18 giugno 2014

Il Burlesque



LA STORIA

LA NASCITA E LA TRADIZIONE


Nel XIX secolo, negli USA e in Gran Bretagna, il burlesque era uno spettacolo che parodiava il mondo, le abitudini e i passatempi dell’aristocrazia e dei ricchi industriali, per divertire le classi meno abbienti. C’era una trama, per quanto esile; delle canzoni, dei numeri di ballo, tanta comicità. Ma, per mantenere vivo l’interesse del pubblico, già negli anni ’60 dell’800 i fautori degli spettacoli non si facevano scrupoli a mettere sul palco anche qualche donna poco vestita. Ovviamente con le dovute proporzioni rispetto a oggi.
Nonostante un po’ di scandalo, i primi burlesque americani di Broadway fecero, per il tempo, numeri da capogiro, divenendo a tutti gli effetti un fenomeno di massa e contribuendo a “svezzare” il pubblico. Tra gli show più famosi: The Black Crook, che è ricordato soprattutto per l’esibizione di ballerine in succinte calzamaglie; ma soprattutto Ixion che, messo in scena dalla compagnia British Blondes di Lydia Thompson, divenne lo spettacolo più chiacchierato, nonché uno dei più visti, del tempo. Questo show ebbe un clamoroso successo a New York, spostandosi poi a Chicago, New Orleans, Saint Louis, Cincinnati e altre grandi città statunitensi. Il morbo, dalla “Grande Mela”, cominciò a diffondersi ovunque. Ormai i produttori avevano capito bene quale ingrediente rendeva infallibile la ricetta del successo; quindi non fecero altro che aumentarne le dosi. Le trame si fecero più esili, rimasero i numeri comici – ma solo come contorno - aumentarono le presenze femminili e diminuirono gli abiti.
A questo tipo di spettacolo si fuse anche la danza del ventre, grazie soprattutto alla Chicago World’s Columbian Exposition del 1893, che vide esibirsi Little Egypt: una ballerina armena (a dispetto del nome d’arte), che infiammò la platea con la sensualità dei suoi movimenti.In questa fase, le artiste del burlesque erano poco vestite, ma non si spogliavano.
La novità dello striptease arrivò col tempo. Per quanto non esista una data realmente documentata per la nascita di questo tipo di performance, in molti affermano che il primo striptease avvenne per caso.
Si racconta che nel 1917, nello spettacolo dei fratelli Minsky– che per un certo periodo furono i re del burlesque – si esibisse la ballerina Mae Dix; una sera, durante un’esibizione, a causa di un piccolo incidente tecnico, la signorina Dix finì col perdere in scena buona parte del suo abito: il pubblico fu entusiasta e l’”incidente” divenne parte integrante dello spettacolo.
Il crescente successo del burlesque portò la stampa, guidata da influenti benpensanti, a scagliarsi violentemente contro questa peccaminosa forma di spettacolo. In un primo tempo questo fu inutile e non fece altro che aumentarne la popolarità e il numero di biglietti venduti.
A gettare benzina sul fuoco ci fu anche l’avvento di un fenomeno che, almeno parzialmente, era alla base del successo commerciale degli spettacoli della Thompson: la scoperta che le donne non erano solo corpi da mostrare, ma erano anche esseri pensanti.

