25 giugno 2014

Il trucco della geisha

Le Geisha, Geiko o Geigi, sono artiste tradizionali giapponesi, lavorano come intrattenitrici e le loro abilità includono performance di musica classica giapponese, danza, giochi e l’arte della conversazione.
Come ogni sostantivo giapponese, “geisha” non ha le sue varianti nel plurale o singolare. La parola consiste in due kanji, “gei”, che signica “arte”, e “sha”, che significa “persona” oppure “colui che fa”. La traduzione italiana più letterale sarebbe “artista” o “artista da performance” oppure “artigiana”.
Le apprendiste Geisha si chiamano Maiko, letteralmente “bambina della danza” o Hangyoku, quando sono ancora bambine, “mezzo gioiello”(nel senso che le loro tariffe sono la metà di quelle delle geisha già formate). Esse fanno il loro debutto nella comunità delle geisha di solito dopo un anno intero di addestramento: questi addestramenti, oggi,  iniziano normalmente all’età di 18 anni, storicamente invece potevano iniziare in età giovanissima, a volte a 3 o 5 anni.
Si dice ancora che le geisha vivono in una realtà a parte, che loro stesse chiamano karyukai, “il mondo dei fiori e dei salici”. Prima di scomparire,l e cortigiane erano i “fiori” per via dei loro colori ed i “salici” le geisha, per via della costituzione esile, forza e grazia.
Le origini delle geisha risalgono alla fine del 1600, quando in Giappone esistevano le intrattenitrici femmine, le saburuko(ragazze che servono), che di norma erano ragazze provenienti di famiglie disagiate; molte di queste saburuko vendevano servizi sessuali,mentre altre, con una migliore istruzione, si guadagnavano da vivere intrattenendo negli incontri e riunioni sociali di alta classe. Dopo che la corte imperiale giapponese si spostò a Kyoto nel 1794 iniziarono ad emergere le condizioni che avrebbero formato la cultura delle geisha giapponesi, poiché Kyoto divenne la sede di un’ elite ossessionata dalla bellezza.
Il Giappone tradizionale ora abbracciava delle delizie sessuali e gli uomini non erano tenuti ad essere fedeli alle proprie mogli. La moglie giapponese ideale era una madre modesta e amministratrice della casa, l’amore aveva un’ importanza secondaria. Per godimento sessuale ed affetti romantici gli uomini non si rivolgevano alle proprie mogli, ma alle cortigiane.
Nel secolo XVI furono costruiti i quartieri dei piaceri, circondati da mura, erano conosciuti come Yukaku, dove nel 1617 delle yujo (donne giocattolo) venivano classificate e munite di licenza per esercitare il loro mestiere. Fuori dai quartieri la prostituzione era illegale.
La categoria più alta delle yujo erano le predecessori delle Geisha, le Oiran, una combinazione fra attrici e prostitute, che, sui palcoscenici degli alvei di Kyoto, eseguivano balli e scenette erotiche; questa nuova arte venne chiamata kabuku, “essere selvaggi ed oltraggiosi” . I balli venivano chiamati kabuki e questo fu l’inizio del Teatro Kabuki.
Questi quartieri dei piaceri presto divennero glamourosi centri d’intrattenimento, offrendo più del solo semplice sesso. Le cortigiane di alto livello di questi distretti intrattenevano i lori clienti cantando, ballando e suonando. Alcune erano rinomate poetesse e calligrafe . In modo graduale, divennero tutte specializzate ed emerse un nuovo mestiere, puramente d’ intrattenimento.
Fu quasi all’inizio del XVII sec. che le prime intrattenitrici chiamate geisha apparvero nei quartieri dei piaceri. Le primissime geisha erano in verità uomini che intrattenevano i clienti mentre questi aspettavano di vedere le cortigiane più popolari ed abili.
Prima delle geisha ci furono le adolescenti odoriko (ragazze che ballano),ballerine a prestazioni occasionali, allevate ad un costo elevatissimo. A partire dal 1680 era molto comune la loro presenza da intrattenitrici nelle case dei samurai, anche se molte di esse divennero prostitute all’inizio del sec XVIII.
Quelle che non erano più adolescenti e che perciò non potevano più acconciarsi come delle odoriko, adottarono il nome geisha, cosi come gli intrattenitori maschi.
Dal 1760 al 1770, divennero sempre più popolari e numerose. Molte iniziarono a lavorare esclusivamente come intrattenitrici, normalmente negli stessi stabilimenti con gli uomini geisha.
Dal 1800 essere una geisha era ormai considerato un mestiere femminile (anche se oggi esistono alcuni uomini geisha). Le Oiran man mano diventavano fuori moda e molto meno popolari delle”iki”(moderne e chic) geisha.
Verso il 1830, lo stile in evoluzione delle geisha venne emulato da donne alla moda dell’alta società.
La tradizione delle geisha così seguì fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando un grosso declino cadde sulla loro arte; nel 1944 il mondo delle geisha fu costretto a chiudere: bar, case da tè e gli okiya (le case delle geisha), chiusero le porte e tutti coloro che ci lavoravano (le geisha comprese) furono mandati a lavorare nelle fabbriche o campi per il Giappone.
Un’altra ragione per cui il loro nome perse status fu che durante questo periodo molte prostitute iniziarono ad auto-nominarsi “geisha girls” ai militari americani.
Tuttavia l’unica occasione in cui un uomo avrebbe potuto pagare  in cambio di sesso era durante la cerimonia del mizuage, quando la verginità di una maiko, un’apprendista, geisha veniva messa all’asta, pratica ormai illegale dal 1959.
Mizuage significa letteralmente “sollevare le acque” e, originariamente, in Giappone era un termine metaforico che significava “aumentare la carica di pesce su una barca”. Col passare del tempo passò a significare "soldi guadagnati dal business dell’intrattenimento".
La somma di denaro guadagnata dal mizuage di una maiko era notevole e veniva usata per promuovere il suo debutto come geisha. Questa cerimonia dello “sbocciare” della geisha non era solamente una transazione commerciale, ma anche un rito di passaggio. Una geisha vera e propria è una sofisticata “donna professionale” e ci si aspettava che avessero una globale conoscenza del sesso opposto.
La società delle geisha è una società strettamente matriarcale, costituita da sole donne. Le donne gestiscono praticamente tutto: le case da tè,con le quali le geisha collaborano; gli okiya, cioè le case delle geisha; le finanze; sono anche insegnati e reclutano le aspiranti geisha.
Gli uomini hanno ruoli secondari come parrucchieri, ”vestitori” (per vestire una maiko occorre una certa forza fisica) o commercialisti.
La maggior parte delle donne erano moglie e non svolgevano alcun lavoro al di fuori delle faccende domestiche, quindi diventare una geisha era anche un modo di essere indipendente ed autonome senza dipendere da nessun uomo o essere sposate.

