30 giugno 2014

Il trucco fotografico: il make up dietro le quinte

Il ruolo del Make up su un Set Fotografico

Ai tempi del rullino il ruolo principale del trucco era quello di sopperire alla mancanza dell’analogico, rendendo tutto più coprente e più “pesante”.  

Penelope Cruz - prima e dopo Photoshop

Truccare di meno non significa mancare di estrema accuratezza durante lo svolgimento del lavoro.
Nonostante gli anni passano e le tecnologie migliorano, il trucco fotografico rientra comunque in quella tipologia di make up caratterizzata dall’estrema pulizia e precisione, elementi essenziali per una buona riuscita finale. La luce ha un ruolo predominante su un set, poiché a seconda della sua intensità il lavoro del truccatore cambia: se il fotografo utilizzerà una luce forte e diretta, i volumi del viso della modella risulteranno automaticamente più appiattiti, perciò se il make up richiesto dovrà essere ben evidente, il truccatore rafforzerà il trucco migliorando la qualità di contrasto, in modo tale da renderlo ben visibile nonostante la potenza della luce; viceversa se si utilizzerà una luce diffusa, il make up potrà essere più leggero, in quanto questo tipo d’illuminazione crea già a sua volta delle ombre sul viso.
Questa regola ovviamente vale anche per le sfumature degli occhi, è consigliato evitare linee nette se è presente una luce morbida, al contrario intensificare se la luce è diretta.
Altre due cose a cui porre molta attenzione è alla scelta dei prodotti giusti, che va a seconda del risultato che si vuole ottenere, e al loro dosaggio: ad esempio un correttore non sfumato e non dosato bene sarà automaticamente evidenziato in pellicola provocando l’effetto opposto, ossia evidenziare l’occhiaia anziché nasconderla.


L’ambientazione

E’ importante che il Mua tenga conto del luogo dove si scatterà: i servizi fotografici si differenziano anche per questo, molti si svolgono in studio, altri all’ aperto, dipende dal tipo di foto che bisogna fare.
Generalmente se si sceglie l’esterno come luogo di lavoro, si scatta fino alle ore 12.00 circa, in quanto la luce da quell’ora in poi potrebbe arrecare problemi a livello fotografico; solitamente si sceglie di riprendere a scattare nel primo pomeriggio. 

Tamara Ecclestone - backstage

Essendo all’esterno e sotto i raggi del sole è facile che la modella possa avere delle lucidità sul viso, cosa che in fotografia non deve assolutamente essere presente poiché sarebbero messi in evidenza una serie di difetti : è per questo che la figura del truccatore deve essere sempre presente al momento degli scatti, cosi da poter intervenire nel caso in cui lo ritenga opportuno, come ad esempio utilizzare della cipria per poter opacizzare il viso del soggetto da fotografare nel caso di lucidità.


Lo Scopo e organizzazione del lavoro
Ogni servizio fotografico ha uno scopo: la foto può avere come destinazione i cartelloni pubblicitari, copertine di giornali, sponsorizzazione di vestiti, di profumi, di prodotti di make up etc.
Dietro questi servizi c’è un grande lavoro di squadra, un grandissimo studio dei minimi dettagli, ed è per questo che sono numerose le figure che prendono parte a questo durissimo lavoro.
Solitamente il fotografo ha un proprio assistente, spesso e volentieri anche i truccatori e parrucchieri possono avere dei propri supporti con loro qualora lo ritengano opportuno. Gli Hair Director invece sono coloro che fanno da tramite tra il committente e tutto lo staff che lavorerà per lo scatto. Generalmente sono delle figure che conoscono abbastanza bene questi ambienti, ed è per questo che “sanno un po’ di tutto”.
Per prendere parte a questo lavoro generalmente si organizzano dei meeting qualche ora prima, dove verranno presentate le proposte e dove verrà spiegato il tema e lo scopo dello shooting; in questo caso il fotografo farà vedere al truccatore delle immagini di make up che potrebbero essere adatte al tema di scatto, e solitamente gli viene mostrato anche la modella sulla quale dovrà lavorare, ma ovviamente sarà anche la creatività del Mua ad avere un ruolo di notevole importanza.

Gisele  Bündchen prima di uno shooting

Melissa Satta nel backstage 

Quello che viene richiesto al truccatore è ideare il make up, sviluppandolo con creatività e adattandolo perfettamente alla modella.
Nel momento in cui è stato deciso e concordato tutto il lavoro, si procede all’atto pratico.
In base allo shooting fotografico, la strutturazione e l’organizzazione del lavoro cambia.
Se per esempio bisogna sponsorizzare più abiti di un marchio famoso, e ogni vestito richiede un make up differente, sarà necessario partire da quello più basico per poi terminare con quello più impegnativo, in sintesi: se abbiamo dei vestiti che partono dal più chiaro fino ad arrivare a quello più scuro, e il fotografo richiede esplicitamente diversi look x ogni abito, il Mua dovrà utilizzare una tecnica che gli permette di costruire il trucco, senza dover struccare ogni volta la modella, questa tecnica si chiama “make up ad evoluzione”; quindi si inizierà dall’abito più semplice, seguito da un make up che gli si adatta perfettamente, per poi proseguire a vestiti e trucchi più elaborati. 

Irina Shayk for Replay

Questa generalmente è la procedura che si segue, ma ci possono essere occasioni in cui conviene struccare la modella da capo, poiché dopo tante ore il make up si potrebbe sciogliere e non avere la stessa resa iniziale, soprattutto se l’ambientazione è esterna.


“ Stiamo scattando per … ” 
 Il truccatore deve tener conto di numerosi aspetti per far si che il risultato sia quello richiesto dal fotografo: uno degli aspetti principali è il ruolo della Luce.
Oggi rispetto a ieri, si trucca di meno poiché la digitale consente di apportare miglioramenti con la Post Produzione, modificando ad esempio luci e ombre, che prima non era possibile effettuare.
“Stiamo scattando per…” , una tipica affermazione degli shooting, poiché ogni servizio fotografico ha un motivo di scatto.


Nella foto di sopra riportata troviamo la pubblicità di un fondotinta della Chanel. Questo fondotinta viene pubblicizzato come un prodotto leggero, naturale e dall’estrema luminosità.
Per promuovere questo fondotinta e per renderlo allettante, il trucco che è stato fatto sulla modella si concentra principalmente sulla base del viso: non a caso la base realizzata appare luminosa, uniforme, senza imperfezioni, e naturale.
Altro dettaglio importante, gli occhi sembrano quasi totalmente struccati, perché il messaggio che si vuol far recapitare al pubblico non deve distogliere l’esclusiva attenzione dal viso della modella.
Viene visto e descritto come il fondotinta perfetto.
Come può una foto con un make up simile non incuriosire noi donne?
In questo caso il motivo di scatto è concentrato sulla pubblicizzazione di un prodotto cosmetico, quindi per incuriosire maggiormente le clienti il compito che viene assegnato al truccatore è di estrema importanza, poiché deve riportare sul viso della modella le promesse che fa questo fondotinta, per invogliarle poi all’
acquisto. 