Lo dimostrò ampiamente Mae West: scrittrice, autrice di canzoni, produttrice, attrice teatrale e poi cinematografica, l’artista si distinse per uno stile basato sì sulla sua prorompente femminilità, ma soprattutto su testi arguti e sagaci battute a doppio senso (che, nel 1927, a causa del suo show intitolato esplicitamente Sex, la portò a passare qualche giorno in prigione).
In molti seguirono l’esempio delle prime compagnie e il morbo si diffuse rapidamente, originando anche prodotti scadenti. Poi, negli anni ’20, la moda si esaurì. I teatri impiegati per anni nel burlesque, lentamente, chiusero tutti e i relativi proprietari incontrarono seri problemi: difficilmente i loro locali potevano essere riconvertiti in sedi per il vaudeville (sempre varietà, ma più casto) o per forme di teatro tradizionale. A questo punto, visto che non si poteva tornare indietro, l’unica soluzione sembrò quella di percorrere la strada fino in fondo e buttarsi nello striptease.
Al tempo praticare lo striptease era come camminare su un campo minato: spingersi troppo in là poteva avere conseguenze devastanti per l’artista, l’impresario e il proprietario del teatro, che rischiavano di finire in prigione per corruzione della morale pubblica. Si fece quindi di necessità virtù: si cominciarono ad usare i tanga (in inglese G-strings) e i “puntini” (pasties), per coprire il corpo quel tanto da non incorrere in problemi con la legge e, al contempo, quel poco da risultare interessante per gli spettatori, che ormai erano solo uomini. Le artiste più abili, inoltre, cominciarono a puntare anche al cervello del pubblico, condendo le proprie esibizioni con tocchi artistici o battute di spirito. Ma, a dire la verità, si trattava di casi isolati: il burlesque era diventato perlopiù uno show di semplici spogliarelli, inframmezzati da qualche comico da strapazzo. La legge ebbe ragione di diversi teatri, che dalla metà degli anni ’20 e per tutto il decennio successivo, riuscì a chiudere praticamente tutti i burlesque di New York. Visto che ormai persino la parola “burlesque” era diventata fuorilegge, i gestori trasformarono i teatri che fino ad allora avevano ospitato questo tipo di spettacolo in semplici cinema.
La maggior parte delle artiste finì nei nightclub, mentre le più fortunate ottennero qualche particina a Hollywood. Gli artisti che lavoravano con loro ripiegarono su radio, tv e cinema. Ma non tutto era perduto.
Le riviste maschili più osé proseguirono a mostrare le eroine del burlesque, anche se solo su carta.
La popolarità delle migliori stripteaser non calava, tanto che negli anni ’40 molte di esse riuscirono a crearsi proprie compagnie ambulanti dei cosiddetti “girl show”, mentre alcuni nightclub divennero burlesque club.
Visto che la maggior parte dello spettacolo stava, ormai, nella sola esibizione delle artiste, le nuove leve si resero conto che occorreva aumentare l’originalità, l’inventiva, la stravaganza delle performance.
Si poteva così assistere all’esibizione di Dixie Evans che, nelle vesti di una Marilyn Monroe ancora più generosa dell’originale, ballava con un pupazzo di Joe Di Maggio!
Le cose stavano cominciano a cambiare rapidamente: negli anni ’60 nacquero i go-go club: locali in cui si esibiva contemporaneamente un intero corpo di artiste, sul modello delle Folies Bergère. Ma la liberazione sessuale era dietro l’angolo e i tempi erano ormai maturi per la pornografia. Nel giro di pochi anni, il pubblico preferì ai casti burlesque le ben più sfacciate novità dei film a luce rossa.
Dal ’65 in poi, il burlesque venne trattato come un reperto del passato. Lo spettacolo filologico di Ann Corio This Was Burlesque (1965 e 1981) e quello di Ann Miller e Mickey Rooney intitolato Sugar Babies (1979), non erano più altro che dei divertiti revival.
Poi, col passare degli anni, accadde qualcosa.



