Art Nouveau, motivi a 'V' e a raggi solari. L'Art Déco dopo aver raggiunto la produzione di massa, inizia a diventare un senso negativo o sminuente, perché presenta una falsa immagine del lusso.
Dal superamento dell'Art Déco diventa il punto di partenza del Modernismo e continua ad essere usato fino agli anni '60.
Vi è un nuovo interesse per l'Art Déco negli anni '80, grazie al design grafico di quel periodo, dove la sua associazione ai film noir ed alla moda degli anni '30 porta al suo uso nella pubblicità per la moda e la gioielleria.


Continua....


Testo di Marta Romano per la tesina finale del Corso di trucco beauty&correttivo.

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