16 novembre 2013

Tamara De Lempicka: icona di stile e modernità - Seconda Parte


Tamara de Lempicka, pittrice polacca appartenente alla corrente dell'Art Déco, nasce il 16 Maggio del 1898 a Varsavia in una famiglia piuttosto ricca ed il suo vero nome è Tamara Rosalia Gurwik.
Sia la data che il luogo di nascita non sono certi, sembra che e Tamara De Lempicka abbia giocato un poco sull'anno di nascita, che sembra più verosimile porre prima del 1895 ed a Mosca, invece che a Varsavia.
In seguito alla prematura scomparsa del padre, Tamara vive con la madre e i suoi due fratelli presso la famiglia di questa.
Prediletta della nonna materna ancora bambina, a soli nove anni, Tamara la accompagna in un lungo viaggio in Italia per visitare le città d'arte.
Dopo il viaggio in Italia, durante il quale ha scoperto la sua passione per l’arte. sulla strada del ritorno, a Mentone, frequenta un pittore francese che le insegna come impugnare un pennello e le basi della pittura. La formazione scolastica di Tamara de Lempicka si compie sotto la supervisione di nonna Clementine, che la educa, facendola sentire sempre una persona speciale, in esclusivi collegi svizzeri e polacchi. Alla morte della nonna, nel 1914, Tamara interrompe gli studi e si trasferisce a San Pietroburgo, presso la zia Stefa Jansen.
Durante una festa conosce il giovane avvocato Tadeusz Lempicki e se ne innamora. I due si sposano nel 1916.
Nel 1918, allo scoppio della Rivoluzione Russa, suo marito viene arrestato dai bolscevichi come controrivoluzionario e liberato grazie alle alte conoscenze della giovane moglie.
I due lasciano la Russia e si trasferiscono stabilmente a Parigi, dove la sorella di Tamara de Lempicka, Adrienne, allora studentessa di architettura, le propone di dedicarsi alla decorazione d'edifici pubblici e negozi che lei stessa avrebbe progettato.
Nel 1920 nasce la figlia Marie Christine "Kizette" e Tamara, che ha deciso di dedicarsi alla pittura, frequenta l’Académie de la Grande Chaumière e prende lezioni dal post-impressionista Maurice Denis ed il pittore neo-cubista André Lhote.
Lo stile personale della giovane pittrice è fortemente influenzato dall' Art Déco, con evidenti riferimenti cubisti. Nel 1922 partecipa al Salon d’Automne ed in breve tempo diventa una pittrice molto apprezzata come ritrattista. Divenuta pittrice di successo, Tamara de Lempicka, negli anni Venti conosce molti scrittori e pittori, entrando in contatto con il clima culturale cubista e futurista.
Incontra Marinetti, nel 1926 è ospite di Gabriele D’Annunzio al Vittoriale ed inizia ad esporre i suoi quadri in tutta Europa, soprattutto in Italia, Polonia e Francia.
Nel 1928 Tamara de Lempicka divorzia dal marito e cade in un depressione che la spinge ad un'attività pittorica più intensa e ad attività umanitarie.
L'anno più produttivo, nella sua vita artistica è il 1932, quando Tamara de Lempicka è presente in cinque diverse mostre collettive e l'opera "Jeune fille aux gants", esposto al Salon des Indépendants, è acquistato dallo Stato Francese per 1000 franchi.
Nel 1934 sposa il barone Raoul Kuffner, suo massimo collezionista.
Jeune fille aux gants
All'inizio della seconda guerra mondiale Tamara ed il marito si trasferiscono a Beverly Hills in California, ma dopo pochi anni, nel 1943, si spostano a New York, dove la pittrice può continuare la sua attività artistica e seguire meglio le sue mostre a New York, Los Angeles e San Francisco. 
Nel 1957, dopo più di dieci anni di assenza dal mercato italiano, Tamara de Lempicka presenta le sue nuove opere a Roma alla Galleria Sagittarius.
I quadri presentati in questa mostra, mettono in evidenza la cura e la preziosità tecnica di Tamara, esperta del Rinascimento e del Manierismo, sembrano ispirati ai maestri fiamminghi, in aperta contrapposizione al dilagante gusto per l'astrattismo. All'inizio degli anni '60 lo stile di Tamara de Lempicka volge all'astrattismo con l'utilizzo della spatola al posto dei pennelli, con contorni confusi e pochi accenni di colore.
La mostra, allestita nel 1962, alla Galleria Jolas di New York è un fallimento.
L’artista è passata dal piacevole stile cubista, art-decò, ricco di colori, a composizioni astratte che deludono il pubblico e vengono accolte con indifferenza della critica.
La pittrice, offesa, dichiara che non avrebbe più partecipato ad alcuna esposizione ed alla morte per infarto del marito, il barone Kuffnerdvard, avvenuta nello stesso anno, si ritira a Houston, dove vive la figlia Kizette. Nel 1969 Tamara de Lempicka ritorna a Parigi e riprende a dipingere.
La pittrice ha già 74 anni quando la mostra antologica, organizzata presso la Galerie du Luxembourg, la riporta prepotentemente al successo.
Ormai talmente ricca da potersi prendere un aereo dal Texas per andare al Ritz di Parigi solo per un tè, Tamara de Lempicka rimane in Europa, contesa dal bel mondo, fino al 1978 quando si rifugia in Messico a Cuevernaca in una bellissima villa in compagnia di un giovane amico e scultore gay Victor Contreras.
Tamara de Lempicka muore nella sua casa a Cuernavaca, il 18 marzo 1980 e secondo le sue volontà testamentarie, le sue ceneri vengono sparse nel cratere del vulcano Popocatépetl, che lei vedeva all'orizzonte dal suo giardino.