IL NEO-BURLESQUE

Jennie Lee
Alcune cose accadono per caso, altre per la volontà delle persone. Ma nella maggior parte c’è una presenza di entrambe le componenti. Jennie Lee “The Bazoom Girl”, artista di una certa notorietà nel periodo d’oro del burlesque, iniziò per caso a raccogliere materiale inerente a questa forma di spettacolo. Col passare degli anni la collezione raggiunse dimensioni ragguardevoli, tanto da occupare buona parte del ranch californiano dove la donna trascorse l’ultimo periodo della sua vita. Dopo la sua morte, l’amica Dixie Evans decise di trasformare il ranch in un museo del burlesque: l’Exotic World Home of the Movers & Shakers’ Burlesque Museum and Striptease Hall of Fame. Per pubblicizzarlo, l’ex stripteaser istituì nel 1992 il premio Miss Exotic World. Possiamo dire che da qui partì la grande rinascita del burlesque.
La cocktail generation degli anni ’90 s’innamorò di questa cultura: ne riscoprì i personaggi, elevò Bettie Page a oggetto di culto e diede origine a migliaia di emuli. Il mercato seguì i desideri del pubblico: le musiche che accompagnavano gli striptease vennero ristampate su CD, si recuperarono i filmati di esibizioni girate in studio negli anni ’50, si diffusero i libri con le fotografie dell’epoca d’oro, nacquero nuove pubblicazioni. In più cominciarono a fioccare gli eventi legati al burlesque: dalle serate nei club ai party nelle discoteche, fino a spettacoli, convention, concorsi e quant’altro.
Negli anni si è creata una comunità mondiale di nomi ricorrenti: Dirty Martini, Dita Von Teese, Angie Pontani and the World Famous Pontani Sisters, Jo “Boobs” Weldon, The World Famous *BOB*, la compagnia Velvet Hammer… Questo considerando solo gli USA. Ma Canada e Australia non sono da meno, come anche buona parte dell’Europa. Le iniziative e i festival si moltiplicano: Tease-O-Rama e The NY Burlesque Festivalnon sono che due nomi tra i tanti. E anche la TV non è rimasta indifferente: This or That! America’s Favorite Burlesque Game Show” è il titolo di un irriverente gioco televisivo in cui due concorrenti vengono sottoposti a imbarazzanti prove che li lasciano sempre più svestiti, con la complicità di alcune star del burlesque (non lontano dal nostrano Colpo Grosso di decenni fa).
Ora, a più di un decennio di distanza dall’inizio della riscoperta, possiamo dire che il neo-burlesque non è una moda. Molte stripteaser si sono affrancate dalle prime esibizioni che copiavano spudoratamente il look e il gusto del passato, aggiungendo tocchi di novità, instaurando dialoghi e giochi di scambi con molte subculture come il punk, il gothic, il rockabilly, elaborando i propri striptease e avvicinandoli, talvolta, alle performance degli artisti d’avanguardia.
Ma non si cerchi per forza il messaggio o il contenuto: nel burlesque contemporaneo la caratteristica ironica si è fatta sì più forte che nel passato, ma non è più rivolta all’ambito sociale, bensì a sé stesso, finendo per essere totalmente autoreferenziale. La maggior parte delle artiste, soprattutto americane, ama proporre delle esibizioni che si rifanno sfacciatamente a quelle tradizionali degli anni ’20, ’30 e ‘40, parodiandole in tutti i modi: si parte dalla musica (a volte con i brani dell’epoca), passando dalle acconciature (parrucche cotonatissime e coloratissime), per arrivare ai vestiti e agli accessori. Si preme il pedale dell’eccesso grafico, ma non sul versante della nudità, bensì su quello dello spettacolo. Le parole d’ordine sembrano essere kitsch e camp: quanto più lontano dalla satira ci possa essere. Da un certo punto di vista, quindi, il burlesque è diventato un mondo chiuso in sé stesso, una riserva di disimpegno quasi totalmente priva di contatti con la realtà.
Molly Crabapple
In certi casi possiamo dire che le caratteristiche delle esibizioni che, alle origini, accompagnavano gli striptease, siano infine state inglobate da questi ultimi: molte artiste contemporanee sono anche un po’ comiche, un po’ illusioniste, un po’ “fachire” (come la poliedrica Molly Crabapple, che si spoglia facendo la mangiafuoco).
Altra fondamentale differenza dal passato è che il burlesque è diventato un mondo dominato dalle donne, e non solo in senso numerico. Molte artiste di oggi non si esibiscono per professione, bensì per puro divertimento, talvolta anche con finalità benefiche. La figura dell’impresario è praticamente scomparsa, perché le performer si gestiscono da sé. In più, sul palco si sono aggiunti anche degli uomini, che si esibiscono proprio come le colleghe, (tra gli artisti più conosciuti c’è l’incontenibile Tigger).
Quindi, nonostante la superficie sembri quasi la medesima, la sostanza del burlesque di oggi è decisamente diversa da quella del passato. È la sostanza di un puro, triviale divertimento.