Il percorso per diventare una geisha era lungo e per niente facile. Tradizionalmente, questo percorso iniziava in età giovanissima. Alcune venivano portate agli okiya da bambine all’età di nove anni: queste bambine venivano chiamate hangyoku ed eseguivano delle diverse faccende domestiche. Questa pratica scomparve quando il governo giapponese proibì il lavoro infantile.
Quando una hangyoku raggiungeva l’età fra i 15 ed i 18 anni diventava una maiko, legata al suo okiya da un contratto: l’okiya provvede a cibo, kimono, obi ed attrezzatura necessaria. Questo addestramento è molto costoso ed i suoi debiti vengono ripagati all’okiya con i suoi guadagni. I debiti possono essere ancora in sospeso fino a quando la maiko non diventa una geisha formata e, soltanto quando saranno completamente ripagati, la geisha sarà libera di vivere e lavorare per conto suo.
Una maiko inizia il suo lavoro come una minirai, letteralmente, “impara guardando” ed esercita questa funzione accanto ad una onee-san, cioè una “sorella maggiore", che è una geisha già formata che la porterà con sé nei tanti eventi sociali, come i banchetti ozashiki (tenuti nelle case tradizionali giapponesi, svolti sui tatami), feste nelle case da tè, ecc. 
L’aspirate si limita ad osservare la sua onee-san al lavoro per impararlo e conoscere dei potenziali clienti. Questa tappa dell’addestramento dura solo un mese o due.
Subito dopo inizia la tappa più importante dell’addestramento di una maiko e che può durare degli anni: deve imparare bene oltre il mestiere, deve anche sapersi muovere fra la complessa rete sociale del hanamachi,(”città dei fiori”), il quartiere delle geisha, fondamentale per la sua sopravvivenza futura da geisha. Questo lavoro va fatto anche sulle strade: incontri formali, visite e regali sono dei pezzi chiave per qualsiasi struttura sociale in Giappone e per una maiko sono cruciali per costruire la rete di supporto di cui ha bisogno.