Lo stile di Tamara de Lempicka
Les Amies
1918 – 1922 Lempicka aveva un gusto per l'espressività, che le fece cercare modelli il cui corpo
ed il viso mostrano i segni profondi lasciati dalla vita 1923- 1924 Il suo stile si è evoluto molto rapidamente in questi anni, dalla classica pesante pennellata delle sue origini ad una tecnica più liscia, e a colori più chiari. Sempre attratta dall'espressionismo, ha continuato a preferire i modelli con corpi muscolosi e occasionalmente figure virili femminili in forte contrasto con le giovani donne sognanti.
1925 – 1926 Il suo lavoro di questo periodo, trasmette il piacere di usare gradazioni tonali per modellare le sfere ed i cilindri con i quali ha costruito i corpi delle sue figure. Lempicka ha scelto i suoi modelli femminili seguendo uno stile monumentale: sia i corpi nudi che quelli vestiti, sono solidamente possenti ma al contempo indiscutibilmente femminili.
1927 – 1929 Sono gli anni di maggior successo. Lempicka nei suoi lavori ha quindi introdotto eleganza e disinvoltura, sensualità e palpitante vitalità.
La pittura della Lempicka si connota per la ricerca di stile e decorazione, al di là e oltre a quella che è la resa naturalistica del soggetto, tutta tesa a controllare cerebralmente l’immagine, bloccando così i personaggi in pose geometricamente misurate e ordinate. Quelle di Tamara sono statue immobili, manichini femminili in cui l’equilibrio dei gesti rende ancora più intrigante l’ambiguità giocata sugli sguardi. Nelle opere di Tamara si realizza così un perfetto stile che elimina tutto ciò che è volgare e sovrabbondante: tutto ha una regola, il modellato, il disegno, il colore. Come nelle sua arte, così nella sua vita, Tamara si è sempre imposta un
programma di stile e raffinatezza estetica, nella consapevolezza che nella misura risiede l’armonia ed il gusto. La pittura della Lempicka si caratterizza per la sua capacità di descrivere e ritrarre la vita a lei contemporanea, cogliendo quelli che sono i trend e le mode del momento.
Tamara, infatti, pur traendo ispirazione dal rigore compositivo e formale degli antichi, vive e respira l’epoca moderna che indaga e descrive con notevole maestria e grazia esecutiva. La capacità della Lempicka di creare icone del suo tempo è evidente: il quadro Autoritratto può a buon diritto rappresentare gli anni Trenta del Novecento e la liberazione femminile, un’immagine di emancipazione in cui la donna, in caschetto e guanti di daino, è legata all’automobile, immagine di modernità per eccellenza e oggetto principe dell’estetica futurista.
“L’automobile non segnerà soltanto un’epoca, ma sarà il simbolo della liberazione della donna: avrà fatto,
per spezzare le sue catene, molto più di tutte le campagne femministe e le bombe delle suffragette. Dal
giorno in cui ha afferrato un volante Eva è diventata uguale da Adamo. Quando una donna avrà tra le
mani una forza di diciotto cavalli che guiderà col mignolo, si farà beffe dell’uomo che, da secoli, le dice: Io
sono il tuo padrone perché ho dei muscoli più forti dei tuoi e perché posso asservirti con la maternità.”