ESPONENTI PRINCIPALI

Le personalità che hanno fatto in qualche modo la storia di questa forma d’intrattenimento, sia nel passato che al giorno d’oggi, sono un’infinità.

ANN CORIO


Si fece le ossa molto giovane, al Minsky’s Burlesque di New York, e il suo nome cominciò a girare. Come molte colleghe, tentò la carriera d’attrice, ma con poco successo.
Nel 1962 tornò in qualche modo sui suoi passi, creando il disco Ann Corio Presents: How to Strip for Your Husband – Music to Make Marriage Merrier. Al vinile, con i brani firmati da Sonny Lester, era allegato un libretto della Corio con i consigli per diventare una stripper da casa.
Nel 1965 diresse e intepretò lo show This Was Burlesque, che di seguito divenne un libro e un musical satirico.

BETTIE PAGE


La figura di Bettie Page, tradizionalmente, viene legata all’immaginario burlesque. In realtà non si esibì praticamente mai sulle tavole di un palcoscenico; ma di lei rimangono testimonianze che la maggior parte delle performer non può vantare: le pellicole cinematografiche.
Page, con Tempest Storm, Lily St. Cyr e altre artiste, partecipò infatti a titoli come Varietease eTeaserama : di fatto semplici riprese cinematografiche di burlesque riprodotti in studio, con striptease, ma anche numeri comici e musicali.
La favolosa miscela di bellezza, fetish, e ironia hanno fatto di Bettie un’icona pop, l’innesco che ha fatto esplodere il ritorno del burlesque negli anni ’90.



BLAZE STARR


Per quanto sia più conosciuta per la sua controversa relazione con l’allora governatore della Louisiana Earl Long. Fannie Belle Fleming fu una performer di alto livello.
Capelli rossi, un corpo sinuoso, una sensualità innata, grandi doti sceniche: un mix che è a tutt’oggi fonte d’ispirazione per molte starlette.
Basti ricordare che, tra i tanti numeri spettacolari che Blaze metteva in scena, ce n’era uno in cui una sedia prendeva fuoco quando lei, nuda, vi si sedeva.
Un altro prevedeva una pantera – vera e ammaestrata – che la svestiva a dovere.



DIRTY MARTINI


La burrosa, formidabile Dirty Martini si è avvicinata al burlesque relativamente tardi. Dopo alcuni spettacoli coreografati e interpretati alcuni anni prima per una compagnia itinerante, inizia le sue performance a New York nel 1997, anno in cui nasce il suo personaggio.
Nel 2004 viene incoronata Miss Exotic World.
Nel 2006 appare rapidamente nel film Shortbus.

DIXIE EVANS


Negli anni d’oro del burlesque fece fortuna per la sua impressionante somiglianza con Marilyn Monroe. Ha contribuito a trasformare il ranch dell’amica Jennie Lee nello Exotic World Home of the Movers & Shakers’ Burlesque Museum and Striptease Hall of Fame: un vero e proprio tempio che raccoglie i cimeli dal passato per conservare memoria di questa particolare forma di spettacolo.
Per pubblicizzare il museo, la Evans ha istituito nel 1992 il premio Miss Exotic World, a tutt’oggi il più ambito dalle star del genere.

GYPSY ROSE LEE


Quando un’artista burlesque pensa ad un modello di eleganza in questo tipo di spettacolo, pensa soprattutto a Gypsy. Negli anni ’40 (e non solo) fu praticamente un’emblema del burlesque, avendo contribuito a creare basi e regole usate ancora oggi dalle performer.
Con Mae West, fu una delle poche artiste del genere ad usare anche l’arma della parola, con battute intellettuali, garbate e taglienti al contempo.