Ora vediamo un motivo di scatto differente.
Nella foto riportata, ci si concentra sulla pubblicità di un mascara della Maybelline.
Questo mascara promette un effetto ciglia finte, extra black con tanto di tono drammatico.
Che make up dovrà realizzare il truccatore per concentrare l’attenzione, e la curiosità delle clienti sul mascara? Ovviamente un trucco incentrato principalmente sugli occhi e sulla loro intensità.
Il trucco è cosi strutturato: labbra naturali, base luminosa, ma occhi estremamente accattivanti.
La scelta della modella dagli occhi chiari non è un puro caso, poiché un make up occhi total black realizzato su un occhio chiaro risalta molto di piu rispetto ad un occhio castano, mantenendo anche un tono piu languido e sexy.
Chi non acquisterebbe un mascara che promette uno sguardo cosi intenso?
A seconda del motivo di scatto, il make up cambia.

Quali sono i prodotti consigliati su un set fotografico?

Come abbiamo visto precedentemente, il truccatore deve tener conto di numerosi fattori quando si parla di Shooting fotografico.
E’ ovvio che il Mua deve avere tutto a portata di mano, ma ci sono alcuni prodotti e strumenti che sono maggiormente consigliati per esigenze fotografiche.
Vediamone alcuni:

- Il Primer
Esistono differenti tipologie di Primer, poiché se ne possono trovare specifici per viso, occhi, o labbra.
Per quanto riguarda il viso solitamente hanno una formula in crema fluida o in gel, sono a base siliconica, e si applicano dopo la crema idratante, e prima del make up.


Hanno diverse caratteristiche: esistono quelli illuminanti per una pelle dal tono spento, opacizzanti per chi ha la pelle grassa, riempitivi per minimizzare i segni di espressione del viso, e infine quelli correttivi per le discromie che si distinguono per la loro colorazione.
I Primer occhi invece hanno un'unica funzione cioè quella di far aderire meglio gli ombretti sulla palpebra, rendere i colori più pieni e intensi e farli durare a lungo evitando sbavature ed accumuli nelle pieghette dell’occhio.
I Primer per le labbra seguono la teoria espressa precedentemente, una particolarità che hanno in piu è che se ne trovano alcuni in commercio che hanno una colorazione, un colore che riprende l’idea del fondotinta, e sono dei veri e proprio neutralizzatori delle labbra.
La caratteristica che accomuna tutti questi primer è sicuramente la capacità di far durare il trucco, e questo aspetto ad un truccatore che si trova su un set fotografico è di primaria importanza!
-La Cipria
La cipria su un set fotografico è utile per fissare la base del trucco, e per donare al viso un effetto opaco.
Anche nel caso di questo prodotto troviamo delle distinzioni: in commercio se ne possono trovare di compatte, in polvere libera, colorate o trasparenti. Cosa le differenzia?


La cipria in polvere compatta è sicuramente la più diffusa per la sua praticità d’uso poichè spesso si presenta in una confezione dotata di piumino e specchietto; questo tipo di cipria è colorata e quindi bisogna stare attente a scegliere un colore che sia il più simile possibile a quello del fondotinta che abbiamo applicato, per non alterarne la colorazione. È ottima per i ritocchi veloci ma bisogna fare attenzione ad applicarne poca alla volta altrimenti, data la polvere non particolarmente sottile, potrebbe tendere a stratificare provocando un effetto troppo polveroso, che in foto si noterebbe.
La cipria in polvere libera invece è trasparente o solo lievemente colorata, ed è quella utilizzata e consigliata maggiormente nei set. Con questo tipo di cipria, caratterizzata dalla sua polvere finissima e quasi impalpabile, otterremo sicuramente dei risultati migliori perché non andremo ad alterare il colore del fondotinta e non rischieremo di creare strati di prodotto troppo spessi, anche ritoccando il trucco più volte.

-Le Ciglia Finte e la relativa colla
Le ciglia finte sono quell’elemento che in gran parte dei servizi fotografici non possono mancare, poiché sono in grado di cambiare totalmente la drammaticità dello sguardo.
Esistono diversi tipi di ciglia finte e si scelgono principalmente in base al tipo di effetto finale che si vuole ottenere.



In commercio si trovano ciglia finte a frangia, o a ciuffetti; quelle a frangia ne esistono sia per un effetto naturale, che per un effetto piu sexy, quelle a ciuffetti invece donano un effetto naturale e allo stesso tempo sofisticato.
Come si applicano?
Per l’applicazione verrà utilizzata la colla, elemento senza la quale non potremmo fissarle.
Anche in questo caso esistono diverse tipologie di colla, ma generalmente la piu consigliata è quella standard che si asciuga velocemente e diventa incolore.

-Il Piegaciglia
Immaginando un trucco dal tono sexy eseguito su una modella per un servizio fotografico: come risulterebbe il trucco se le ciglia fossero completamente dritte?
Ovviamente il make up non renderebbe come dovrebbe, e soprattutto in foto si noterebbe.
Il piegaciglia è uno strumento davvero indispensabile per chi ha ciglia particolarmente dritte e poco incurvate, poiché è in grado di migliorarne l’incurvatura rendendole visivamente piu lunghe e voluminose.
Come si presenta e come si utilizza?
Un piegaciglia ha la forma che ricorda vagamente quella di una forbice, ma che termina con due placchette che si aprono e si chiudono, rivestite da cuscinetti che servono a non spezzare le ciglia al momento del suo utilizzo.
Apparentemente può sembrare complicato ma in realtà è molto semplice:
bisogna aprire il piegaciglia inserendo le dita negli appositi buchi, avvicinarlo il più possibile alla radice delle ciglia della palpebra superiore e cercare di prendere tutte le ciglia, anche le più piccole. Chiudere il piegaciglia facendo pressione, e tenerlo fermo per una decina di secondi. Poi si può procedere con l’applicazione del mascara. Il risultato sarà strepitoso!

-Il Brush Cleanser
Ultimo elemento ma non per importanza è il Brush Cleanser, ossia il pulitore di pennelli. Questo prodotto non sostituisce la pulizia profonda del pennello che va fatta con acqua tiepida e sapone neutro, ma pulisce temporaneamente e velocemente i pennelli assicurando un’asciugatura rapida e un riutilizzo immediato dello strumento.
E’ un ottimo alleato che ogni truccatore tiene sempre con se in caso di qualsiasi “emergenza”, soprattutto se non si è avuto tempo di pulire in modo approfondito i pennelli.







Tesina di Michela Altissimi per l'esame finale del Corso di trucco beauty&correttivo