Il trucco bianco ed un kimono elaborato è l’immagine che agli occidentali viene subito in mente quando si pensa ad una geisha. In realtà questo trucco è più utilizzato dalle maiko, che lo devono portare tutti i giorni. Le geisha portano dei kimono, acconciature e trucchi molto più semplici e sobri; la loro arte e maturità sono la loro bellezza naturale, il trucco, acconciatura e kimono che caratterizzano le maiko vengono utilizzati solamente in occasioni speciali.
Il trucco tradizionale di una maiko consiste in una spessa base bianca, con accenni di nero e rosso su occhi e sopracciglia e labbra riempite leggermente di rosso.
L’origine del viso truccato di bianco nella cultura giapponese è un argomento molto discusso ed ancora incerto. 
Una delle teorie è che il trucco bianco iniziò dopo che viaggiatori giapponesi, durante il Medioevo, tornarono dall’ Europa con racconti di “bellezze dal viso pallido”. Anche se questa teoria sembra plausibile, è stato anche detto che il trucco bianco ebbe origine durante l’Era Heian, dal 794 fino al 1185, quando la Cina aveva una forte influenza culturale sul Giappone, così le cortigiane giapponesi adottarono il trucco delle donne cinesi. Questa sembra la teoria più probabile.

Il processo del trucco è complesso, difficile da perfezionare e richiede molto tempo. All’inizio le maiko vengono aiutate dalle loro onee-san oppure dalle oka-san (la madre degli okiya), ma dopo qualche tempo devono imparare a farlo da sole. Il trucco va applicato prima di indossare il kimono per evitare che quest’ultimo si sporchi o si macchi.
Come base viene applicata con le dita una cera chiamata binstuke-abura su tutto il viso, collo, petto e nuca. Questo serve per fissare meglio il fondotinta bianco e tenere giù i pelli facciali e corporali.
Il secondo passaggio è l’applicazione del fondotinta. In origine,era una pasta a base di piombo, che veniva chiamata “argilla cinese”, una sostanza che più tardi venne sostituita dalla polvere di riso. Era un prodotto molto difficile da eliminare,con delle proprietà venefiche, che causava gravissimi danni alla pelle e schiena delle geisha, col passare del tempo.
La polvere di riso viene mescolata all’acqua fino a diventare una pasta omogenea e cremosa e con un pennello viene applicata sul viso,collo, petto e nuca. Iniziando dal collo e andando verso su. L’attaccatura dei capelli viene lasciata scoperta, proprio per dare l’impressione che la geisha o la maiko indossino una vera e propria maschera di porcellana.

Il pennello usato per questa operazione si chiama Itahake, è un pennello largo, fatto a mano in bambù e con setole naturali (cosi come tutti i pennelli utilizzati dalle geisha e maiko) creato apposta per grandi superfici.

Pennello Itahake
In seguito una spugnetta di mare viene passata per togliere l’eccesso di fondotinta e rendere omogeneo il tutto.
Per zone più complicate da raggiungere, come la nuca e collo, viene usato un pennello chiamato Nagae Itahake. 
 La nuca è considerata nella cultura giapponese il foco dell’erotismo, come i seni per la cultura occidentale, quindi una parte a forma di “V” viene lasciata scoperta per accentuare la sensualità di questa zona. In occasioni speciali, come il debutto di una maiko, per esempio, la parte scoperta è a forma di “W”.
Anche i kimono, quando indossati, lasciano scoperti la nuca.