TEMPEST STORM


Annie Blanche Banks, una splendida ragazza con i capelli rossi e con delle misure incredibili, arrivò in California e conobbe in fretta quel successo che le serviva per riscattarsi da un passato difficile. Lavorò un po’ ovunque, negli USA, riuscendo anche ad essere la star di molti burlesque movie.
Alla fine degli anni ’50, assicurò i suoi magnifici – e naturali! – seni ai Lloyds di Londra per un milione di dollari. Tra i suoi tanti, chiacchierati flirt, anche John T. Kennedy ed Elvis Presley.
Nonostante la veneranda età, si è ritirata dalle scene solo nel 1995.



DITA VON TEESE


Famosa è la sua performance di striptease nel gigante Martini Glass e il suo look da vera pin-up dalla pelle d'avorio. È considerata una fashion icon dallo stile vintage e sofisticato: è ospite fissa per molti stilisti e modella per molti obiettivi fotografici.
Nativa del Michigan, sviluppa fin da piccola una particolare passione — influenzata dalla madre — per il cinema e i musical in Technicolor degli anni quaranta. Affascinata dalla Old Hollywood, Dita inizia a immedesimarsi nelle sue dive preferite facendo spesso uso di abbigliamento retró. Iniziò a praticare danza classica, la sua prima aspirazione fu quella di diventare ballerina. In seguito si servirà di questa preparazione nei suoi spettacoli di genere burlesque.
A dodici anni si trasferì nella Contea di Orange, in California, con i genitori e le due sorelle. Da adolescente, la madre la portò a comprare il suo primo reggiseno, di semplice cotone bianco, e le diede un uovo di plastica contenente dei collant color carne. Incredibilmente delusa, iniziò a pensare di trovarsi un lavoro per poter comprare la lingerie che sognava: lei avrebbe desiderato vestiti con merletti e calze simili a quelle viste dalle sue attrici preferite e nelle riviste di Playboy del padre.
A quindici anni iniziò a lavorare in un negozio di biancheria intima come commessa. Il lavoro le permetterà di comprarsi tutti i gingilli da lei desiderati per esaltare la sua femminilità.
La passione per i vestiti vintage la porta a specializzare il suo studio al College in storia della moda, abbandonata l'idea di diventare una ballerina, Dita voleva diventare costumista per spettacoli e cinema. È divenuta nota soprattutto per la sua relazione con la rockstar shock rock Brian Warner, noto come Marilyn Manson.
Il matrimonio, officiato dal regista Alejandro Jodorowsky, si era svolto in perfetto stile gotico e abiti ottocenteschi in un castello della Contea irlandese del Tipperary.
La carriera come stripper iniziò in un locale di spogliarello, a diciannove anni, dove si distinse per classe e originalità. Amava creare numeri ispirandosi allo stile degli anni Quaranta che ammirava particolarmente: capelli acconciati ad alveare, guanti fino al gomito, corsetti e giarrettiere; ciò confondeva e affascinava la clientela. Ad inizio carriera partecipò anche ad alcuni film softcore, come Romancing Sara e Matter of Trust oltre a due film hardcore a tematica lesbo/fetish (Pin Ups 2 e Decadence).
Se l'eleganza delle sue performance traggono spunto da bellezze d'epoca come Gypsy Rose Lee e Betty Grable, la sua immagine è dichiaratamente ispirata a Bettie Page. Dita infatti sarebbe una bionda naturale dal visino tenero, ma ciò andava molto lontano da come in realtà voleva apparire.
Così, in un mondo popolato da riviste che propongono bellezze statuarie dalla chioma bionda e la pelle dorata, Dita si tinge i capelli di nero corvino, si scurisce le sopracciglia, mantiene una pelle bianchissima e si dipinge le labbra di rosso scarlatto. La piccola Dita spicca tra tante e inizia a lavorare come modella per riviste di genere fetish.
Ma non solo i feticisti e gli amanti del latex iniziano ad apprezzare la sua alternativa bellezza, e in poco tempo Dita diventa una delle muse ispiratrici di molti artisti. Tra gli artisti in questione, non si può non citare uno dei più esclusivi shoes-designer francesi, Christian Louboutin, che ormai grande amico della Von Teese, le disegna e le personalizza le scarpe per ogni suo spettacolo.
Nel dicembre 2002 posa per la rivista statunitense Playboy, copertina che la rende nota in tutti gli Stati Uniti. Agli inizi del 2000 conosce il rocker Marilyn Manson ed inizia la relazione che la renderà famosa in tutto il mondo per aver ispirato all'artista il disco del 2003 The Golden Age of Grotesque. Nel 2005 posa per la campagna di Vivienne Westwood insieme al marito Marilyn Manson. Ha sfilato anche per Moschino e Jean Paul Gaultier. Ha fatto da testimonial per i brand di lingerie Agent Provocateur e Frederick's of Hollywood. Si esibisce in locali e per eventi del tutto esclusivi, come ai Fashion Week's Party delle più grandi città, e al Crazy Horse di Parigi e di Las Vegas. Nel 2008 crea per Wonderbra una linea d'intimo ispirata a se stessa e agli anni Quaranta-Cinquanta.
Sempre nel 2008 diventa testimonial per Cointreau, il famoso liquore francese all'arancia, che le dedicherà il CointreauTeese, un cocktail personalizzato alle note di violetta. A maggio 2009 si esibisce all'Eurofestival accompagnando la canzone della Germania; A gennaio 2013 si esibisce nel video musicale Disintegration prodotto dal duo elettronico Monarchy , ad aprile 2013 in quello di Up in the Air dei Thirty Seconds to Mars. Oggi è riconosciuta come The Queen of Neo Burlesque.