La donna di Tamara de Lempicka
Le bellissime protagoniste femminili dei suoi dipinti risultano essere di grande ispirazione per la moda, la fotografia ed il cinema dei nostri tempi. Le donne sono ritratte nella nostra epoca e in ambientazioni moderne, dove il passato ritorna rappresentato nelle acconciature del tempo, nel modo di vestire e soprattutto nel make up. Non è un caso se molti stilisti, truccatori ed artisti dell’estetica si rifanno allo stile di Lempicka. Nei dipinti di quest’artista, il colore vivido e vibrante, mostra la sua modernità, richiamando e mischiando al contempo stesso, l’arte classica e la corrente futuristica in voga in quegli anni.
Un’artista padrona di se stessa che riesce a farsi notare in un mondo maschilista. La donna nei suoi lavori è sempre in primo piano, colore, bellezza, sensualità delle pose in contrasto con il suo tratto deciso e forte che evidenzia ancora di più il suo carattere. Occhi grandi e un poco artificiali. Bocca facile al sorriso e rossa dei più rari “rouges” parigini, profonda e preziosa. Racchiuse in cornici che stentano quasi a contenerle, troviamo donne dalla manieristica forma serpentinata, avvolte in svolazzanti veli di reminiscenza botticelliana, che
lasciano intuire seni e cosce di fulgida carnalità. Troviamo Veneri frivole e bizzarre che ripropongono i gesti studiati e gli abiti delle “mannequins” che sfilano sulle passerelle. Cappelli “à la cloche”. Maglie dai disegni “jacquard” e fili di perle. Auto sportive, lucenti e aerodinamiche. Le sue donne esprimono una sicurezza gelida e perfetta: le mani immacolate, le braccia ricoperte da gioielli sfavillanti e gli sguardi sicuri e sfidanti, immagini vicine all’artificio e al perfezionismo della fotografia di moda. Sfondi metropolitani dai profili aguzzi che sembrano tagliati nella lamiera. Il mondo che la Lempicka racchiude nei suoi quadri è quello
che la circonda: fatuo e glamour, che cerca di nascondere sotto una patina di lusso e frivolezza il
dolore e la tragedia.
Tamara divenne un personaggio determinante, come artista e come donna, nella Parigi del dopoguerra, protesa a fare della propria esistenza un capolavoro, una perfetta e compiuta opera d’arte. I suoi liberi e disinibiti amori, maschili e femminili, i suoi atteggiamenti cinici e, a volte, spietati non sono che il modo di ribellarsi contro le “vecchie e sterili sentimentalità […], le gelosie artificiali, […] il patetico delle separazioni e delle fedeltà eterne.” Una donna tumultuosa, artista, pittrice, diva nel chiaroscuro di un'esistenza avventurosa e romanzesca. Con i suoi look ha saputo ispirare attrici e rock star: sua fan e collezionista numero uno, da sempre, Madonna alias Veronica Louise Ciccone!


Madonna per Louis Vuitton come Tamara De Lempicka e le sue opere



Testo di Marta Romano per la tesina finale del Corso di trucco beauty&correttivo.

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