26 giugno 2014

Il trucco pin-up

La storia della pin up (letteralmente significa “appendere su”, “appendere con spillo”) nasce in Francia dove, alla fine dell’Ottocento, cominciarono ad apparire le prime copertine dedicate a rappresentazioni femminili in abiti succinti.
Nei primi anni del ventesimo secolo, queste immagini arrivarono anche al di là dell’Oceano e, con lo scoppio della prima Guerra Mondiale, in America cominciano a comparire le prime donne pin up. L’esercito americano considerò da subito la pin up utile al morale delle sue truppe e decise così di spedirle al fronte. Il massimo sviluppo e la massima “produzione” di Pin Up si ha però con l’avvento della seconda Guerra Mondiale, quando molte fra le più belle Pin Up furono pubblicate da “Yank”, il settimanale dell’esercito, ovviamente americano: in questo periodo prese vita una nuova arte, la “Nose Art” che vide la rappresentazione di donne sensuali sui mezzi militari americani, in modo particolare sui bombardieri che le usavano come mascotte. Con la fine della guerra sembrava che il fenomeno pin up dovesse via via scomparire, ma al loro rientro in patria vennero subito assoldate dal mondo pubblicitario maschile.
Con il passare degli anni e l’ammorbidirsi della censura, le ragazze si fecero più trasgressive trasformandosi in immagini femminili meno ingenue e più sexy che soppianteranno velocemente le prime pin up.
Per potersi definire pin up, la ragazza doveva possedere caratteristiche fondamentali: la più importante è la postura, che doveva mettere in evidenza le curve sinuose ed essere affiancata da un’espressione del volto ingenua, sorridente ma allo stesso tempo accattivante; la pin up doveva essere incantatrice ma anche scherzosa e birichina con il suo osservatore.
Erano tipiche bellezze americane, dalle gambe lunghe e tornite, curve abbondanti e tratti somatici molto femminili, quindi prosperose ed attraenti ma dal viso giovane, quasi fanciullesco, ed armonioso. Erano delle "dive" private del classico "divismo": l'ampia diffusione delle loro storie sulle riviste concorse a conferire loro un carattere comune agli occhi del pubblico.
Le loro forme generose e longilinee al tempo stesso rappresentano i sogni erotici del pubblico maschile tuttora e, nel periodo in cui hanno iniziato a farsi conoscere, hanno rappresentato una desiderabile opulenza nel momento di una profonda crisi causata dalla fame della guerra.
La donna ideale ha fianchi tondi, seno esplosivo, gambe ben tornite: una donna in carne, che non si preoccupa delle diete o della cellulite e che rappresenta la speranza dopo la fame della guerra.
E’ l’epoca delle “maggiorate”, il cui corpo è metafora del sogno di opulenza che vive l’Europa e che si tradurrà nel boom economico.

Marilyn Monroe

Brigitte Bardot

Le misure seno-vita-fianchi 90-60-90 rappresentano la formula della bellezza degli anni Cinquanta: gambe lunghe, bellissimi fianchi e vita sottilissima sono il modello a cui ambisce ogni ragazza. A partire dal secondo dopoguerra è il cinema, soprattutto quello americano, a proporre i nuovi canoni estetici: le vamp biondo platino, tutte superdotate, sono le ispiratrici della moda, del look, dello stile di vita di donne di ogni ceto sociale.
Sicuramente le icone della femminilità e della sensualità degli anni Cinquanta sono Brigitte Bardot e Marilyn Monroe, con le loro curve procaci e la loro celebre forma “a clessidra”.



L’abbigliamento inoltre giocava un ruolo fondamentale nel suo “vedo-non vedo”: la pin up non doveva mostrare troppo, bensì il gioco consisteva nel coprire in modo sapiente i punti “proibiti”. Iniziarono così a spopolare corpetti con una spallina cadente, lunghe gonne a pieghe sollevate da un forte vento e trasparenti baby-doll. Non è detto che la pin up sia sempre sola, può essere accompagnata anche da figure maschili, da animali (cagnolini al guinzaglio, uccellini, gattini) o auto d'epoca, sempre restando però la protagonista indiscussa di tutta la scena. Questi sono gli ingredienti che, uniti ad un cocktail di colori ed un bel pizzico di innocente malizia, contribuiscono a creare un’immagine di sicuro effetto.
La “vera” pin up è rappresentata nell’immagine di donna che sa ben gestire il difficile equilibrio fra erotismo, buon gusto e discrezione. Con il cinema e il varietà, e soprattutto con la grande stagione dei musical, le pin up degli anni 40 avevano mostrato le gambe e gli ombelichi. Ma la vera svolta arrivò con i primi anni Cinquanta: nel 1953 negli Stati Uniti nacque la rivista Playboy, fondata da Hugh Hefner ed il cui primo numero ospitava per 50 centesimi la giovane e sconosciuta Marilyn Monroe.
Da allora tutte le dive americane hanno aspirato a un posto d’onore su quelle pagine. Tra i nomi più importanti che apparvero sulla rivista non bisogna scordare i due maggiori collaboratori, Alberto Vargas e Rolf Armstrong che riuscirono a ritrarre sapientemente donne bellissime regalandoci un mito senza tempo arrivato fino ad oggi.
E’ proprio grazie ai loro ritratti se sessant’anni dopo possiamo ricordare quegli anni come un periodo di forte cambiamento, nel ruolo della donna così come all’interno del mondo della moda, un periodo fertile e ricco di novità che ancora oggi vengono spiate e riprese come importanti spunti.



IL TRUCCO PIN-UP, ANNI ‘50 
Grace Kelly
Gli anni '50 sono il decennio delle pin up, gli anni del mito di Marilyn Monroe e di Elizabeth Taylor. Mai come in questo decennio la donna è stata più femminile nel suo modo di vestirsi e di truccarsi. In questi anni Dior propone la gonna corolla e il corsetto per stringere al massimo il punto vita. L'ideale di donna è formosa, sensuale, dall'immagine rassicurante e accogliente.
Il trucco degli anni '50 è intramontabile. Ancora oggi molte attrici sfoggiano un make- up ispirato a questo decennio sul red carpet.
Le labbra sono protagoniste, rigorosamente rosse e carnose. La linea del rossetto è arrotondata, ma non a forma di cuore come negli anni '30, bensì vengono leggermente smussati gli angoli dell'arco di Cupido e si tende a bordare le labbra anche sul vermiglio per creare una bocca più piena e sensuale.
L'incarnato si fa più luminoso e viene fatto un uso sapiente dei punti luce che vengono valorizzati con polveri illuminanti. Il fondotinta deve essere molto coprente per garantire una pelle da bambola. Le guance vengono esaltate da blush color rosa pallido per conferire un'aria fanciullesca.

Liz Taylor

Gli anni '50 sono gli anni dell'eye-liner che viene applicato con un tratto molto sottile che va man mano ad allargarsi verso l'esterno della palpebra per poi finire a forma di virgola in sù. Questo trucco serve per allungare e sollevare la parte esterna dell'occhio. La palpebra viene truccata in modo molto naturale, con toni color carne o a volte, come nel caso di Marilyn, veniva applicato un ombretto illuminante, rosa chiarissimo sulla palpebra mobile e un ombretto di rosato ma molto più scuro sulla piega palpebrale, in modo da creare una mezza luna. L'ombretto illuminante viene applicato anche sotto la coda delle sopracciglia per illuminare e aprire lo sguardo e sulla parte alta degli zigomi.
Le ciglia finte sono un must del make-up anni '50 e diventano vistose ed esuberanti per creare un trucco in pieno stile pin-up. Le sopracciglia vengono portate ad “ala di gabbiano” e sovente vengono marcate con la matita per valorizzare lo sguardo. 


Audrey Hepburn
L’industria cosmetica diventa sempre più fiorente e anche i packaging dei prodotti sono poco a poco più pratici e variegati così da soddisfare sempre più esigenze; la cipria diventa compatta per essere portata sempre in borsetta, nascono le prime trousse con specchietti e pennellini.
I capelli in questi anni vanno di moda corti e cotonati, ma anche lunghi, voluminosi e con una frangia molto netta. I colori più diffusi sono il biondo platino e il nero corvino. Ormai il parrucchiere è un lusso che in molte possono permettersi così come il consumo di tinte, balsami e lacche, prodotti sempre più venduti.
Il cinema. In questo periodo, esprime al meglio la doppia anima della società che vive tra i ricordi degli orrori della guerra e il desiderio di andare avanti. In Italia si affermano volti come quelli di Sophia Loren e Anna Magnani mentre in America si guarda con ammirazione a Rita Hayworth, Grace Kelly, Audrey Hepburn e tante altre…stereotipi di donne tutte molto diverse tra loro, che vengono riuniti in un’unica mitica icona, Marilyn Monroe, e la cui immagine è tutt’oggi capace di catalizzare l’attenzione. Il suo mix di sensualità e innocenza allo stesso tempo, la rende una delle donne più amate e ammirate di sempre, una star senza tempi, la prima vera e propria sex symbol.