BURLESQUE - Il film


 Ci sono film che, involontariamente o meno, riescono a catturare il loro tempo, le dinamiche sociali e culturali che li circondano e li incastonano. Che si fanno specchio più ampio della storia che raccontano. Burlesque è uno di questi film.
Il film è un musical contemporaneo interpretato da Cher che affianca la cantante Christina Aguilera.
Alle moderne e bellissime coreografie dei balletti, si aggiungono costumi glamour e scintillanti make up.
Il nome del vero protagonista è Kristofer Buckle, truccatore di fiducia di Christina, ma soprattutto responsabile della sua immagine in tutte le scene del film.
Il primo step: Cancellare i tatuaggi di lady Aguilera, anche i più nascosti non è stato facile spiega Buckle perché, i costumi di scena sono quello che sono, cioé minimal. “I tattoo erano diventati il mio incubo ha ammesso Buckle vivevo con l'ansia costante che spuntassero fuori in qualche frame”. E poi la carnagione chiarissima. Per ottenere l'effetto “ragazza dell'Iowa”, infatti, ha dovuto rinunciare per tutta la durata delle riprese alle sue amate sedute di self-tanning.
Dal blush corallo di Ali-Christina appena arrivata a Los Angeles, alle labbra deep red sul palco, Kristofer Buckle si è servito del make up per enfatizzare la trasformazione progressiva della protagonista durante il film.
I consigli davvero utili sono quelli dello stesso Buckle In sintesi estrema: munitevi di rossetto rosso, eye-liner,ciglia fake e soin nutrienti effetto glitter da stendere su tutto il corpo.
In fatto di acconciature, invece, l'accessorio che bisogna avere sempre è la lacca. Le onde che fanno tanto burlesque non sono mai naturali quindi bisogna fissarle molto.
I tessuti/accessori tipici del burlesque: piume clips, cerchietti e fasce in velluto, pizzo e strass.


Tesina di Barbara Lattanzi per l'esame finale del Corso di trucco beauty&correttivo.



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