Maiko con W sulla nuca
Il Nagae Itahake è molto simile all’ Itahake solo che più lungo e più stretto, è anche esso, un pennello da fondotinta.
Il passaggio seguente sono gli occhi e le sopracciglia. Questo è forse il passaggio più difficile perché non ammettono errori: se ciò accadesse, la maiko o la geisha dovrebbe iniziare tutto il processo dal principio. Tradizionalmente veniva usato del carbone (oggi vengono utilizzati cosmetici moderni) in piccoli stecchi o con l’aiuto di un pennello chiamato Mayubake, lungo a setole molto dure e compatte.
Le sopracciglia venivano rimosse completamente con delle pinzette e poi ridisegnate più in alto sulla fronte fino all’ Era Heian, dopodiché venivano tenute ben incollate al viso con la cera bintsuke-abura, colorate di bianco con il fondotinta e ridisegnate dritte,sempre con il carbone.
Gli occhi venivano decorati con il carbone sugli angoli esterni,. Le maiko utilizzavano anche del rosso, il colore di tutto ciò che inizia, della bellezza e felicità, sia agli angoli esterni degli occhi che sulle sopracciglia.
Per le rifiniture, viene utilizzato un pennello chiamato Yachiyo Hake: la sua funzione era la stessa di un moderno pennello per polveri del viso occidentale. Veniva usato nelle zone delle gote ed intorno gli occhi, per meglio spargere la polvere di riso.

Pennello Mayubake

Pennello Yachiyo Hake
Del succo di cartamo sciolto in acqua veniva usato per colorare le labbra, poi dello zucchero cristallizzato veniva usato per un effetto vinilico, come un moderno gloss. Per questa operazione il pennello utilizzato si chiamava Beni-Fude.

Molto raramente una geisha colorerà completamente le labbra, come si fa in Occidente. Questo perché la base bianca crea delle illusioni ottiche e colorarle entrambe creerebbe l’effetto di labbra eccessivamente grandi.
Le labbra inferiori delle geisha vengono colorate solo parzialmente, mentre le maiko lasciano il labbro superiore completamente bianco colorando quello inferiore solo parzialmente durante il loro primo anno, dopodiché anche quello superiore viene colorato.

Labbra - dettaglio
Per completare questo look drammatico,le maiko nei loro primi passi di addestramento, a volte dipingevano i denti di nero per un breve periodo di tempo, usando una limatura impregnata di una miscela di ferro ossidato. L’applicazione doveva essere ripetuta dopo un paio di giorno altrimenti i denti sarebbero ritornati al loro colore naturale.


Questo trucco accadeva perché i denti apparivano eccessivamente gialli a contrasto col fondotinta bianco; colorare i denti di nero creava l’illusione che essi “scomparivano” nell’oscurità della bocca. Ovviamente l’effetto era più pronunciato da lontano.
L’abitudine di colorare i denti di nero finì nell’ Era Meiji ed oggi è utilizzato soltanto dagli attori Kabuki e dalle maiko prima del loro debutto come geisha.
Per i primi tre anni le maiko portano il trucco bianco tutti i giorni e vengono aiutate a truccarsi dalle Onee-san oppure delle Oka-san, le “madri” degli Okiya. Passato questo periodo di tempo lo devono truccarsi da sole, adottando un trucco più discreto delle geisha, riportandolo ancora solamente in occasioni speciali.

Così come il trucco, le acconciature sono estremamente importanti elementi nell’immagine di una geisha o maiko.
Le moderne geisha indossano delle parrucche per la loro vita professionale, ma originariamente gli chignon venivano fatti solamente con i capelli naturali.
Anche questo processo di acconciatura è complesso da eseguire e richiede molto tempo. Le visite dal parrucchiere avvenivano una volta a settimana circa per le maiko ed i capelli venivano trattati con della cera calda, cosparsa fra i capelli con un pettine di legno (processo anche molto doloroso) in modo che i capelli mantenessero la forma dell’ acconciatura. Per riuscire a mantenere le acconciature più a lungo e non rovinarle durante la notte, venivano usati dei supporti per la testa e nuca chiamati takamakura al posto del cuscino.



Le acconciature cambiavano a seconda del momento della vita della geisha o maiko, quindi lo chignon così come gli elaborati pettini decorativi e le spille da capelli, i kanzashi, mandavano dei messaggi ben precisi su la portatrice di quest’ultimi.
La prima acconciatura di una maiko si chiamava Mishidashi, facilmente riconoscibile dal nastro di seta rossa che scendono dallo chignon ed il tegarami, cioè la chiusura è fatta di tartaruga, per  dimostrare che ancora non aveva avuto il suo mizuage.
Dopo il suo debutto la maiko porta il Ware-Shinobu,  creato per enfatizzare la sua bellezza e splendore e viene portata per tre anni, fino al suo mizuage.
L’Ofuku, la “pesca tagliata” viene portato dopo il mizuage, dopo il suo danna (protettore) o dopo che l’Oka-san crede un certo livello di maturità sia stato raggiunto. Da davanti può sembrare molto simile al Ware-Shinobu, ma è dietro che sta la differenza: Il tegarami rosso è di seta ed è spillato allo chignon ed ha la forma suggestiva, che ricorda un organo riproduttivo femminile.