Tesina di Nicole La Torre per l'esame finale del Corso di trucco beauty&correttivo.







25 giugno 2014

Il trucco della geisha

Le Geisha, Geiko o Geigi, sono artiste tradizionali giapponesi, lavorano come intrattenitrici e le loro abilità includono performance di musica classica giapponese, danza, giochi e l’arte della conversazione.
Come ogni sostantivo giapponese, “geisha” non ha le sue varianti nel plurale o singolare. La parola consiste in due kanji, “gei”, che signica “arte”, e “sha”, che significa “persona” oppure “colui che fa”. La traduzione italiana più letterale sarebbe “artista” o “artista da performance” oppure “artigiana”.
Le apprendiste Geisha si chiamano Maiko, letteralmente “bambina della danza” o Hangyoku, quando sono ancora bambine, “mezzo gioiello”(nel senso che le loro tariffe sono la metà di quelle delle geisha già formate). Esse fanno il loro debutto nella comunità delle geisha di solito dopo un anno intero di addestramento: questi addestramenti, oggi,  iniziano normalmente all’età di 18 anni, storicamente invece potevano iniziare in età giovanissima, a volte a 3 o 5 anni.
Si dice ancora che le geisha vivono in una realtà a parte, che loro stesse chiamano karyukai, “il mondo dei fiori e dei salici”. Prima di scomparire,l e cortigiane erano i “fiori” per via dei loro colori ed i “salici” le geisha, per via della costituzione esile, forza e grazia.
Le origini delle geisha risalgono alla fine del 1600, quando in Giappone esistevano le intrattenitrici femmine, le saburuko(ragazze che servono), che di norma erano ragazze provenienti di famiglie disagiate; molte di queste saburuko vendevano servizi sessuali,mentre altre, con una migliore istruzione, si guadagnavano da vivere intrattenendo negli incontri e riunioni sociali di alta classe. Dopo che la corte imperiale giapponese si spostò a Kyoto nel 1794 iniziarono ad emergere le condizioni che avrebbero formato la cultura delle geisha giapponesi, poiché Kyoto divenne la sede di un’ elite ossessionata dalla bellezza.
Il Giappone tradizionale ora abbracciava delle delizie sessuali e gli uomini non erano tenuti ad essere fedeli alle proprie mogli. La moglie giapponese ideale era una madre modesta e amministratrice della casa, l’amore aveva un’ importanza secondaria. Per godimento sessuale ed affetti romantici gli uomini non si rivolgevano alle proprie mogli, ma alle cortigiane.
Nel secolo XVI furono costruiti i quartieri dei piaceri, circondati da mura, erano conosciuti come Yukaku, dove nel 1617 delle yujo (donne giocattolo) venivano classificate e munite di licenza per esercitare il loro mestiere. Fuori dai quartieri la prostituzione era illegale.
La categoria più alta delle yujo erano le predecessori delle Geisha, le Oiran, una combinazione fra attrici e prostitute, che, sui palcoscenici degli alvei di Kyoto, eseguivano balli e scenette erotiche; questa nuova arte venne chiamata kabuku, “essere selvaggi ed oltraggiosi” . I balli venivano chiamati kabuki e questo fu l’inizio del Teatro Kabuki.
Questi quartieri dei piaceri presto divennero glamourosi centri d’intrattenimento, offrendo più del solo semplice sesso. Le cortigiane di alto livello di questi distretti intrattenevano i lori clienti cantando, ballando e suonando. Alcune erano rinomate poetesse e calligrafe . In modo graduale, divennero tutte specializzate ed emerse un nuovo mestiere, puramente d’ intrattenimento.
Fu quasi all’inizio del XVII sec. che le prime intrattenitrici chiamate geisha apparvero nei quartieri dei piaceri. Le primissime geisha erano in verità uomini che intrattenevano i clienti mentre questi aspettavano di vedere le cortigiane più popolari ed abili.
Prima delle geisha ci furono le adolescenti odoriko (ragazze che ballano),ballerine a prestazioni occasionali, allevate ad un costo elevatissimo. A partire dal 1680 era molto comune la loro presenza da intrattenitrici nelle case dei samurai, anche se molte di esse divennero prostitute all’inizio del sec XVIII.
Quelle che non erano più adolescenti e che perciò non potevano più acconciarsi come delle odoriko, adottarono il nome geisha, cosi come gli intrattenitori maschi.
Dal 1760 al 1770, divennero sempre più popolari e numerose. Molte iniziarono a lavorare esclusivamente come intrattenitrici, normalmente negli stessi stabilimenti con gli uomini geisha.
Dal 1800 essere una geisha era ormai considerato un mestiere femminile (anche se oggi esistono alcuni uomini geisha). Le Oiran man mano diventavano fuori moda e molto meno popolari delle”iki”(moderne e chic) geisha.
Verso il 1830, lo stile in evoluzione delle geisha venne emulato da donne alla moda dell’alta società.
La tradizione delle geisha così seguì fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando un grosso declino cadde sulla loro arte; nel 1944 il mondo delle geisha fu costretto a chiudere: bar, case da tè e gli okiya (le case delle geisha), chiusero le porte e tutti coloro che ci lavoravano (le geisha comprese) furono mandati a lavorare nelle fabbriche o campi per il Giappone.
Un’altra ragione per cui il loro nome perse status fu che durante questo periodo molte prostitute iniziarono ad auto-nominarsi “geisha girls” ai militari americani.
Tuttavia l’unica occasione in cui un uomo avrebbe potuto pagare  in cambio di sesso era durante la cerimonia del mizuage, quando la verginità di una maiko, un’apprendista, geisha veniva messa all’asta, pratica ormai illegale dal 1959.
Mizuage significa letteralmente “sollevare le acque” e, originariamente, in Giappone era un termine metaforico che significava “aumentare la carica di pesce su una barca”. Col passare del tempo passò a significare "soldi guadagnati dal business dell’intrattenimento".
La somma di denaro guadagnata dal mizuage di una maiko era notevole e veniva usata per promuovere il suo debutto come geisha. Questa cerimonia dello “sbocciare” della geisha non era solamente una transazione commerciale, ma anche un rito di passaggio. Una geisha vera e propria è una sofisticata “donna professionale” e ci si aspettava che avessero una globale conoscenza del sesso opposto.
La società delle geisha è una società strettamente matriarcale, costituita da sole donne. Le donne gestiscono praticamente tutto: le case da tè,con le quali le geisha collaborano; gli okiya, cioè le case delle geisha; le finanze; sono anche insegnati e reclutano le aspiranti geisha.
Gli uomini hanno ruoli secondari come parrucchieri, ”vestitori” (per vestire una maiko occorre una certa forza fisica) o commercialisti.
La maggior parte delle donne erano moglie e non svolgevano alcun lavoro al di fuori delle faccende domestiche, quindi diventare una geisha era anche un modo di essere indipendente ed autonome senza dipendere da nessun uomo o essere sposate.

Il percorso per diventare una geisha era lungo e per niente facile. Tradizionalmente, questo percorso iniziava in età giovanissima. Alcune venivano portate agli okiya da bambine all’età di nove anni: queste bambine venivano chiamate hangyoku ed eseguivano delle diverse faccende domestiche. Questa pratica scomparve quando il governo giapponese proibì il lavoro infantile.
Quando una hangyoku raggiungeva l’età fra i 15 ed i 18 anni diventava una maiko, legata al suo okiya da un contratto: l’okiya provvede a cibo, kimono, obi ed attrezzatura necessaria. Questo addestramento è molto costoso ed i suoi debiti vengono ripagati all’okiya con i suoi guadagni. I debiti possono essere ancora in sospeso fino a quando la maiko non diventa una geisha formata e, soltanto quando saranno completamente ripagati, la geisha sarà libera di vivere e lavorare per conto suo.
Una maiko inizia il suo lavoro come una minirai, letteralmente, “impara guardando” ed esercita questa funzione accanto ad una onee-san, cioè una “sorella maggiore", che è una geisha già formata che la porterà con sé nei tanti eventi sociali, come i banchetti ozashiki (tenuti nelle case tradizionali giapponesi, svolti sui tatami), feste nelle case da tè, ecc. 
L’aspirate si limita ad osservare la sua onee-san al lavoro per impararlo e conoscere dei potenziali clienti. Questa tappa dell’addestramento dura solo un mese o due.
Subito dopo inizia la tappa più importante dell’addestramento di una maiko e che può durare degli anni: deve imparare bene oltre il mestiere, deve anche sapersi muovere fra la complessa rete sociale del hanamachi,(”città dei fiori”), il quartiere delle geisha, fondamentale per la sua sopravvivenza futura da geisha. Questo lavoro va fatto anche sulle strade: incontri formali, visite e regali sono dei pezzi chiave per qualsiasi struttura sociale in Giappone e per una maiko sono cruciali per costruire la rete di supporto di cui ha bisogno.

Il trucco bianco ed un kimono elaborato è l’immagine che agli occidentali viene subito in mente quando si pensa ad una geisha. In realtà questo trucco è più utilizzato dalle maiko, che lo devono portare tutti i giorni. Le geisha portano dei kimono, acconciature e trucchi molto più semplici e sobri; la loro arte e maturità sono la loro bellezza naturale, il trucco, acconciatura e kimono che caratterizzano le maiko vengono utilizzati solamente in occasioni speciali.
Il trucco tradizionale di una maiko consiste in una spessa base bianca, con accenni di nero e rosso su occhi e sopracciglia e labbra riempite leggermente di rosso.
L’origine del viso truccato di bianco nella cultura giapponese è un argomento molto discusso ed ancora incerto. 
Una delle teorie è che il trucco bianco iniziò dopo che viaggiatori giapponesi, durante il Medioevo, tornarono dall’ Europa con racconti di “bellezze dal viso pallido”. Anche se questa teoria sembra plausibile, è stato anche detto che il trucco bianco ebbe origine durante l’Era Heian, dal 794 fino al 1185, quando la Cina aveva una forte influenza culturale sul Giappone, così le cortigiane giapponesi adottarono il trucco delle donne cinesi. Questa sembra la teoria più probabile.

Il processo del trucco è complesso, difficile da perfezionare e richiede molto tempo. All’inizio le maiko vengono aiutate dalle loro onee-san oppure dalle oka-san (la madre degli okiya), ma dopo qualche tempo devono imparare a farlo da sole. Il trucco va applicato prima di indossare il kimono per evitare che quest’ultimo si sporchi o si macchi.
Come base viene applicata con le dita una cera chiamata binstuke-abura su tutto il viso, collo, petto e nuca. Questo serve per fissare meglio il fondotinta bianco e tenere giù i pelli facciali e corporali.
Il secondo passaggio è l’applicazione del fondotinta. In origine,era una pasta a base di piombo, che veniva chiamata “argilla cinese”, una sostanza che più tardi venne sostituita dalla polvere di riso. Era un prodotto molto difficile da eliminare,con delle proprietà venefiche, che causava gravissimi danni alla pelle e schiena delle geisha, col passare del tempo.
La polvere di riso viene mescolata all’acqua fino a diventare una pasta omogenea e cremosa e con un pennello viene applicata sul viso,collo, petto e nuca. Iniziando dal collo e andando verso su. L’attaccatura dei capelli viene lasciata scoperta, proprio per dare l’impressione che la geisha o la maiko indossino una vera e propria maschera di porcellana.

Il pennello usato per questa operazione si chiama Itahake, è un pennello largo, fatto a mano in bambù e con setole naturali (cosi come tutti i pennelli utilizzati dalle geisha e maiko) creato apposta per grandi superfici.

Pennello Itahake
In seguito una spugnetta di mare viene passata per togliere l’eccesso di fondotinta e rendere omogeneo il tutto.
Per zone più complicate da raggiungere, come la nuca e collo, viene usato un pennello chiamato Nagae Itahake. 
 La nuca è considerata nella cultura giapponese il foco dell’erotismo, come i seni per la cultura occidentale, quindi una parte a forma di “V” viene lasciata scoperta per accentuare la sensualità di questa zona. In occasioni speciali, come il debutto di una maiko, per esempio, la parte scoperta è a forma di “W”.
Anche i kimono, quando indossati, lasciano scoperti la nuca.

Maiko con W sulla nuca
Il Nagae Itahake è molto simile all’ Itahake solo che più lungo e più stretto, è anche esso, un pennello da fondotinta.
Il passaggio seguente sono gli occhi e le sopracciglia. Questo è forse il passaggio più difficile perché non ammettono errori: se ciò accadesse, la maiko o la geisha dovrebbe iniziare tutto il processo dal principio. Tradizionalmente veniva usato del carbone (oggi vengono utilizzati cosmetici moderni) in piccoli stecchi o con l’aiuto di un pennello chiamato Mayubake, lungo a setole molto dure e compatte.
Le sopracciglia venivano rimosse completamente con delle pinzette e poi ridisegnate più in alto sulla fronte fino all’ Era Heian, dopodiché venivano tenute ben incollate al viso con la cera bintsuke-abura, colorate di bianco con il fondotinta e ridisegnate dritte,sempre con il carbone.
Gli occhi venivano decorati con il carbone sugli angoli esterni,. Le maiko utilizzavano anche del rosso, il colore di tutto ciò che inizia, della bellezza e felicità, sia agli angoli esterni degli occhi che sulle sopracciglia.
Per le rifiniture, viene utilizzato un pennello chiamato Yachiyo Hake: la sua funzione era la stessa di un moderno pennello per polveri del viso occidentale. Veniva usato nelle zone delle gote ed intorno gli occhi, per meglio spargere la polvere di riso.

Pennello Mayubake

Pennello Yachiyo Hake
Del succo di cartamo sciolto in acqua veniva usato per colorare le labbra, poi dello zucchero cristallizzato veniva usato per un effetto vinilico, come un moderno gloss. Per questa operazione il pennello utilizzato si chiamava Beni-Fude.