Ofuku


Wareshinobu

L ‘Yakko- Shimada è un’ acconciatura formale usata per il periodo di Capodanno, per il Setsubun (L’arrivo della Primavera), e per il 1 Agosto, il Giorno del Ringraziamento, dalle maiko più mature. Ha un tegamari a forma di corda attorcigliata.
Yakko Shimada
Il Katsuyama, invece, è un’acconciatura speciale usata nel periodo di Luglio, per l’arrivo dell’Estate, recite e balli della Stagione del Ballo del Ciliegio. Il Katsuyama è stato anche molto portato dalle donne sposate durante l’Era Edo, passando di moda soltanto dopo l’Era Showa, con l’introduzione di un’ acconciatura chiamata shokuhatsu, creduto dalle donne più igienico e più moderno.
Katsuyama

Il Sakko è l’acconciatura portata dalle maiko negli ultimi due mesi di apprendistato, durante i  preparativi per il debutto come geisha. Così come l’acconciatura dell’inizio dell' apprendistato, anche quella della fine è molto elaborata, facilmente riconoscibile dalle “code” appese dallo chignon. Queste code venivano tagliate nella cerimonia di passaggio da maiko a geisha. Tagliare i propri capelli rappresentava l’amore e devozione della maiko per le arti dominate dalle geisha. Gli addobbi sull’acconciatura devono ora essere discreti anche se più appariscenti che quelli delle geisha.

Sakko

I kanzashi sono rigorosamente legati a periodo e stagione dell’anno ed alla fase della vita della maiko e della geisha, anche se queste ultime le portano sempre più discreti.

Kanzashi di Dicembre
Le geisha e maiko indossano esclusivamente dei kimono. Le maiko portano dei kimono molto colorati con degli obi, le lunghe fasce che svolgono funzione da cintura per il kimono, elaborate ed estravaganti.
Gli obi sono lunghi e molto complicati e faticosi da legare, ecco perché la maggior parte degli okiya disponeva dei servizi dei “vestitori” uomini. Un fatto curioso è che quando le prostitute iniziarono a vestirsi e truccarsi come le geisha, il particolare che le distingueva dalle ultime era che il loro obi era legato in avanti, in maniera molto più semplice perché durante la serata si dovevano spogliare e rivestire molte volte.
Le maiko portavano gli obi legati in uno stile chiamato “darari” ; le geisha più mature lo portano, così come tutto il resto del loro abbigliamento, più discreto e semplice.
Il colore,lo stile e la stampa del kimono dipendono dalla stagione e dall’evento al quale la geisha sta partecipando.
Le geisha indossano i nagaburi, cioè delle sottovesti, rosse o rosa. Le maiko invece le indossano rosse con delle stampe bianche.
Il colore predominante dei colletti delle maiko è il rosso con dei particolari bianchi, argentanti o dorati bordati. Soltanto dopo due o tre anni di apprendistato, il colletto verrà sostituito con un altro interamente bordato di bianco (se visto da davanti), per mostrare maturità. All’età di 20 anni, il colletto sarà interamente bianco.

L’immagine della maiko, per i giapponesi, è la rappresentazione massima della femminilità e della bellezza; per gli occidentali, un simbolo di fascino e di mistero. Questa è l’immagine stereotipata che il mondo ha della geisha, figura misteriosa e complicata da capire.
Questo universo fatto solo di bellezza, che nasconde dietro una maschera bianca la storia di donne che si sono emancipate, donne che da secoli non sono mogli, ma abili danzatrici, suonatrici di shamisen e di flauto, intrattenitrici che versano il sakè, preparano il tè e conversano, facendosi così desiderare, in un complesso gioco di seduzione. Queste sono le donne che attraverso la loro bellezza, fascino ed intelligenza si sono rese indipendenti ed autonome in una antica società governata da uomini.
Questo splendido mondo, che sta rapidamente scomparendo, che deve essere raccontato, apprezzato anche se non sempre capito, spesso confuso con quello delle cortigiane o delle prostitute.

Tesina di Carol Walker per l'esame finale del Corso di trucco beauty&correttivo.

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