Molto raramente una geisha colorerà completamente le labbra, come si fa in Occidente. Questo perché la base bianca crea delle illusioni ottiche e colorarle entrambe creerebbe l’effetto di labbra eccessivamente grandi.
Le labbra inferiori delle geisha vengono colorate solo parzialmente, mentre le maiko lasciano il labbro superiore completamente bianco colorando quello inferiore solo parzialmente durante il loro primo anno, dopodiché anche quello superiore viene colorato.

Labbra - dettaglio
Per completare questo look drammatico,le maiko nei loro primi passi di addestramento, a volte dipingevano i denti di nero per un breve periodo di tempo, usando una limatura impregnata di una miscela di ferro ossidato. L’applicazione doveva essere ripetuta dopo un paio di giorno altrimenti i denti sarebbero ritornati al loro colore naturale.


Questo trucco accadeva perché i denti apparivano eccessivamente gialli a contrasto col fondotinta bianco; colorare i denti di nero creava l’illusione che essi “scomparivano” nell’oscurità della bocca. Ovviamente l’effetto era più pronunciato da lontano.
L’abitudine di colorare i denti di nero finì nell’ Era Meiji ed oggi è utilizzato soltanto dagli attori Kabuki e dalle maiko prima del loro debutto come geisha.
Per i primi tre anni le maiko portano il trucco bianco tutti i giorni e vengono aiutate a truccarsi dalle Onee-san oppure delle Oka-san, le “madri” degli Okiya. Passato questo periodo di tempo lo devono truccarsi da sole, adottando un trucco più discreto delle geisha, riportandolo ancora solamente in occasioni speciali.

Così come il trucco, le acconciature sono estremamente importanti elementi nell’immagine di una geisha o maiko.
Le moderne geisha indossano delle parrucche per la loro vita professionale, ma originariamente gli chignon venivano fatti solamente con i capelli naturali.
Anche questo processo di acconciatura è complesso da eseguire e richiede molto tempo. Le visite dal parrucchiere avvenivano una volta a settimana circa per le maiko ed i capelli venivano trattati con della cera calda, cosparsa fra i capelli con un pettine di legno (processo anche molto doloroso) in modo che i capelli mantenessero la forma dell’ acconciatura. Per riuscire a mantenere le acconciature più a lungo e non rovinarle durante la notte, venivano usati dei supporti per la testa e nuca chiamati takamakura al posto del cuscino.



Le acconciature cambiavano a seconda del momento della vita della geisha o maiko, quindi lo chignon così come gli elaborati pettini decorativi e le spille da capelli, i kanzashi, mandavano dei messaggi ben precisi su la portatrice di quest’ultimi.
La prima acconciatura di una maiko si chiamava Mishidashi, facilmente riconoscibile dal nastro di seta rossa che scendono dallo chignon ed il tegarami, cioè la chiusura è fatta di tartaruga, per  dimostrare che ancora non aveva avuto il suo mizuage.
Dopo il suo debutto la maiko porta il Ware-Shinobu,  creato per enfatizzare la sua bellezza e splendore e viene portata per tre anni, fino al suo mizuage.
L’Ofuku, la “pesca tagliata” viene portato dopo il mizuage, dopo il suo danna (protettore) o dopo che l’Oka-san crede un certo livello di maturità sia stato raggiunto. Da davanti può sembrare molto simile al Ware-Shinobu, ma è dietro che sta la differenza: Il tegarami rosso è di seta ed è spillato allo chignon ed ha la forma suggestiva, che ricorda un organo riproduttivo femminile.

Ofuku


Wareshinobu

L ‘Yakko- Shimada è un’ acconciatura formale usata per il periodo di Capodanno, per il Setsubun (L’arrivo della Primavera), e per il 1 Agosto, il Giorno del Ringraziamento, dalle maiko più mature. Ha un tegamari a forma di corda attorcigliata.
Yakko Shimada
Il Katsuyama, invece, è un’acconciatura speciale usata nel periodo di Luglio, per l’arrivo dell’Estate, recite e balli della Stagione del Ballo del Ciliegio. Il Katsuyama è stato anche molto portato dalle donne sposate durante l’Era Edo, passando di moda soltanto dopo l’Era Showa, con l’introduzione di un’ acconciatura chiamata shokuhatsu, creduto dalle donne più igienico e più moderno.
Katsuyama

Il Sakko è l’acconciatura portata dalle maiko negli ultimi due mesi di apprendistato, durante i  preparativi per il debutto come geisha. Così come l’acconciatura dell’inizio dell' apprendistato, anche quella della fine è molto elaborata, facilmente riconoscibile dalle “code” appese dallo chignon. Queste code venivano tagliate nella cerimonia di passaggio da maiko a geisha. Tagliare i propri capelli rappresentava l’amore e devozione della maiko per le arti dominate dalle geisha. Gli addobbi sull’acconciatura devono ora essere discreti anche se più appariscenti che quelli delle geisha.

Sakko

I kanzashi sono rigorosamente legati a periodo e stagione dell’anno ed alla fase della vita della maiko e della geisha, anche se queste ultime le portano sempre più discreti.

Kanzashi di Dicembre
Le geisha e maiko indossano esclusivamente dei kimono. Le maiko portano dei kimono molto colorati con degli obi, le lunghe fasce che svolgono funzione da cintura per il kimono, elaborate ed estravaganti.
Gli obi sono lunghi e molto complicati e faticosi da legare, ecco perché la maggior parte degli okiya disponeva dei servizi dei “vestitori” uomini. Un fatto curioso è che quando le prostitute iniziarono a vestirsi e truccarsi come le geisha, il particolare che le distingueva dalle ultime era che il loro obi era legato in avanti, in maniera molto più semplice perché durante la serata si dovevano spogliare e rivestire molte volte.
Le maiko portavano gli obi legati in uno stile chiamato “darari” ; le geisha più mature lo portano, così come tutto il resto del loro abbigliamento, più discreto e semplice.
Il colore,lo stile e la stampa del kimono dipendono dalla stagione e dall’evento al quale la geisha sta partecipando.
Le geisha indossano i nagaburi, cioè delle sottovesti, rosse o rosa. Le maiko invece le indossano rosse con delle stampe bianche.
Il colore predominante dei colletti delle maiko è il rosso con dei particolari bianchi, argentanti o dorati bordati. Soltanto dopo due o tre anni di apprendistato, il colletto verrà sostituito con un altro interamente bordato di bianco (se visto da davanti), per mostrare maturità. All’età di 20 anni, il colletto sarà interamente bianco.

L’immagine della maiko, per i giapponesi, è la rappresentazione massima della femminilità e della bellezza; per gli occidentali, un simbolo di fascino e di mistero. Questa è l’immagine stereotipata che il mondo ha della geisha, figura misteriosa e complicata da capire.
Questo universo fatto solo di bellezza, che nasconde dietro una maschera bianca la storia di donne che si sono emancipate, donne che da secoli non sono mogli, ma abili danzatrici, suonatrici di shamisen e di flauto, intrattenitrici che versano il sakè, preparano il tè e conversano, facendosi così desiderare, in un complesso gioco di seduzione. Queste sono le donne che attraverso la loro bellezza, fascino ed intelligenza si sono rese indipendenti ed autonome in una antica società governata da uomini.
Questo splendido mondo, che sta rapidamente scomparendo, che deve essere raccontato, apprezzato anche se non sempre capito, spesso confuso con quello delle cortigiane o delle prostitute.

Tesina di Carol Walker per l'esame finale del Corso di trucco beauty&correttivo.

20 giugno 2014

Making Thriller



Ho cominciato a seguire Michael Jackson quando avevo solo dieci anni.Con la sua musica ho iniziato le prime lezioni di danza,con i suoi video è nata la mia passione : "Ma come è possibile creare tutto questo con il make up?"
Oggi posso svelare l'arcano mistero della piccola me, seduta davanti la Tv trasportata nel magico video di Thriller, completamente affascinata dall'arte del Make up.
In quel periodo la capacità di Michael di incantare il pubblico sembrava illimitata. Certo non potevamo sapere che Thriller avrebbe rappresentato il culmine della sua carriera artistica e della sua vita personale.
"Le urla e gli strilli dei suoi fan che premevano contro le transenne della polizia, in una fredda sera d'ottobre nel 1983,circondavano il Palace Theatre su cui campeggiava l'insegna di Thriller". Tutti coloro che partecipavano alla produzione del video si erano infatti impegnati a mantenere il segreto e le misure di sicurezza erano rigorose, ma la voce si era diffusa ed erano comparsi i primi fans. La troupe stava completando le ultime modifiche alle luci e alle cineprese per la scena in cui Michael e la sua ragazza, l'attrice Ola Ray, escono dal cinema in cui hanno appena visto il film dell'orrore. "Pronto per questa scena?" ha urlato John Landis appena prima di annunciare "Action".
"Magnifico" ha risposto Michael. 
Che fosse magnifico oggi, ovviamente, lo sa il mondo intero. Nessuno nel mondo dello spettacolo aveva mai prodotto un video musicale tanto costoso (mezzo milione di dollari girato in 35 mm) né collaborato con un regista cinematografico come Landis (Animal House e The Blues Brothers). Il videoclip di quattordici minuti ha vinto vari premi tra cui il Grammy; il Guinness dei primati lo elenca come il video più popolare di tutti i tempi; MTV music awards 1984 l'ha premiato come miglior performance e miglior coreografia. Jackson ha trasformato profondamente il panorama culturale pop. E' riuscito a trascinare tutti sulla pista da ballo cancellando le barriere razziali che per lungo tempo avevano diviso il popolo della musica.
A soli 25 anni la star rivelava un'eccezionale creatività riguardo la propria carriera. Era stato proprio Jackson a concepire l'idea di un lupo mannaro che ha un appuntamento con una ragazza. 
La scelta di chiamare Landis alla regia del cortometraggio scaturisce dopo che Jackson avesse visionato il film "Un lupo mannaro americano a Londra". Il video doveva far paura, ma anche essere divertente poichè M.J. non era mai stato un patito dei film dell'orrore, ma con la passione per Vincent Price, che fu poi anche scelto per recitare il rap "Funk of Forty Thousand Years" alla fine della canzone. M.J. ha stabilito personalmente come e cosa dovesse esserci nel suo video musicale, molto di più del classico video dove l'artista suonava e cantava davanti alla macchina da presa. C'era una trama, proprio come un cortometraggio. A quei tempi il video narrativo non era stato ancora inventato e in seguito tutti l'hanno imitato trasformando per sempre i video musicali.
Il copione richiedeva che Michael comparisse in tre diversi personaggi:

- Michael normale degli anni '80; interpretava il ruolo di un tipo carino che ha un appuntamento con una bella ragazza. Landis si era assicurato che abbigliamento e luci lo facessero apparire sexy come una star del cinema.

- Michael nelle vesti di un ragazzo degli anni '50; esce con una ragazza e si trasforma in un lupo mannaro (inclusa la ripresa della trasformazione).

- Michael zombie; balla con un gruppo di morti viventi.



IL TRUCCO TRASFORMA MICHAEL IN LUPO MANNARO















"Si comincia facendo un calco del viso dell'attore,poi ci sono il latex, le lenti a contatto...il trucco di Michael è partito come lupo mannaro e poi è diventato piuttosto un gatto mannaro. In genere si sarebbe dovuto fare un calco del viso di ogni attore,ma dopo l'incontro con gli attori avevamo soltanto tre giorni di tempo per completare i volti,dunque non abbiamo potuto procedere così.
Non ero affatto contento di ci,ma alla fine siamo riusciti a preparare delle maschere zombie in modo da averne alcuni truccati nel modo giusto. In questo modo potevamo avere più tempo per preparare il trucco.
Michael era bravissimo e timidissimo. Ricordo la prima volta che John si è avvicinato per filmare la preparazione del suo trucco da inserire nel documentario sul backstage; la cosa non entusiasmava nè me nè Michael,che è scappato a nascondersi in bagno non appena le telecamere hanno fatto il loro ingresso,tanto era nervoso. Era davvero diverso da quando si esibiva.
Le riprese di Thriller sono state fatte mentre si allestiva la serata in onore dell'anniversario della Motown,l'occasione in cui Michael ha presentato il moonwalk. Ecco chi era: uno che solo quando era in scena si animava!”

Rick Baker


Gli air bladders


Sono vesciche costruite con lattice liquido in cui viene pompata aria per mezzo di tubicini di plastica trasparente collegati.Vengono applicati sotto le protesi in lattice schiumato per creare delle visibili espansioni e contrazioni della parte, a seconda che l'aria venga introdotta o tolta dalle vesciche.


Rick Baker ha eseguito questa tecnica nella trasformazione della schiena in "Un lupo mannaro americano a Londra". Una volta ottenuto il calco positivo del viso,si segna con una matita la zona in cui verrà collocato l'air bladder.
Si traccia anche un beccuccio che sia la continuazione della vescica e che arrivi fino ai capelli, così l'inizio del tubo di plastica si verrà a trovare tra i capelli e sarà facilmente mascherabile. Si sgrassa bene la pelle con alcol e si incolla la vescica con il mastice nella stessa posizione disegnata all'inizio del calco positivo. Poi si lascia asciugare.
Il tubicino di plastica va mascherato nei capelli e all'estremità libera va infilata una peretta di gomma. Naturalmente si possono usare molti air bladders contemporaneamente.


APPLICAZIONE DI UNA MASCHERA

Per applicare la maschera del lupo mannaro, il truccatore ha scelto di usare una maschera che ricopra il viso intero di Michael.


Dopo aver messo del mastice sulla punta del naso si adatta il pezzo adagiandolo sul viso e controllando che sia in posizione giusta. Dal naso si procede verso il centro della fronte e si continua salendo applicando il mastice. A questo punto si incolla, uno alla volta, il centro del labbro superiore e il mento. Il soggetto deve aver la bocca chiusa incollando, sezione per sezione, dal centro del viso verso l'esterno. Per la zona degli occhi bisogna usare un adesivo delicato, facendo rimanere il soggetto immobile finchè non si sarà asciugato. Potrà poi muoversi per controllare se ci sono difetti. Si procede all'applicazione del lattice denso picchiettando con una spugna sui contorni, debordando fino a toccare la pelle. Questa operazione renderà più facile la colorazione. Si asciuga, si incipria e si ripete l'operazione lungo i bordi, per nasconderli meglio. Si conclude applicando il sealer. 

Per completare la maggior parte delle truccature speciali, è necessario intervenire anche sul colore degli occhi. In questi casi si ricorre all'aiuto di un ottico, il quale preparerà delle lenti a contatto adatte. Le lenti utilizzate in questo caso sono lenti sclerali che vanno a coprire tutta la parte visibile dell'occhio.
"Non è affatto scomodo" - diceva Michael Jackson a proposito del trucco - "lenti a contatto escluse"
Curiosità: Durante la realizzazione del videoclip, Michael Jackson ha rischiato di lesionarsi gli occhi a causa delle troppe ore con indosso le lenti a contatto.
A M.J. piacevano i risultati del trucco e sopportava pazientemente le lunghe ore di trucco sulla poltrona di Baker. Per il look da "gatto mannaro" gli avevano incollato sulla pelle una maschera di latex con baffoni di pelo di yak sulla quale erano state fissate orecchie e parrucca. Denti finti erano stati inseriti sopra i suoi denti e zampe dai lunghi artigli sopra le sue mani.



IL TRUCCO TRASFORMA MICHAEL IN ZOMBIE 


Una volta che il viso sia pulito e sgrassato, si appoggia la protesi cercando la giusta posizione. Si passa uno strato di mastice al centro dell'area, quanto basta per fissare il pezzo da applicare. L'adesivo non va messo sui contorni sottili della protesi. Si solleva la parte superiore della protesi con le pinzette e si applica sul viso l'adesivo e lo si estende fino a 6 mm dal bordo. Si faccia ben attenzione a non lasciare parti scollate, eccetto i bordi, che vanno incollati con estrema cura: devono confondersi con la pelle, non arrotolarsi e non far grinze. Stesso procedimento va effettuato per la parte inferiore. Finite queste operazioni, si procede all'applicazione del lattice denso utilizzando la stessa procedura sopra citata.
Nel caso specifico del videoclip Thriller, il make up artist Baker ha utilizzato, per la realizzazione del personaggio Michael Zombie, una maschera in lattice pre-colorata concludendo, poi, con un Rubber base grigio verdastro, oscurendo la zona orbicolare con del nero e rosso prugna in modo tale da creare incavi e rientranze alle tempie, sulle guance e ai lati del naso.

"In genere si sarebbe dovuto fare un calco del viso di ogni attore, dopo l'incontro con gli attori avevamo soltanto tre giorni di tempo per completare i volti, dunque non abbiamo potuto procedere così. Non ero affatto contento di ciò, ma alla fine siamo riusciti a prepare delle maschere zombie di tre diverse misure. Anche per i denti non potevamo seguire la procedura normale, perciò ho suggerito che io stesso e la troupe facessimo gli zombie, in modo da averne qualcuno truccato nel modo giusto. In questo modo potevamo avere più tempo per preparare il trucco."

Rick Baker 


"Il trucco richiedeva molto tempo ed era terribilmente faticoso per lui. Si divertiva guardandosi allo specchio alla fine della serata ed era necessario staccare la colla con cui era fissata la maschera,infatti in alcune foto si capisce quanto fosse doloroso. Era come strappare via delle bende dal viso. Ma si è dimostrato molto paziente e disponibile. Non si è rivolto mai in modo brusco o mai ha opposto resistenza. "



Curiosità di produzione

Per Jhon Landis, il regista di Thriller ,lavorare con Michael era fantastico. "Aveva 25 anni,ma era come un bambino di 10 anni,molto sveglio. Era ferito sul piano affettivo,ma era così dolce e pieno di talento". L'obiettivo di Thriller dal punto di vista di Landis ,era "dare più grinta a Michael. Realizzare il video non è stata l'idea brillante di qualcuno : ho accettato di dirigere lo storico video perchè avevo intravisto la possibilità di far rivivere un genere che un tempo era un tipico prodotto hollywoodiano. Era una grande opportunità per me riprodurre il cortometraggio. Nel 1983 i video musicali erano una novità e MTV esisteva soltanto da due anni. Allora i video venivano usati per vendere dischi e quando Michael ha deciso di fare il video di Thriller,l'album era già il più venduto di tutti i tempi. Realizzarlo è costato 500.000 dollari,una cifra enorme a quei tempi per quel genere di cose. Nessuno ci avrebbe finanziato dal momento che l'album aveva già avuto tanto successo. Michael allora ci ha detto che avrebbe pagato lui, ma io non l'ho permesso. Viveva ancora con i suoi genitori a Encino,dietro un supermarket".



Gorge Folsey ,partner di Landis nell'iniziativa, aveva suggerito di fare un documentario ,intitolato The Making of Thriller. "Abbiamo venduto quel film di un'ora a una cosa nuovissima chiamata tv via cavo e al Showtime Network, che allora aveva soltanto tre milioni di abbonati. Hanno pagato 250.000 dollari per i diritti esclusivi per dieci giorni, se nn ricordo male". Quando alla MTV lo hanno visto, hanno chiamato Landis. "Come potete farci questo?", hanno chiesto. Allora abbiamo risposto "Ok,dateci voi i soldi". Ci hanno procurato altri 250.000 dollari in cambio dei diritti per due settimane, e così abbiamo coperto i costi.

"John mi ha descritto l'idea, ma ero perplesso. Poi mi ha chiamato Landis e mi ha chiesto :"Sai chi è Michael Jackson?". E io : "Si, più o meno...Non è quello dei Jackson 5?". Allora mi ha spiegato :"Ha una canzone che s'intitola Thriller e vuole fare un corto". In un primo momento gli ho risposto che non volevo farlo. Il mio non è un lavoro molto apprezzato, è un pò come andare dal dentista, non è qualcosa che gli attori sono ansiosi di fare perchè una persona deve stare seduta per ore mentre tu lavori su di lei. E' fastidioso!

Rick Baker 
Make up artist



Michael sembrava timido ,di temperamento tranquillo,ma il suo modo di ballare era elettrizzante e bisognava proprio vederlo per crederci. Aveva un enorme talento. Sono davvero orgoglioso d'aver lavorato per Thriller,ma non sono mai del tutto soddisfatto dei miei risultati, riesco sempre a trovare cose che vorrei aver fatto diversamente. Thriller è stata l'unica volta in cui ho lavorato con qualcuno che mi faceva venir voglia di annotare i miei pensieri su di lui e descrivere l'affetto che aveva su di me. Conservo ancora quegli appunti.

Robert Paynter
cameraman di Thriller

Thriller ha inaugurato un'era di video dal taglio cinematografico, basati su un'idea capace di attirare l'interesse del pubblico. I video sono diventati più sofisticati, con maggior attenzione alla trama e coreografie assai complesse. Se si guardano i primi prodotti si scopre che erano davvero brutti.

Nina Blackwood
Vj di MTV





Non avevano grande fiducia in me riguardo alla scelta di Michael Jackson per Thriller. Ho scoperto il potere che deriva dall'essere sottovalutato: è la posizione migliore in cui si possa stare.

Quincy Jones
produttore di Thriller




L'impareggiabile Michael Jackson ha avuto un impatto sulla musica superiore a quello di ogni altro artista nella storia della musica.Era magico. Era quello che tutti noi aspiriamo a essere. Sarà per sempre il Re del pop ! Nella vita non contano i respiri che si fanno, ma i momenti in cui si trattiene il respiro. Chiunque di noi abbia visto,sentito o ascoltato la sua arte non può che essere onorato di appartenere a questa generazione e di aver sperimentato la magia di Michael Jackson. Ti voglio bene, Michael.

Beyoncè 
Cantante



Tesina di Laura Cacciapaglia per l'esame finale del Corso di trucco cine-teatrale.